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La guida di papa Francesco per votare ai ballottaggi

© Antoine Mekary / ALETEIA
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Sicuramente il pontefice si schiererebbe con chi scende in campo per il bene comune, non ama la litigiosità, né la demagogia

Milano, Roma, Torino, Napoli. Chi voterebbe ai ballottaggi Papa Francesco?

Il pontefice, pur restando fuori dai giochi, come è ovvio che sia, non ha mai lesinato “consigli” sulle pratiche di buona politica che dovrebbero premiare i cittadini.

D’altro canto, come raccontano i giornalisti argentini Javier Cámara e Sebastián Pfaffen in “Gli anni oscuri di Bergoglio“, lo stesso Bergoglio, quando era cardinale in Argentina, spiegava la sua relazione con la politica, dicendo: «Sempre mi ha attratto la politica, sempre». Il futuro pontefice sosteneva che gli argentini sono inclini ai «conflitti interni» che si fanno evidenti in politica, dove «si perde la grandezza del servizio nella meschinità del proprio interesse».

Il 2 giugno 2004 nell’apertura del “Ciclo di Formación y Reflexión Política” organizzato dalla pastorale sociale dell’arcidiocesi di Buenos Aires, presso l’Istituto di Cultura religiosa superiore, scrive Luis Badilla su Terredamerica.com (27 maggio), il cardinale Bergoglio chiamò a «riabilitare la politica» e dunque a superare il paradosso «del discredito della politica e dei politici nel momento in cui si ha più bisogno di loro». «La politica – ricordò l’allora arcivescovo di Buenos Aires – è un’attività nobile. Perciò va rivalorizzata esercitandola con una vocazione e una dedizione che esige la testimonianza, il martirio, ovvero, morire per il bene comune».

Bergoglio prospetta cinque strade da seguire, in maniera gerarchica, per giungere a questa riabilitazione di una così importante attività umana.

1) NO AGLI APPARATI

La prima strada sarebbe un movimento che permetta di passare dal «nominalismo formale all’obiettività della parola». La «stanchezza del nominalismo dovrebbe lasciare posto alla massima mobilità creativa». Dunque i nomi decisi a tavolini dall’apparato sono lontani da questa visione.

2) CONSAPEVOLEZZA DELLE PROPRIE RADICI

Occorre poi, in secondo luogo, «superar lo sradicamento dalle radici costitutive» contrastando «l’affanno di autonomia, ereditato dalla modernità, per cancellare l’abbandono dello sradicamento. Viviamo una crisi di sradicamento e quindi occorre transitare sul cammino della memoria che indica l’appartenenza» (…) e ci insegna che «ricordare il passato serve per andare verso il futuro».

3) SGUARDO AL FUTURO

La terza strada sottolineata dall’allora cardinale Bergoglio dovrebbe portare ad «uscire dai rifugi culturali e raggiungere la trascendenza», lasciando da parte i «sentieri del ritorno che in politica sono suicidi». «Non si deve confondere mai la nostalgia con il rimpianto che ci rende passivi e ci impedisce il recupero delle cose buone del passato per progettarlo in avanti».

4) SIGNORIA DEL POTERE

Il quarto sentiero secondo J.M. Bergoglio consiste in «transitare da ciò che è occulto verso una vera signoria sul potere. La vocazione della politica esige ungersi da questa signoria per evitare il caos e il formalismo di cartapesta. E questa signoria è un cammino ascetico verso la saggezza».

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