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Ventimiglia, il parroco apre le porte a 150 migranti

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Il blitz all’alba di oggi destinato allo sgombero dei migranti da Ventimiglia è sostanzialmente fallito. Le forze dell’ordine hanno intercettato solo una ventina di stranieri tra il grato del fiume e le spiagge. Intanto, mentre si attende il via libera a campo di accoglienza offerto dal vescovo al seminario di Bordighera, il parroco della chiesa di San Nicola ha aperto le porte della chiesa e ospita attualmente 150 migranti, in maggior parte uomini di origine africana.  

«Ieri dopo pranzo – spiega don Francesco Marcoaldi, frate della congregazione Figli di Maria Immacolata – ho trovato nel cortile della parrocchia molti migranti, la maggior parte dei quali di colore e uomini, c’erano solo tre o quattro donne. Sono in tutto 150 persone, forse qualcuno in più. Chiedevano di poterli ricevere, visto che l’unico centro di raccolta di Ventimiglia ormai è chiuso. Sono ragazzi che vivono sulla spiaggia, sotto i ponti, avevano bisogno di aiuto”.  

La decisione di don Francesco di aprire le porte della parrocchia rispecchiano l’appello lanciato dal vescovo di Ventimiglia, Antonio Suetta, ai parroci, affinché non chiudano gli occhi davanti a queste persone in difficoltà. “Questa notte – spiega il parroco – hanno dormito nel salone sottostante alla chiesa, dove ci sono a disposizione anche dei bagni. E ora sono qui dentro, rimangono in attesa, hanno paura che la polizia li possa portare via. Rimarranno qui fino a quando non sarà trovata un’altra soluzione”. Qualche attimo di tensione si è avuto ieri, dopo che, in seguito a una segnalazione di alcuni abitanti della zona, si sono presentati alla parrocchia due carabinieri. Un incidente, spiega il parroco, “presto risolto”.  

“Io sono d’accordo con il nostro Santo Padre, il quale ci ha detto di costruire ponti, non muri. Anche il nostro vescovo si era già interessato in passato della vicenda”, aggiunge ancora don Francesco, spiegando che molte persone hanno già offerto la propria collaborazione per aiutare i migranti, portando generi di conforto. Ai pasti, invece, pensa la Caritas.  

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