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Con l’abito o senza, chi sono le “vere” suore?

Jeffrey Bruno
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Un’occhiata alle origini di alcuni abiti, e perché potrebbero essere necessari o meno a una comunità

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Per alcuni questo significava abbandonare l’abito, diventato un riflesso anacronistico di quello che era stato il guardaroba “ordinario” di una fondatrice. Come mi ha spiegato uan volta una Sorella del Cenacolo, il copricapo a pieghe e la cuffia che indossavano fino alla metà degli anni Sessanta non aveva nulla a che vedere con la “custodia degli occhi” come alcuni potrebbero immaginare, ma era semplicemente un riflesso tradizionale di quello che indossavano la Couderc e le sue contemporanee secolari. I loro mantelli porpora erano stati progettati pensando non alla penitenza, ma all’abbondante flora locale di Lalouvesc che permetteva di fabbricare molti tessuti di quel colore. Per queste suore, il cui carisma riguarda l’offerta di ritiri, l’ospitalità e la direzione spirituale, aveva decisamente senso abbandonare un abbigliamento così fuori moda, che sarebbe sembrato quasi pretenzioso considerando il lavoro che dovevano svolgere. Con poche eccezioni, la maggior parte di queste suore viene identificata dalla grande croce dorata che indossano come spilla o ciondolo.

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Anche le Piccole Sorelle dei Poveri all’inizio indossavano l’abbigliamento della loro fondatrice, e con le raccomandazioni del Concilio hanno ripensato al proprio abito. Il loro carisma prevede l’assistenza agli anziani indigenti – oltre ai voti ordinari di povertà, castità e obbedienza ne fanno uno di ospitalità. Ospitano, nutrono e amano persone che spesso vengono ignorate e dimenticate da famiglia e amici. Le suore portano avanti l’affidamento di Santa Jeanne Jugan alla Provvidenza per tutte le loro necessità, e così vanno ancora a mendicare ogni giorno. Per loro un abito modificato ha molto senso – facilita il riconoscimento da parte dei loro ospiti più anziani, che a volte si possono confondere, e quando mendicano stanno letteralmente indossando le proprie credenziali e si stanno rendendo facilmente “ricordabili” e distinguibili per i commercianti e gli imprenditori a cui si rivolgono.

Se si può sostenere la necessità di una testimonianza visiva grazie all’abito, le Sorelle del Cenacolo e le Piccole Sorelle dei Poveri incarnano il grande “sia/e” del cattolicesimo, offrendo un servizio vitale alla Chiesa, e al mondo al di là di questa; suggerire che un gruppo sia “liberale” mentre l’altro è “conservatore” è sminuire l’opera importante che svolgono affibbiando etichette politiche che non fanno altro che dividere e distorcere. Non sono donne “liberali” o “conservatrici”; sono donne cattoliche. La loro decisione di indossare o meno un abito è considerata con attenzione e parla alla loro spiritualità e al loro carisma, e non sempre in modi ovvi, per cui giudicarle è sciocco e a volte poco caritatevole.

Né l’una né l’altra comunità, tra l’altro, serve esclusivamente cattolici, perché entrambe alla fine hanno esteso la loro azione includendo gli uomini e i non cattolici, incarnando così il mandato di Cristo di amare Dio con tutta l’anima, tutto il cuore e tutta la mente, e di fare agli altri ciò che vorremmo venisse fatto a noi.

È interessante che le fondatrici di entrambi gli ordini si siano ritrovate dietro le quinte quando le loro comunità hanno iniziato a svilupparsi. Mentre la politica e i privilegi umani si inserivano nelle questioni relative alla leadership – come succede sempre –, sia la Jugan che la Couderc sono state relegate a posizioni inferiori e più umili all’interno delle loro comunità, e lì sono rimaste. Entrambe lo hanno accettato con grazia e umiltà sorprendenti, credendo che l’opera fosse più importante di loro. E oggi figurano tutte e due in una lista esclusiva, mentre le stelle cadenti che le hanno messe da parte sono semplicemente svanite. E in questo c’è forse una lezione per tutti noi.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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