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Vatileaks, la Gendarmeria: Chaouqui arrestata per un documento sul Vam

Vatican Insider - pubblicato il 25/05/16

Fu arrestata per un documento sul controverso progetto di un Vatican Asset Management che centralizzasse gli investimenti dello Stato pontificio (Vam) Francesca Chaouqui, lo scorso 31 ottobre. A raccontare questo dettaglio è stato un gendarme ascoltato nell’udienza pomeridiana del processo sulla divulgazione di documenti riservati del vaticano (vatileaks). La donna, a cui mancano dieci giorni al parto, ha sostenuto, citando in particolare il Sostituto della Segreteria di Stato, che in Vaticano c’è chi vuole condannarla. Contestando quanto affermato all’ultima udienza da un gendarme, Emiliano Fittipaldi ha preso la parola per smentire di aver mai anticipato i propri articoli usciti sull’Espresso alla Chaouqui o a chiunque altro. Il processo è aggiornato al 14 giugno, improbabile dunque che la sentenza arrivi prima della fine del prossimo mese.

Convocata dai gendarmi lo scorso 31 ottobre, Francesca Chaouqui, «ha fatto sapere di aver trasmesso a Gianluigi Nuzzi un documento sul Vam», ha detto il vice commissario Gianluca Gauzzi Broccoletti. Fu questo fatto a far scattare l’arresto. Si tratta, ha detto da parte sua un altro gendarme, Stefano De Santis, di «un documento strasegreto» poiché riguardava un progetto riservato emerso, tra le divergenze, all’interno della commissione istruttoria sulla riforma economica di Papa Francesco, la Cosea. Peraltro «ci stupì che lei stessa parlasse di una sottocommissione segreta» all’interno della Cosea, oltre alle varie sottocommissioni tecniche di cui la commissione era composta, che doveva fare “la riforma della riforma”». Di questa sottocommissione, la cui notizia è già ampiamente emersa nel corso del processo, facevano parte i principali imputati, ossia monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, il suo assistente Nicola Maio e la stessa Chaouqui.

La donna ha preso la parola per affermare di essere vittima di una «macchinazione» all’interno del Vaticano e per dire che «ci sono organi che spingono perché il processo si concluda con la mia condanna», ha detto citando in particolare il Sostituto alla Segreteria di Stato. Il presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre, e il pm, Giampiero Milano, hanno invitato l’imputata a tacere poiché queste affermazioni recavano offesa al collegio. Chaouqui ha smentito il passaggio del verbale, compilato al momento dell’arresto, nel quale parlava del documento sul Vam, affermando che durante l’interrogatorio davanti alla Gendarmeria le era stato chiesto solo se aveva trasmesso documenti, senza ulteriori specificazioni, «e ho detto di sì pensando all’invito a Nuzzi per il ricevimento» in occasione delle canonizzazioni di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. I gendarmi hanno ribattuto affermando che il verbale era stato rivisto e approvato dall’imputata.

Prima Gauzzi Broccoletti poi De Santis hanno fornito altri dettagli dell’indagine, senza però fornire nuova documentazione. Il comandante della gendarmeria Domenico Giani, ha ribadito De Santis, aveva «deciso di seguire piste investigative che hanno poi portato al processo» già prima della pubblicazione dei libri di Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. La corrispondenza con Nuzzi trovata nel telefonino di Vallejo Balda «ci ha aperto un mondo». Chaouqui e Vallejo, ha sostenuto il gendarme, dopo la chiusura della Cosea «volevano ricollocarsi» in qualche organismo vaticano. Un server affidato al marito di Chaouqui, costato 115mila euro e «mai utilizzato» era stato disposto presso la Guardia svizzera, ha detto il gendarme, a riprova che Vallejo e i suoi collaboratori volevano tenere la Gendarmeria fuori dalle attività della Cosea. Per accedere ad una mail dell’indirizzo Gmail di Vallejo, la gendarmeria ha fatto richiesta a Google, che però non lo ha ancora consentito poiché Google non ritiene il Vaticano parte dell’Unione europea. La notte dell’arresto, ha detto ancora De Santis, Chaouqui, incinta, ha affermato di sentirsi male ed è per questo stata accompagnata dai gendarmi all’ospedale Santo Spirito, dove la dottoressa che l’ha visitata non ha trovato nessun problema di salute. Il giorno dopo, ancora agli arresti in Vaticano, ha potuto mangiare con la madre e la nonna giunte dalla Calabria.

Emiliano Fittipaldi è intervenuto per contestare quanto affermato la scorsa udienza da Gauzzi Broccoletti, ossia che Chaouqui avrebbe inviato a Vallejo ed altri mail contenenti in allegato articoli non ancora pubblicati dell’Espresso (tra gli altri, un articolo relativo alla macchina dei complotti in Vaticano a danno di Dino Boffo). «Non risponde al vero, come affermato dal dottor Gauzzi Broccoletti – ha detto il cronista – che Francesca Chaouqui ricevesse il pdf dei miei articoli la settimana prima che andassero in edicola. Non ho mai anticipato a nessuno, tanto meno a Chaouqui, i miei articoli dell’Espresso, che il giorno prima vengono invece anticipati a diversi soggetti, tra i quali alcune rassegne stampa». Quanto alla data del numero dell’Espresso, che secondo il gendarme era di una settimana prima alla sua pubblicazione, il settimanale, ha contestato già l’avvocato di Chaouqui, porta la data dell’ultimo giorno della settimana, non della sua pubblicazione sei giorni prima.

La prossima udienza è convocata per il 14 giugno, alle 15.30, per l’audizione delle dichiarazioni di Gianluigi Nuzzi, come richiesto dal suo avvocato, e dei periti. Poi avranno luogo le requisitorie finali. 

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