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Dal Medio Oriente a Cracovia per vincere la paura

Vatican Insider - pubblicato il 13/07/16

Israeliani, palestinesi, giordani, iracheni, libanesi, siriani. Secondo il Sir sono quasi 2mila i giovani in partenza per Cracovia dal Medio Oriente, nonostante la guerra, la paura, la burocrazia, il viaggio: ottenere il visto per la Polonia era un’impresa e qualcuno non c’è riuscito. I più fortunati voleranno dal Papa, per stare con i coetanei da tutto il mondo e dimenticare per qualche giorno la violenza. 

Alla Gmg sono attesi più di 500mila pellegrini e il numero potrebbe triplicare, con le adesioni dell’ultimo minuto. Una baraonda internazionale che per i ragazzi mediorientali è «il modo migliore per scacciare la paura di restare soli, di sentirsi abbandonati al loro destino di conflitti e instabilità» – ha spiegato al Sir Maria Ester Bisharat, la suora che guiderà i giovani da Israele. Con i palestinesi formeranno un unico gruppo dalla Terra Santa, la prova che si possono vincere le divisioni. In duecento, di rito latino e greco cattolico, arriveranno dalla Galilea. Altrettanti da Gerusalemme e Betlemme; cinque o sei da Gaza: potranno partire grazie al permesso delle autorità israeliane. Si preparano da mesi e prima delle giornate di Cracovia vivranno il gemellaggio con la diocesi di Szczecin. Forse andranno ad Auschwitz: molti all’inizio non volevano, poi si sono convinti. Cosa mettono in valigia i ragazzi di suor Bisharat? «La nostalgia di Dio che abbiamo dentro». 

Visiteranno sicuramente il campo di sterminio, invece, i 1200 libanesi che parteciperanno alla Gmg e al gemellaggio con i polacchi. Provengono da tutte le diocesi di un paese dilaniato dalle tensioni regionali e sfinito dall’emergenza profughi. Portano pace, misericordia, una lezione di solidarietà: con una colletta hanno pagato il viaggio a due amici disabili. Poi c’è la Giordania, altro paese segnato dall’accoglienza di migliaia di rifugiati siriani e iracheni. Alcuni di loro sono rimasti senza visto, e non potranno unirsi ai cento giordani iscritti. «Racconteremo la generosità del nostro popolo», annuncia al Sir il cappellano che li accompagnerà. 

Dall’Iraq sono attesi altri duecento ragazzi. Sono entusiasti: durante la Via Crucis alcuni di loro reciteranno il Padre Nostro in aramaico. Le città più rappresentate sono Baghdad, Kirkuk ed Erbil, ma nella comitiva ci saranno anche alcuni giovani dei villaggi della Piana di Ninive, fuggiti dall’invasione dell’Isis. A Cracovia testimonieranno la fede di un paese in guerra, la speranza e la gioia possibili: persino sotto le bombe. 

I siriani, ufficialmente, mancano all’appello. Si sono registrati sul sito, ma non hanno confermato la presenza. Potrebbero essersi iscritti con altre nazioni. Ad Aleppo, intanto, i Salesiani stanno organizzando una Gmg locale, in contemporanea con quella polacca.  

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