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Buttiglione critica i «sapienti» che non capiscono Amoris laetitia

Andrea Tornielli - Aleteia - pubblicato il 19/07/16

«Adesso Papa Francesco ci dice – osserva il filosofo – che questa verifica vale la pena farla. La differenza fra Familiaris consortio e Amoris laetitia è tutta qui. Non c’è dubbio che il divorziato risposato sia oggettivamente in una condizione di peccato grave; Papa Francesco non lo riammette alla comunione ma, come tutti i peccatori, alla confessione. Lì racconterà le eventuali circostanze attenuanti e si sentirà dire se e a che condizioni può ricevere l’assoluzione».

«San Giovanni Paolo II e Papa Francesco certamente non dicono la stessa cosa ma non si contraddicono sulla teologia del matrimonio. Usano invece in modo diverso e in situazioni diverse il potere di sciogliere e di legare che Dio ha affidato al successore di Pietro. Per capire meglio questo punto proviamo a porci la domanda seguente: c’è contraddizione fra i Papi che hanno scomunicato i divorziati risposati e san Giovanni Paolo II che ha tolto la scomunica?».

I Papi precedenti, spiega Buttiglione, «hanno sempre saputo che alcuni divorziati risposati potevano essere in grazia di Dio a causa di diverse circostanze attenuanti. Sapevano bene che l’ultimo giudice è solo Dio. Insistevano però sulla scomunica per rafforzare nella coscienza del popolo la verità sulla indissolubilità del matrimonio. Era una strategia pastorale legittima in una società omogenea come quella dei secoli passati. Il divorzio era un fatto eccezionale, divorziati risposati erano pochi, ed escludendo dolorosamente dalla eucaristia anche quelli che in realtà avrebbero potuto riceverla si difendeva la fede del popolo».

Adesso, invece, il divorzio è un fenomeno di massa e «rischia di trascinare con sé un’apostasia di massa se di fatto i divorziati risposati abbandonano la Chiesa e non danno più un’educazione cristiana ai loro figli. La società non è più omogenea, è diventata liquida. Il numero dei divorziati è molto grande ed è cresciuto ovviamente anche quello di coloro che si trovano in una situazione “irregolare” ma possono essere soggettivamente in grazia di Dio. È necessario sviluppare una nuova strategia pastorale. Per questo i Papi hanno cambiato non la legge di Dio ma le leggi umane che necessariamente l’accompagnano, dato che la Chiesa è una compagnia umana e visibile».

«Crea problemi la nuova regola e comporta rischi?», si domanda il filosofo, amico e collaboratore di san Giovanni Paolo II. «Certo – è la sua risposta – Esiste il rischio che alcuni si accostino in modo sacrilego alla comunione senza essere in stato di grazia? Se lo faranno mangeranno e berranno la loro condanna. Ma la vecchia regola non comportava anch’essa rischi? Non esisteva il rischio che alcuni (o molti) si perdessero perché lasciati privi di un sostegno sacramentale a cui avevano diritto? È compito delle conferenze episcopali dei singoli paesi, di ogni vescovo e in ultima istanza di ogni singolo fedele adottare le misure opportune per massimizzare i benefici di questa linea pastorale e minimizzare i rischi che comporta. La parabola dei talenti ci insegna ad accettare il rischio avendo fiducia nella misericordia».

L’intervista di Rocco Buttiglione su Vatican Insider in lingua inglese

L’intervista di Rocco Buttiglione su Vatican Insider in lingua spagnola

L’intervista di Rocco Buttiglione su Vatican Insider in lingua polacca

L’intervista di Rocco Buttiglione su Vatican Insider in lingua araba

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amoris laetitia
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