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I Dieci Comandamenti per gli utenti di Facebook

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Come applicare il Decalogo nella vita virtuale di tutti i giorni

“Ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi” (Deuteronomio 30,16).

Le “dieci parole”, che troviamo nel libro dell’Esodo e del Deuteronomio, rivelano i passi da seguire per vivere una vita libera. Libera dalla schiavitù del peccato, liberi dal giogo del compromesso.

La Chiesa ha approntato una versione mnemonica semplificata del Decalogo allo scopo di facilitare la memorizzazione:

Io sono il Signore Dio tuo:
I – Non avrai altro Dio all’infuori di me.
II – Non nominare il nome di Dio invano.
III – Ricordati di santificare le feste.
IV – Onora il padre e la madre.
V – Non uccidere.
VI – Non commettere atti impuri.
VII – Non rubare.
VIII – Non dire falsa testimonianza.
IX – Non desiderare la donna d’altri.
X – Non desiderare la roba d’altri.

Nella Teofania sul monte Sinai, il popolo israelita ha conosciuto la volontà di Dio, che ha mostrato il cammino da seguire per vivere una vita piena. Oggi siamo più o meno abituati a rispettare queste “dieci parole”. Cerchiamo di vivere una vita spirituale sana, siamo contro l’omicidio e sosteniamo che i nostri genitori debbano essere onorati. Tutto giusto. Ma le sfide della società, così come lo è essa stessa, sono in continua evoluzione. Siamo certi di rispettare il Decalogo anche nella quotidianità virtuale? Il nostro comportamento su Facebook – finestra onnipresente nella vita di ogni giorno – rispecchia la nostra identità spirituale? Ispirandoci a un articolo di EpicPew, abbiamo voluto confrontare gli insegnamenti rivelati a Mosè sul Monte Sinai con i comportamenti che sono, in un modo o nell’altro, prassi quotidiana per molti utenti del famoso social network.

Non avere altri dèi di fronte a me

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Siamo abituati a pensare a questo comandamento come a un imperativo a non adorare divinità straniere. Sei sicuro di rispettare questo comandamento? Cosa vuol dire per te “avere altri dèi”? “Non seguo gli insegnamenti di Buddha, né adoro Vishnù”, potresti replicare. Risposta interessante. Ma io potrei aggiungere: la Trinità è al primo posto nella tua vita? Questo comandamento non vieta soltanto l’idolatria, ma è ben più profondo. Quali sono le tue priorità nell’impostare la tua giornata? La prima cosa che pensi appena apri gli occhi è controllare le tue notifiche di Facebook? Prima di andare a dormire ti assicuri di aver completato l’ultima missione di quel giochino così coinvolgente? Oppure metti Lui al centro delle tue giornate?

L’idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio. C’è idolatria quando l’uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti degli dèi o dei demoni (per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello Stato, del denaro, ecc. « Non potete servire a Dio e a mammona », dice Gesù (Mt 6,24). Numerosi martiri sono morti per non adorare « la Bestia », rifiutando perfino di simularne il culto. L’idolatria respinge l’unica Signoria di Dio; perciò è incompatibile con la comunione divina. (CCC, 2113)

Non nominare il nome di Dio invano

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Questo comandamento parla del modo in cui dobbiamo nominare Dio. Forse non sei abituato a bestemmiare o a imprecare, ma ti è mai capitato di scherzare con ciò che è sacro? Hai mai ceduto alla tentazione di giurare qualcosa su Dio, nelle tue conversazioni private e nei commenti ai vari post, pur sapendo di non essere nella verità?

Il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto chiaro a riguardo:

Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Come il primo comandamento, deriva dalla virtù della religione e regola in particolare il nostro uso della parola a proposito delle cose sante.
Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne è una singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo mistero personale. Il dono del nome appartiene all’ordine della confidenza e dell’intimità. « Il nome del Signore è santo ». Per questo l’uomo non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d’amore. Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo.
Il rispetto per il nome di Dio esprime quello dovuto al suo stesso mistero e a tutta la realtà sacra da esso evocata. Il senso del sacro fa parte della virtù della religione. (CCC, 2142 – 2144)

Ricordati di santificare le feste

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Torniamo a ripetere: quanto è importante Facebook per te? Se non vai in chiesa perché sei impegnato a chattare con un amico, forse è il caso di porti questa domanda. Potresti replicare che non salti neanche una Messa; ma quante volte ti è capitato di entrare in chiesa distratto, pensando a quel post fastidioso a cui ti senti in dover di rispondere? Oppure a quella foto orrenda in cui sei stato taggato, che vorresti rimuovere? Durante la Messa, ti è mai capitato di sbirciare, in modo fugace e quasi innocente, lo schermo dello smartphone per controllare le ultime notifiche? È buona norma spegnere il telefono durante la Messa, ma soprattutto “disconnetterti” da ogni realtà virtuale nel momento in cui sei al cospetto di Dio. La parola “santo”, dall’ebraico qadash, significa “messo da parte, riservato”. Sei vuoi santificare i momenti di comunione con Dio, riservati per Lui. Elimina ogni distrazione, e mettiti da parte per l’Altissimo. Santifica il momento in cui sei al Suo cospetto.

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