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Quando l’eugenetica era il progresso, ad opporsi solo la “bigotta” Chiesa cattolica

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Il futuro è sempre meglio del passato, sostengono i progressisti. Quelli che “non vogliono restare indietro”, quelli che ti etichettano come troglodita e bigotto. Bisogna accettare il progresso e liberarsi dei retaggi del passato, hanno ripetuto da sempre i militanti delle varie ideologie che ciclicamente sono comparse nella storia.

Ieri era lo schiavismo, poi la dea ragione illuminista, poi il darwinismo sociale, poi il comunismo marxista, poi la teoria della razza, il “rientro dolce” per salvare il pianeta terra. Oggi c’è l’ideologia gender, colonizzazione mentale che Papa Francesco non ha esitato, per l’appunto, a paragonare alle dittature del XX secolo.

Molto interessante l’indagine che ha realizzato lo scrittore americano Adam Cohen, giornalista ed ex membro del comitato editoriale del New York Times. Parla di eugenetica, ovvero ciò che si celebrava come “progresso” all’inizio del 1900 (non certo nel Medioevo), insegnandola nelle principali università occidentali, tanto che nel 1911 nell’ateneo di Oxford si organizzò il primo congresso mondiale di eugenetica. Oggi il presidente americano Barack Obama inneggia all’ideologia Lgbt, ieri il suo collega Winston Churchill celebrava l’amorevole miglioramento della razza, invocando la «segregazione dei malati di mente sotto condizioni appropriate, così da far morire insieme a se stessi anche la loro sciagura, invece di propagarla alle generazioni future». Il presidenteRoosevelt, invece, spiegò che «non è di alcun vantaggio nel consentire una simile perpetuazione di cittadini di razza sbagliata».

Nel 1934 gli scienziati dell’American Public Health Association ospitano nel loro annuale congresso l’Associazione Eugenetica Californiana, che prepara una presentazione del programma nazista di salute pubblica. Nemmeno quando verranno istituite le leggi razziali di Norimberga, con le quali iniziò la sistematica persecuzione nei confronti degli ebrei, gli eugenisti californiani fanno mancare il loro sostegno al Reich. Ovviamente è soltanto un caso che la più famosa eugenista americana si chiamasse Margaret Sanger (1879-1966), fondatrice di Planned Parenthood, ancora oggi la più grande catena di cliniche abortiste nel mondo.

Le leggi eugenetiche diventano legge negli Stati Uniti e lo resteranno fino ai primi anni Ottanta. Famoso il caso della giovane donna Carrie Buck che, nel 1924 viene ritenuta un caso di “imbecillità morale ereditaria” essendo figlia e madre di persone affette da disturbi psichici. Condannata alla sterilizzazione, la donna fa ricorso alla Corte della contea, e, perso il ricorso, fa appello alla Corte Suprema, denunciando la violazione del quattordicesimo emendamento.

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