Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Le sfide dell’immigrazione nel rapporto Caritas 2016

ROBERT ATANASOVSKI / AFP
Macedonian police officers control a crowd of migrants and refugees as they prepare to enter a camp after crossing the Greek border into Macedonia near Gevgelija on October 8, 2015. Macedonia is a key transit country in the Balkans migration route into the EU, with thousands of asylum seekers and migrants - many of them from Syria, Afghanistan, Iraq and Somalia - entering the country every day. AFP PHOTO / ROBERT ATANASOVSKI
Condividi

Ci sono i numeri delle migrazioni su lavoro, scuola, carceri, rifugiati nelle oltre 400 pagine del dossier realizzato in collaborazione con Migrantes e che quest’anno taglia il traguardo dei 25 anni.

I lavoratori poveri e le rimesse Nel II trimestre 2015 su un totale di 4.067.145 persone in età da lavoro, 2.360.307 sono occupati stranieri, di cui 66,7 per cento extra Ue e il 33,3 per cento sono lavoratori comunitari. Quasi il 50 per cento di questi lavoratori ha un contratto a tempo indeterminato ma con un notevole differenziale retributivo rispetto agli italiani. Le donne sono tra le più svantaggiate. Quasi il 42 per cento degli occupati stranieri riceve un salario inferiore di due terzi al livello di salario medio e vengono considerati lavoratori poveri. Gli stranieri sono occupati nel settore dei servizi collettivi e personali (29,8 per cento), nell’industria (18,4 per cento), nel settore alberghiero e della ristorazione (10,9 per cento), nelle costruzioni (9,6 per cento), nel commercio (8,3 per cento). Nell’insieme di questi settori è collocato il 77 per cento degli immigrati, distribuiti soprattutto nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est, dove un terzo totale dei disoccupati è rappresentato da non italiani. Eppure, nonostante le avverse condizioni economiche e lavorative, le loro rimesse, cioè il trasferimento di denaro verso i Paesi di provenienza sono un fattore di crescita notevole.

Secondo la Banca mondiale, le rimesse monetarie verso i Paesi in via di sviluppo sono stimate in 432 miliardi di dollari nel 2015, con un incremento molto basso rispetto all’anno precedente, nonostante la consapevolezza che le spedizioni informali di denaro superano spesso quelle ufficiali. Il rallentamento della crescita delle cifre inviate è riconducibile a tre fattori: le difficili condizioni economiche nei Paesi in cui gli stranieri si sono stabiliti, l’apprezzamento del dollaro americano contro le valute nei Paesi d’origine e il cosiddetto “effetto del tempo”, secondo cui il processo di integrazione nella società di approdo allenta i legami con il Paese d’origine e determina una riduzione di cadenza e flusso delle rimesse. L’India è il Paese che riceve la quota maggiore del volume globale delle rimesse, con una cifra stimata di 69 miliardi di dollari nel 2015, seguita dalla Cina (64 miliardi) e dalle Filippine (28 miliardi). Ci sono 26 Paesi nel mondo nei quali l’incidenza delle rimesse sul Pil supera il 10 per cento e per molti altri è la principale fonte di finanziamento. Nel 2014, il volume totale delle rimesse inviate dall’Italia è stato di 5,3 miliardi di euro, con una diminuzione rispetto al 2013 (3,1 per cento). I Paesi beneficiari sono Romania e Cina.

I reati La presenza straniera nelle carceri è diminuita, ma sul numero generale dei detenuti un terzo continua a non essere italiano, sono  17.340 su un totale di 52.164. La nazionalità più rappresentata negli istituti penitenziari è quella dei cittadini provenienti dal Marocco, seguita da rumeni, albanesi etunisini. Non si può però concludere l’analisi con l’attribuzione a determinati gruppi etnici di una maggiore propensione al crimine, perché le comunità straniere più coinvolte in reati sono in realtà quelle di più antico insediamento e quelle numericamente più consistenti. Desta preoccupazione il sodalizio criminale che le mafie straniere stanno cominciando a stringere con quella italiana.

La scuola Sono cresciuti di 11.243 unità gli alunni stranieri nelle scuole italiane e degli 814.187 che siedono su banchi di scuola più della metà è nata in Italia, nelle regioni che esercitano maggiore attrattiva dal punto di vista lavorativo, e quindi il Nord e il Centro, che vengono scelti appunto come luoghi privilegiati di residenza. I numeri degli studenti di altre nazioni sono stati un apporto nella strutturazione delle classi, alcune delle quali non si sono chiuse grazie alla loro presenza e d’altra parte spingono ad una rivisitazione dei programmi e della formazione.

Le scuole sono assieme ai luoghi di lavoro i principali spazi di integrazione, in grado di favorire quella “cultura dell’incontro” auspicata da monsignor Perego nelle sue conclusioni per superare l’abuso della parola interculturalità a favore del “dialogo”. È la relazione infatti, secondo il direttore di Migrantes, ad incidere sulla «società civile del domani, quella che è in grado di “integrare, dialogare e generare”».

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.