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La guida di papa Francesco per votare ai ballottaggi

Pope Francis General Audience – March 02, 2016

© Antoine Mekary / ALETEIA

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 18/06/16

Sicuramente il pontefice si schiererebbe con chi scende in campo per il bene comune, non ama la litigiosità, né la demagogia

Milano, Roma, Torino, Napoli. Chi voterebbe ai ballottaggi Papa Francesco?

Il pontefice, pur restando fuori dai giochi, come è ovvio che sia, non ha mai lesinato “consigli” sulle pratiche di buona politica che dovrebbero premiare i cittadini.

D’altro canto, come raccontano i giornalisti argentini Javier Cámara e Sebastián Pfaffen in “Gli anni oscuri di Bergoglio“, lo stesso Bergoglio, quando era cardinale in Argentina, spiegava la sua relazione con la politica, dicendo: «Sempre mi ha attratto la politica, sempre». Il futuro pontefice sosteneva che gli argentini sono inclini ai «conflitti interni» che si fanno evidenti in politica, dove «si perde la grandezza del servizio nella meschinità del proprio interesse».

Il 2 giugno 2004 nell’apertura del “Ciclo di Formación y Reflexión Política” organizzato dalla pastorale sociale dell’arcidiocesi di Buenos Aires, presso l’Istituto di Cultura religiosa superiore, scrive Luis Badilla su Terredamerica.com (27 maggio), il cardinale Bergoglio chiamò a «riabilitare la politica» e dunque a superare il paradosso «del discredito della politica e dei politici nel momento in cui si ha più bisogno di loro». «La politica – ricordò l’allora arcivescovo di Buenos Aires – è un’attività nobile. Perciò va rivalorizzata esercitandola con una vocazione e una dedizione che esige la testimonianza, il martirio, ovvero, morire per il bene comune».

Bergoglio prospetta cinque strade da seguire, in maniera gerarchica, per giungere a questa riabilitazione di una così importante attività umana.

1) NO AGLI APPARATI

La prima strada sarebbe un movimento che permetta di passare dal «nominalismo formale all’obiettività della parola». La «stanchezza del nominalismo dovrebbe lasciare posto alla massima mobilità creativa». Dunque i nomi decisi a tavolini dall’apparato sono lontani da questa visione.

2) CONSAPEVOLEZZA DELLE PROPRIE RADICI

Occorre poi, in secondo luogo, «superar lo sradicamento dalle radici costitutive» contrastando «l’affanno di autonomia, ereditato dalla modernità, per cancellare l’abbandono dello sradicamento. Viviamo una crisi di sradicamento e quindi occorre transitare sul cammino della memoria che indica l’appartenenza» (…) e ci insegna che «ricordare il passato serve per andare verso il futuro».

3) SGUARDO AL FUTURO

La terza strada sottolineata dall’allora cardinale Bergoglio dovrebbe portare ad «uscire dai rifugi culturali e raggiungere la trascendenza», lasciando da parte i «sentieri del ritorno che in politica sono suicidi». «Non si deve confondere mai la nostalgia con il rimpianto che ci rende passivi e ci impedisce il recupero delle cose buone del passato per progettarlo in avanti».

4) SIGNORIA DEL POTERE

Il quarto sentiero secondo J.M. Bergoglio consiste in «transitare da ciò che è occulto verso una vera signoria sul potere. La vocazione della politica esige ungersi da questa signoria per evitare il caos e il formalismo di cartapesta. E questa signoria è un cammino ascetico verso la saggezza».

5) NENTE DEMAGOGIA

Infine, c’è un sentiero ineludibile se si vuole riabilitare e re-gerarchizzare l’attività politica: «passare dal sincretismo conciliatore alla pluriformità dei valori; dalla purezza nichilista alla capacità che permette di afferrare il limite dei processi». Solo in questo modo si può superare «la politica del collage, molto tipica dei demagoghi (…) ricorrente nella legislazione nella giustizia», evitando «la frode dei valori» che costringe a vivere «nella tristezza del non-essere al posto di vivere nell’allegria dell’essere».

