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Il Papa sulle famiglie: no a una “morale rigida”, occorre accompagnare tutti

© Antoine Mekary / ALETEIA
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Non bisogna adottare una «morale rigida», ma, evitando sia il lassismo che il rigorismo, accompagnare tutti, anche i peccatori, lasciando spazio alla loro conversione, perché «la morale è un atto di amore sempre, amore a Dio e amore al prossimo». Papa Francesco ha parlato della famiglia nell’apertura del convegno della diocesi di Roma a San Giovanni in Laterano. Prima con un discorso che prendeva le mosse dal doppio sinodo del 2014-2015, poi rispondendo a braccio a tre domande dei fedeli, Jorge Mario Bergoglio ha toccato i temi più disparati della famiglia, dal calo demografico italiano causato dal «maledetto benessere», tra virgolette, alla «crudeltà» di non battezzare i figli delle ragazze madri, dai versi infantili – che ha imitato – che i genitori fanno ai figli neonati, analoghi all’atteggiamento di Dio con gli uomini, alla necessità di una solida preparazione al matrimonio capace di contrastare sia la attuale «cultura della precarietà», sia superstizioni e pregiudizi culturali, sia la tendenza consumistica a concentrarsi sulla festa e sulle bomboniere anziché sulla bellezza del sacramento. Non sono mancate, nel discorso del Papa, battute, ricordi personali, aneddoti che hanno suscitato risate e applausi dei fedeli, quando per esempio si è raccomandato: «Non accusatemi con il cardinale Mueller», il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

«Né il rigorismo né il lassismo sono la verità, il Vangelo sceglie un’altra strada», ha risposto Francesco a una donna che gli ha domandato come evitare una «doppia morale» tra il rigorismo e il lassismo. «Accogliere, accompagnare, integrare e discernere… senza mettere il naso nella vita morale della gente». Il Papa ha ricordato che nella sua esortazione apostolica sulla famiglia, Amoris laetitia, come dice il cardinale Christoph Schoenborn, «grande teologo», «tutto è tomista, dall’inizio alla fine, è dottrina sicura. Ma noi – ha proseguito – vogliamo tante volte che la dottrina sicura abbia una sicurezza matematica, che non esiste, sia con il lassismo, la manica larga, sia con la rigidità». Il Papa ha fatto gli esempi del Vangelo, prima la donna adultera («Chi è senza peccato scagli la prima pietra»), poi la samaritana (che, ha detto Francesco suscitando le risate dei fedeli, «aveva tante medaglie di adulterio, tante onorificenze…»): «Andiamo al Vangelo, andiamo a Gesù. Questo non significa buttare dalla finestra l’acqua con il bambino, no, significa cercare la verità: la morale è un atto di amore sempre, amore a Dio e al prossimo, è un atto che lascia spazio alla conversione dell’altro, non condanna subito». Il Papa ha poi raccontato di un consiglio che gli dette un suo predecessore a Buenos Aires, il cardinale Juan Carlos Aramburu: quando scopri che un tuo sacerdote ha la doppia vita, gli disse il Porporato, chiamalo, diglielo, e poi mandalo a casa dicendogli di tornare dopo 15 giorni. Lui inizialmente negherà, poi avrà tempo di riflettere, pentirsi, ammettere i propri peccati e chiedere aiuto.

«Quest’uomo ha celebrato in peccato morale per 15 giorni, così dice la morale: ma cosa è meglio», ha chiosato il Papa, «che il vescovo abbia avuto la generosità di dargli 15 giorni per ripensarci o la morale rigida?». Poi Francesco ha raccontato di un suo compagno di corso all’università che contestò una domanda molto teorica a un esame sulla confessione, dicendo: «Questo sta nei libri, non nella realtà»: «Ma per queste cose per favore – ha concluso Bergoglio – non andate ad accusarmi con il cardinale Mueller!».

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