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Papa Francesco: pregare per i nemici, la perfezione della vita cristiana

© Antoine Mekary / ALETEIA

Radio Vaticana - pubblicato il 14/06/16

Così il pontefice durante l'omelia di oggi a Santa Marta

di Alessandro De Carolis

“Avete inteso che fu detto, ma io vi dico”. La Parola di Dio e due modi inconciliabili di intenderla: un arido elenco di doveri e divieti o l’invito ad amare il Padre e i fratelli con tutto il cuore, arrivando al culmine di pregare per il proprio avversario.

Legge senza cuore
È la dialettica del confronto tra i dottori della legge e Gesù, tra la Legge proposta in modo schematico al popolo ebraico dai suoi capi e la “pienezza” di quella stessa Legge che Cristo afferma di essere venuto a portare. Papa Francesco ribadisce sul punto una convinzione già espressa più volte. Quando Gesù inizia la sua predicazione, osteggiato dai suoi avversari, “la spiegazione della Legge in quel tempo – osserva – era in crisi”:

“Era una spiegazione troppo teorica, casistica… Diciamo che era una legge in cui non c’era il cuore proprio della Legge, che è l’amore di Dio, che ha dato a noi. Per questo il Signore ripete quello che era nell’Antico Testamento: il Comandamento più grande qual è? Amare Dio con tutto il cuore, con tutte le tue forze, con tutta l’anima, e il prossimo come te stesso. E nella spiegazione dei Dottori della Legge questo non era tanto al centro. Al centro c’erano i casi: ma si può fare questo? Fino a che punto si può fare questo? E se non si può?… La casistica proprio della Legge. E Gesù prende questo e riprende il vero senso della Legge per portarlo alla sua pienezza”.

Il Papa mette in evidenza come Gesù offra “tanti esempi” per mostrare i Comandamenti sotto una luce nuova. “Non uccidere”, afferma, può voler dire anche non insultare un fratello e avanti e su fino a porre in risalto come l’amore sia “più generoso della lettera della Legge”, nel mantello aggiunto in dono a chi aveva domandato il vestito e nei due chilometri fatti con chi aveva chiesto di essere accompagnato per uno:

“E’ un lavoro che non è solo un lavoro per il compimento della Legge, ma è un lavoro di guarigione del cuore. In questa spiegazione che Gesù fa sui Comandamenti – nel Vangelo di Matteo soprattutto – c’è un cammino di guarigione: un cuore ferito dal peccato originale – tutti noi abbiamo il cuore ferito dal peccato, tutti – deve andare per questa strada di guarigione e guarire per assomigliare al Padre, che è perfetto: ‘Siate perfetti come è perfetto il Padre Vostro Celeste’. Una strada di guarigione per essere figli come il Padre”.

E la perfezione che Gesù indica è quella contenuta nel brano del giorno del Vangelo di Matteo: “Avete inteso che fu detto: ‘Amerai il tuo prossimo’ e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. “È l’ultimo scalino” di questa strada, afferma il Papa, il più difficile. Francesco ricorda che da ragazzo, pensando a uno dei grandi dittatori dell’epoca, si era soliti pregare che Dio gli riservasse presto l’inferno. Invece, conclude, Dio chiede un esame di coscienza:

“Che il Signore ci dia la grazia, soltanto questa: pregare per i nemici, pregare per quelli che ci vogliono male, che non ci vogliono bene. Pregare per quelli che ci fanno del male, che ci perseguitano. E ognuno di noi sa il nome e il cognome: prego per questo, per questo, questo, per questo… Io vi assicuro che questa preghiera farà due cose: a lui lo farà migliorare, perché la preghiera è potente, e a noi ci farà più figli del Padre”.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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