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I santi della GMG 2016. Il Cardinale Wyszynski, l’uomo che salvò la chiesa in Polonia dalla furia comunista

©Jacques HOUZEL/LA VIE/CIRIC

Miguel Cuartero Samperi - Aleteia - pubblicato il 13/07/16

Non possumus”: la lettera di Wyszynski contro le ingerenze del governo

Questo attacco frontale contro la Chiesa segnò un punto di svolta nelle relazioni tra l’episcopato polacco e il governo marxista. Il cardinale Wyszynski, che fino a quel momento ebbe un atteggiamento conciliante nella ricerca di un modus vivendi coi suoi avversari, scrisse la famosa lettera, firmata all’unisono da tutto l’episcopato e inviata al governo, che rappresentò uno dei momenti decisivi della storia della Polonia e dell’Europa contemporanea: “Affermiamo che il suddetto decreto non può essere da noi riconosciuto come legittimo e vigente, giacché contrario alla Costituzione [che riconosceva la libertà di culto] e alle leggi di Dio e della Chiesa”. E più avanti “Se dovessimo trovarci di fronte all’alternativa di sottomettere la giurisdizione ecclesiastica come uno strumento di governo civile oppure accettare un sacrificio personale, non vacilleremo. Seguiremo la voce apostolica della nostra vocazione e coscienza sacerdotale; andremo con pace interiore, con la coscienza di non aver dato motivo per la persecuzione e che le sofferenze che ci accadranno non saranno per altra causa se non quella di Cristo e della sua Chiesa. Non possiamo sacrificare le cose di Dio sull’altare di Cesare! Non Possumus!”. La lettera provocò un’autentica furia tra i comunisti che già vantavano il controllo del paese ma che non riuscivano a controllare pienamente la Chiesa cattolica.


I SANTI DELLA GMG 2016 – Leggi anche gli approfondimenti su Santa Orsola e su Sant’Alberto Chmielowski


Il Primate in carcere: preghiera e studio in cella

Da parte sua il cardinale Wyszynski era pienamente cosciente della reazione che quella dichiarazione avrebbe provocato nel governo ed era pronto al martirio. La notte del 25 settembre del 1953 il cardinale fu arrestato dalle autorità comuniste e portato in carcere. Uscendo dal palazzo episcopale disse a una religiosa che si affannava nel preparargli un bagaglio: “Sorella non porterò nulla. Sono entrato povero in questa casa e povero vi uscirò”. Rimarrà in carcere per tre lunghi anni e sarà trasferito in diversi luoghi al fine di mantenere segreto il suo nascondiglio. Soltanto l’ultimo anno di prigione gli sarà concesso di vivere in un convento nei Carpazi Orientali con la possibilità di inviare e ricevere lettere. Durante la sua prigionia sapeva che in qualsiasi momento poteva essere giustiziato così come avveniva a tanti altri prigionieri. Nonostante ciò, senza perdersi d’animo, stabilì un orario simile a quello di un monastero, con un tempo di preghiera, di studio, di meditazione e di lavoro intellettuale alzandosi presto al mattino per approfittare al massimo di ogni giornata. Nel suoi Appunti dalla Prigione scrisse: “Oggi non posso servire la Chiesa e la patria col mio lavoro di sacerdote nel tempio, ma posso servirle con la preghiera. Ed è quello che sto facendo praticamente tutto il giorno”. I suoi aguzzini cercarono di rovinargli la vita in ogni modo con violenze, minacce e lusinghe, ma il prigioniero non smise di pregare per loro: “Non mi obbligheranno in nessun modo ad odiarli”. Scrisse ancora: “Abbiamo gli stessi obblighi di testimoniare Cristo in carcere come davanti ad un altare”. I suoi carcerieri si disperavano vedendo che tutti i loro metodi di persuasione (gli promisero la libertà se rinunciava al suo ruolo di vescovo) e le torture psicologiche non sortivano nessun effetto: “Anche se dovessi passare qui cento anni, non lo farò, perché va contro la mia coscienza”. Scrisse anche “Il peccato più grande per un apostolo è la paura; la paura di un apostolo è la prima alleata dei suoi nemici”; e ancora: “la mancanza di coraggio è l’inizio della sconfitta per un vescovo”.

La liberazione e l’azione diplomatica per la pace della Polonia

Dopo l’insurrezione del 1956 contro il regime stalinista (Rivolta di Poznań), al fine di allenare le tensioni, il nuovo leader polacco Gomułka chiese al prigioniero di tornare a Varsavia per riprendere il possesso della sua sede episcopale. Wyszynski accettò ma solo alla condizione che il decreto sulle nomine dei vescovi venisse cancellato, che venisse garantita la libertà di culto e l’indipendenza tra Stato e Chiesa. Il 28 ottobre il Primate tornò a Varsavia e l’8 dicembre si firmò il nuovo accordo che sottoscriveva le condizioni poste dal cardinale Wyszynski. Fu il trionfo di chi era disposto ad offrire la propria vita prima che si compissero ingiustizie contro la sua Chiesa e il suo popolo. Se il cardinale Wyszynski si fosse piegato di fronte alle minacce del partito, la Chiesa avrebbe sofferto gravi conseguenze (come successe in altri paesi); ma la sua incrollabile fedeltà e la sua resistenza permisero alla chiesa polacca di conservare un livello di autonomia e di libertà senza paragoni in tutto il blocco sovietico. Il cardinale Wyszynski ebbe un ruolo cruciale nei conflitti che sorsero tra la classe operaia e il governo comunista: da un lato appoggiando le giuste rivendicazioni dei lavoratori e dall’altro conservando un atteggiamento conciliatore e pacifico, allentando le tensioni per evitare le violenze da entrambe le parti.

La morte del Primate: la sua opera un esempio da seguire

Wyszynski morì il 28 maggio del 1981, quindici giorni dopo l’attentato a Giovanni Paolo II. Non potendosi recare al suo funerale perché ancora ricoverato, il Santo Padre inviò una sentita lettera alla nazione polacca con la quale indisse trenta giorni di raccoglimento e di preghiera, invitando a meditare su “la figura dell’indimenticabile Primate, il Cardinale Stefan Wyszynski”, e “il suo insegnamento, il suo ruolo in un così difficile periodo della nostra storia”. Giovanni Paolo II invitò tutti ad imitare il coraggio apostolico del cardinale e a riprendere l’opera da lui iniziata: “Riprendano quest’opera con grandissima responsabilità i Pastori della Chiesa, la riprendano il clero, i sacerdoti, le famiglie religiose, i fedeli di ogni età e di ogni mestiere. La riprendano i giovani. La riprenda la Chiesa intera e l’intera Nazione”.

Nel 1989 per volere di Giovanni Paolo II, venne inaugurato il processo di beatificazione del Servo di Dio cardinale Stefan Wyszynski. Superata la fase “diocesana”, il processo è ora allo studio della Congregazione delle Cause dei Santi dove è in esame l’inspiegabile guarigione di una ragazza di Szczecin (nord della Polonia) che, afflitta in stato terminale da un tumore, chiese la grazia della guarigione per l’intercessione del coraggioso “Primate del Millennio”.

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comunismogmg cracovia 2016poloniasanti e beatiunione sovietica
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