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Caro Vendola, anche tu sai di aver reso ingiustamente orfano quel bambino

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«La nostra portatrice sente di avere un legame con Tobia. E anche la donatrice. Ma nessuna delle due pensa o sente di esserne la madre. Tutto è chiaro e pulito e noi vogliamo che Tobia, crescendo, possa conoscere e capire la sua storia biologica». Queste le parole di Nichi Vendola che, nel febbraio scorso, ha comprato e tolto un bambino dalle braccia della madre, e oggi ha rilasciato l’intervista esclusiva a Repubblica.

Vendola con figlio e compagno
Repubblica / Corriere della Sera

Aspettavamo l’intervistaFrancesco Merlo, editorialista di Repubblica, non si è fatto sfuggire lo scoop. Il ritratto che fa di Vendola, del “marito” Ed Testa e del “figlio” Tobia è da rivista glamour, secondo copione, ilsentimentalismo zuccheroso la fa da padrone: «moine, baci, carezze con mani di padre», descrive Merlo, perdendosi sapientemente nei dettagli. C’è anche il giuramento: «Il bimbo ha gli occhi blu, sorride spesso, l’ho sentito piangere poco». Ci mancherebbe altro, i “figli” delle coppie gay non piangono mai! Solo gioia e sorrisi! E’ talmente furbo, Merlo, da infilarci dentro pure una citazione estrapolata di Papa Francesco, creando così pure un endorsement del Pontefice.

Stupisce solo che Repubblica pubblichi una sola fotografia della coppia, ben selezionata tra le altre come quella che porta maggiormente a dire:“massì, in fondo basta l’amore”. Invece no, c’è qualcuno che non riuscite ad ingannare. Il racconto, seppur addolcito il più possibile, è comunqueagghiacciante: «Il marito della gestante, ci ha mandato un messaggio: “the baby is coming”», racconta Vendola descrivendo il momento della nascita di Tobia. «E, poco prima dei venti minuti: “the baby has arrived”. Parto naturale, velocissimo». “Quando vi hanno dato il bambino?“, chiede l’editorialista di Repubblica. «L’indomani». “È stato allattato al seno?”, chiede Merlo. «No. Ma per un po’ Thelma [la gestante, ndr] ci ha mandato il latte».

Tutto normale. O no? Ma pensiamoci: il piccolo Tobia esce dal ventre materno che lo ha coccolato, illudendolo, per nove mesi. Piange, cerca di nuovo quel corpo, quell’odore, quella voce, quel legame che ha imparato a conoscere e ad amare. Ha fame, ma per lui niente seno materno. Si ritrova improvvisamente nelle braccia estranee di due uomini arrivati l’indomani a prelevare il “pacco” che avevano ordinato e acquistato, lo portano via dal calore materno e lo sostituiscono con un biberon.

«La gestazione per altri è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia». Ma di quale famiglia parli, Vendola? E di quale scienza? Un mese fa si è espresso anche Guido Crocetti -non un Francesco Merlo qualunque-, docente di Psicologia clinica alla Sapienza di Roma, nonché direttore della Scuola di specializzazione del Centro italiano di psicoterapia psicanalitica per l’infanzia e l’adolescenza (Cipspia), che ha duramente criticato la “normalità” arcobaleno: «i nuovi contesti di normalità sono una fonte di grande angoscia per chi, come noi, da trent’anni si occupa di infanzia dal punto di vista clinico. Certa politica pretenderebbe di considerare l’utero un ambiente neutro, intercambiabile, mentre il bambino che cresce nella ‘pancia della mamma’ stabilisce con lei una relazione profonda e insostituibile. Affittare l’utero è un’aberrazione assoluta della nostra cultura che si vorrebbe far passare per normalità. Esistono studi scientifici inoppugnabili che dimostrano tutti i rischi psicologici connessi a questa pratica. Rischi che si ripercuotono sull’equilibrio cognitivo del bambino. Purtroppo la politica non sembra tenerne conto, ancora».

Queste sono le parole della “scienza” che, infatti, non trovano luce su Repubblica. Perché si vuole «convincere dell’inutilità della partecipazione maschile e femminile allo straordinario evento della nascita e della crescita di un bambino. Ma si tratta di un gigantesco equivoco», afferma ancora il dott. Crocetti. «In ogni momento della loro vita, dal concepimento all’adolescenza, i bambini hanno la necessità di avere accanto a sé una mamma-donna e un papà-uomo. Certo, si può crescere anche senza, lo sappiamo. Ma a che prezzo? A che prezzo per il bambino stesso e per la società che sarà poi chiamata a sopportarne le conseguenze? Il bambino ha bisogno di far riferimento a un padre e a una madre. Non c’è discussione possibile su questo».

«Dimmi se queste non sono immagini benedette dalla grazia», dice Nichi Vendola, mostrando le loro foto al giornalista. Benedizione? E’ una maledizione per Tobia crescere senza madre, essere stato reso orfano della grazia materna in nome del progresso e dell’egoismo. E’ una maledizione dire che la madre, dunque la donna, è una figura inutile, intercambiabile con un uomo, a patto che -afferma Vendola-, si «costruisce»come tale. Non servirà a Ed e Nichi nascondersi in Canada, ne sono sicuramente ben consapevoli anche loro.

Il giornalista Francesco Merlo, ad un certo punto, si tradisce: «Mi mostrano foto e video della loro strana famiglia», scrive. Anche lui, evidentemente, capisce che c’è qualcosa che non torna. Manca una presenza che gli impedisce di chiamarla “vera” famiglia, optando per “strana”. D’altra parte lo ha già iniziato a capire anche Elton John, parlando del bambino che anche lui e il “marito” hanno acquistato allo stesso modo: «Gli si spezzerà il cuore quando si renderà conto di crescere senza una madre», ha dichiarato sorprendentemente qualche anno fa. Auguri Tobia, che tu possa perdonare il male che ti è stato fatto.

 

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