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Vatileaks, Nuzzi: non ho mai minacciato Vallejo per avere documenti

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«Non ho mai minacciato monsignor Balda per avere documenti». Si è difeso così Gianluigi Nuzzi, autore del libro «Via crucis» (Chiarelettere), nell’interrogatorio odierno al processo sulla divulgazione di documenti riservati della Santa Sede (vatileaks). Il giornalista, secondo il quale alla fine il rapporto che aveva con monsignor Lucio Angel Vallejo Balda era come con un «editor», la coimputata Francesca Immacolata Chaouqui (che ha fatto «troppi pasticci») non era invece a conoscenza che egli stava scrivendo un libro sulle finanze del Vaticano. Emerge nel dibattimento un messaggio alla stessa Chaouqui nel quale Nuzzi chiede informazioni su una fonte di Emiliano Fittipaldi, l’altro imputato al processo vatileaks in quanto autore del libro «Avarizia» (Feltrinelli). 

«Non ho mai fatto nessuna sollecitazione, davanti a me c’era una persona che mi informava di anomalie che impedivano il cambiamento per bonificare» le finanze vaticane, «il mio approccio con Balda è sempre stato attento e riguardoso, e c’è anche messaggio in cui a una mia richiesta di chiarimenti lui mi risponde: “non te lo posso dire”, e io non ho mai insistito», ha detto Nuzzi rispondendo al proprio avvocato, Roberto Palombi. Stesso concetto in risposta all’avvocato di Chaouqui, Laura Sgrò: «Se guardate i messaggi WhatsApp che gli mandavo, gli chiedevo: “posso chiamarti?”, o, se mi mandava una sua foto in tuta mimetica, io gli scrivevo: “ma che foto mandi in giro?». Ancora, all’inizio del rapporto con Vallejo «mentre leggevo i documenti, senza alcuna sollecitazione, ricevevo da Balda messaggi whatsapp su una infrazione alla porta di casa sua, e testi come “in Vaticano è guerra aperta, tutti lottano e io mi trovo in mezzo”, “Dio mio, è la fine del mondo ma andiamo avanti, stanno cercando di screditare quelli che avevano la fiducia del Papa». Quando Vallejo offriva di fornire a Nuzzi una nuova password, ha sottolineato quest’ultimo, lui stesso ha rifiutato. Quando il pm ha chiesto a Nuzzi se era stato lui a chiedere a Vallejo Balda la mail, «spero che in questo Stato non sia reato», ha commentato il giornalista. 

Nuzzi, in generale, ha spiegato come egli non si stesse più occupando di Vaticano, dopo i primi due bestseller sul tema, «Vaticano Spa» e «Sua Santità», quando un po’ tramite Francesca Chaouqui un po’ dalla letture dei giornali si rese conto che i cambiamenti che Papa Francesco introduceva contro «quelli che egli stesso definiva i “faraoni” di Curia» incontravano resistenze e tentativi di «boicottaggio». Venne a conoscere a marzo 2015, tramite Chauoqui, Vallejo Balda, col quale intraprese un fecondo rapporto. «Ogni mattonella che si alza in Vaticano si trova una situazione che non va, mi disse Balda, convinto che in curia prosperasse ancora il malaffare». Il monsignore gli presentò dapprima informazioni, poi documenti e password. In generale, per i documenti, solo in alcuni casi serviva una password. A maggio 2015 prende corpo, con l’editore Chiarelettere, l’idea di un libro. Nuzzi raccoglie documenti, anche da altre fonti, alcuni di questi li sottopone al monsignore per avere delucidazioni. Il rapporto con Vallejo, ha detto Nuzzi, «era quasi come un editor».  

Nel periodo precedente l’uscita del libro, «vedevo Balda ogni volta che venivo a Roma», mentre «ho visto una sola volta» Chaouqui, in un ristorante a Milano, perché «sapevo che parlava anche con altri giornalisti e sono stato prudente, non volevo fornirle elementi». Alla domanda di chiarimento da parte del procuratore aggiunto Roberto Zannotti circa un messaggio inviato da Chaouqui a Vallejo Balda dell’11 maggio 2015, «Dobbiamo fare questa cosa per Nuzzi», il giornalista ha risposto: «Non so interpretare questo messaggio». Quando mons. Vallejo inoltra a Nuzzi un messaggio minaccioso di Chaouqui, che Nuzzi definisce «schifoso», lo stesso giornalista commenta: «E’ bipolare». E quando viene creata una nuova commissione vaticana per i mass media, da cui Chaouqui rimane fuori, Nuzzi commenta: «La mia valutazione professionale è che sarebbe stata per lei una delusione, ma aveva fatto troppo pasticci», giudizio confermato oggi in aula. A luglio, Nuzzi scrive un messaggio a Vallejo: «La tua ex amica dice che Fralleoni è la fonte di Emiliano». Stefano Fralleoni è funzionario della Prefettura degli Affari economici e Emiliano è Fittipaldi e il messaggio era perché «a fine luglio – ha spiegato oggi Nuzzi – scopro che Fittipaldi stava scrivendo un libro sui miei stessi argomenti». 

Nuzzi, che ha ribadito di poter parlare tranquillamente del fatto che monsignor Vallejo Balda è stata una sua fonte perché lo stesso religioso lo ha rivelato, ha rivendicato di aver agito in modo deontologicamente corretto: «Non potevo non fare il mio lavoro, quando vengo a conoscenza di notizie il mio lavoro è pubblicarle, avendo questi documenti che dovevo fare, tenerli nel cassetto? Un domani chiunque mi avrebbe chiesto, ma che lavoro fai?, i miei colleghi mi avrebbero sputato in faccia». Ha dunque pubblicato documenti, riservati sì ma «di interesse pubblico» e senza «segreti di Stato», «non avrei mai pubblicato la password di Santa Marta che metterebbe in difficoltà la sicurezza del Papa».  

L’udienza, iniziata 10.40 e finita alle 14.15, si è conclusa con la questione dei testimoni. I pm hanno rinunciato a chiamare il comandante dei gendarmi Domenico Giani, nonché i gendarmi Minafra e Alessandrini, mentre sono state respinte le richieste degli avvocati di Vallejo (Cesare Sammauro e Enrico Rosini) e della Chaouqui (Luigi Bisignani). Siparietto in una pausa dell’udienza: Vallejo ha detto, con una punta di ironia rivolto a Chaouqui, «siamo tutti stanchi», la donna ha risposto: «Tu continua così, scrivi un altro memoriale», esclamando poi, più volte: «Questo è pazzo, questo è pazzo». La prossima udienza è stata indetta per martedì 26 aprile alle ore 15.30, con l’avvio delle audizioni dei testimoni. 

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