L’ESEMPIO DI PAOLO VI

Da cardinale, dunque, Bergoglio ha sempre nutrito una grande passione per la politica, ammirando molto Paolo VI che ha sempre attribuito una grande rilevanza a questa «forma di carità». Il ruolo dei laici, la missione dei cattolici, gli indirizzi della Dottrina Sociale della Chiesa: «La politica sia vissuta come forma alta di carità». E la Chiesa? «Si può immischiare nella politica, ma quella alta!» ha detto recentemente (Aleteia/Vatican Insider, 3 giugno).

IL “MANIFESTO” POLITICO DEL PAPA

Quindi si può dire apertamente che anche da pontefice la sua ammirazione per una politica al servizio del bene comune è rimasta intatta. «Papa Francesco è un Papa politico che fa spesso politica – evidenzia la vaticanista Franca Giansoldati su Il Messaggero (7 giugno) – basti pensare certe affermazioni in materia ambientale, contro la politica degli idrocarburi a favore delle rinnovabili, oppure le continue prediche contro la corruzione nella gestione del bene pubblico. Un anno fa, quando lo scandalo di Mafia Capitale era al culmine, in un discorso si pronunciò proprio contro la deriva etica di certi funzionari disonesti che si approfittano delle attività caritative per lucrare».

In quell’occasione la condanna del pontefice fu nettissima: «A seguito delle ben note vicende, la nostra città ha bisogno di una rinascita, deve rinascere moralmente e spiritualmente», disse il Papa, rivolgendosi ai cittadini di Roma (La Repubblica, 2 giugno 2015).

PiU’ VALORE ALLA FAMIGLIA

Il pontefice ha poi utilizzato i documenti da lui stesso redatti per sottolineare la politica che va spinta e sostenuta. Nell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia(51) ha detto senza mezzi termini che «la famiglia potrebbe essere il luogo della prevenzione e delle buone regole, ma la società e la politica non arrivano a capire che una famiglia a rischio perde la capacità di reazione per aiutare i suoi membri».

CAPACITA’ DI PREVENIRE I CONFLITTI

Nella Enciclica Laudato Sii ragiona su altre pratiche di buona politica. A cominciare dalla prevenzione dei conflitti:

57. «Si richiede dalla politica una maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti. Ma il potere collegato con la finanza è quello che più resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute. Perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?».

MENO TECNOCRAZIA, PIU’ BENE COMUNE

Punta l’indice sul bene comune:

181. «Occorre dare maggior spazio a una sana politica, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose»

189. «La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana».

SUSSIDIARIETA’ E COSCIENZE

Indica la sussidiarietà come principio a cui ispirarsi:

196. «Qual è il posto della politica? Ricordiamo il principio di sussidiarietà, che conferisce libertà per lo sviluppo delle capacità presenti a tutti i livelli, ma al tempo stesso esige più responsabilità verso il bene comune da parte di chi detiene più potere».

214. «Alla politica e alle varie associazioni compete uno sforzo di formazione delle coscienze. Compete anche alla Chiesa».

TRE “CAVALLI DI BATTAGLIA”

Papa Francesco, chiosa sempre Giansoldati su Il Messaggero (7 giugno), chiede un uso oculato e onesto delle risorse pubbliche, solidarietà verso i ceti sociali più deboli attraverso politiche redistributive, attenzione per gli anziani, cura dell’ambiente circostante, accoglienza agli immigrati, dialogo con le parti sociali, protezione alle famiglie, supporti ai giovani disoccupati che cercano lavoro.

«Il denaro deve servire e non deve governare». «Serve una riforma finanziaria che non ignori l’etica». «L’iniquità genera sempre violenza»: questi i suoi cavalli di battaglia.

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