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I santi della GMG 2016: Santa Orsola, apostola della nuova evangelizzazione

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Santa Orsola, una vita di straordinaria dedicazione agli ultimi e di invidiabile zelo apostolico

Papa Francesco ha scelto san Giovanni Paolo II e santa Faustina Kowalska come santi protettori della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Si tratta dei due santi polacchi più conosciuti nel mondo, tuttavia sono numerosi i figli della Polonia elevati agli onori degli altari che accompagneranno dal cielo questa GMG con la loro intercessione; sono testimoni di una fede radicata attraverso i secoli nella storia del paese ed incarnata nella vita di molti suoi cittadini. Tra loro c’è sant’Orsola, una donna che spese la sua vita per dedicarla ai giovani, educando e formando le ragazze più in difficoltà, affrontando molte fatiche anche a costo di mettere a rischio la propria vita. Ecco chi era sant’Orsola, al secolo Giulia Ledóchowska.

Una famiglia benedetta da Dio

Giulia Ledóchowska, seconda di sette figli, nacque il 17 aprile 1865 a Loosdorf (Austria) da madre svizzera e padre polacco, in una famiglia nobile e aristocratica che diede numerosi frutti di santità, segno che il potere e le ricchezze non sono necessariamente un impedimento per la conversione e che la santità non è una prerogativa riservata ad una categoria sociale o economica di persone. Lo zio di Giulia (Miceslao Ledóchowski) fu arcivescovo e cardinale; il fratello Wladimiro fu sacerdote gesuita e diventò Preposito Generale della Compagnia; la sorella maggiore Maria Teresa, terziaria francescana, è stata proclamata Beata da Paolo VI: abbandonata la tranquilla e lussuosa vita di Corte, dedicò corpo e anima alle missioni africane, fondò l’istituto San Pietro Claver, istituì diversi comitati per l’abolizione della schiavitù e una tipografia a Salisburgo per la stampa di riviste e bollettini missionari; la chiamavano “la pazza delle missioni” o “madre delle missioni africane”. Tre figli e tre nipoti di Antonio e Giuseppina Ledóchowski scelsero vita religiosa.

I genitori e la trasmissione della fede in famiglia

Questo amore al Vangelo e questo zelo per annunciarlo al mondo spendendo la propria vita, sono i frutti dell’educazione cristiana ricevuta in famiglia, della fede trasmessa dai genitori tra le mura domestiche; Antonio e Giuseppina Ledóchowski lasciarono ai loro figli l’eredità più preziosa: non ricchezze e titoli onorifici (che pure avevano) ma l’insegnamento che la vera felicità sta in amare Dio sopra tutte le cose e il prossimo come sé stessi. Spesso è evidente come dietro ad un santo canonizzato e conosciuto, c’è il lavoro silenzioso e poco conosciuto di un padre ed una madre che hanno seminato nella quotidianità il buon seme destinato a crescere secondo le innumerevoli strade del Signore. La stessa Orsola – che dedicò poi la sua vita all’educazione – ebbe a dire: “soltanto sulle ginocchia di una santa madre si educano i santi, i sacerdoti, i politici…” e anche: “Il compito della famiglia è dare Dio al bambino; se gli darai Dio, gli avrai dato tutto, se non gli dai Dio, non gli avrai dato nulla”.


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La vocazione religiosa, una figlia di Angela Merici

Nel 1983 la famiglia di Giulia si trasferì vicino Cracovia, a Lipnica Murowana. A 21 anni, dopo aver ottenuto la benedizione dal padre morente a cui confidò la volontà di intraprendere la vita religiosa, Giulia entrò nel convento delle Orsoline (ordine fondato da sant’Angela Merici), prendendo il nome di Maria Orsola di Gesù. Per molti anni lavorò come insegnante ed educatrice nella scuola delle suore. Fu superiora del suo convento dal 1904 al 1907 e si adoperò per fondare un internato per studentesse universitarie nei locali del convento. Nel 1907, con la benedizione del papa Pio X, si recò a San Pietroburgo per prendersi cura delle studentesse polacche che abitavano in un pensionato della parrocchia di Santa Caterina. Qui, Orsola fu costretta, assieme alle sue suore, ad indossare abiti civili e a lavorare in clandestinità, costantemente sorvegliata dalla polizia segreta del regime che non permetteva opere di apostolato nel suo territorio. Lungo la sua vita fondò diverse case Orsoline (in Russia, in Scandinavia e in Svezia) così come diversi pensionati per ospitare ragazze studentesse fornendole un ambiente confortevole ed una educazione religiosa e umana.

Infaticabile apostola nella Scandinavia

Dopo diversi anni di apostolato clandestino nel 1914, a causa della sua cittadinanza austriaca, fu costretta a fuggire dalla Russia per rifugiarsi in Svezia. A Stoccolma fondò un nuovo pensionato per signorine e un giornale per i cattolici svedesi (che si pubblica ancora oggi), tradusse il Catechismo in finlandese e fondò anche un piccolo ambulatorio per offrire cure gratuite alle persone più povere. In quegli anni mantenne ottimi rapporti con le comunità protestanti scandinave svolgendo un prezioso dialogo ecumenico. Durante la guerra, Orsola si occupò con grande carità dei profughi polacchi che fuggivano in Svezia organizzando raccolte di fondi, conferenze e pubblicando anche un libro in tre lingue per sostenere la comunità polacca in esilio. Viaggiò in Danimarca dove, nel 1918, costruì un orfanotrofio per ragazze polacche e una scuola di economia domestica per le famiglie meno abbienti.

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