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Al via la convenzione Lateranense-Unige

Vatican Insider - pubblicato il 18/05/16

L’università non deve tradire sé stessa, restando un luogo di promozione della cultura, di una palestra di confronto autentico e inesauribile tra fede e ragione. Una missione non da poco, figlia della storia stessa dell’idea di Ateneo, che il Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense monsignor Enrico dal Covolo ha indicato nel corso della lectio magistralis tenutasi oggi presso l’Università degli Studi di Genova dopo la firma del documento di Convenzione tra i due Atenei. Il documento punta a una stretta collaborazione didattica e scientifica, ed è stato firmato dal Rettore Magnifico della Pul insieme al Rettore dell’Università di Genova, professor Paolo Comanducci. 

QUALE UNIVERSITÀ PER QUALE UOMO

Il Rettore Magnifico della Lateranense ha quindi tenuto la lectio magistralis, nel corso della quale si è soffermato non soltanto sull’idea di università, ma anche sul tema dell’arte dello studio: due «ingredienti» senza i quali non è possibile fare cultura. Davanti a un mondo nel quale si discute del nuovo volto degli atenei, Dal Covolo ricorda – citando il suo predecessore, cardinale Angelo Scola, oggi arcivescovo di Milano – la grande domanda di fondo: chiedersi quale università significa chiedersi quale uomo vogliamo, quale sarà la fisionomia della società di domani. Se poi l’università vuole essere un luogo d’insegnamento del sapere universale (ma paradossalmente non può, perché qualche branca del sapere resterà sempre un po’ trascurata), allora c’è bisogno di due elementi chiave. 

VERSO L’UNIVERSITÀ TOTALE

Gli unici due elementi in grado di portare a un’università totale sono filosofia e teologia. Dal Covolo cita Benedetto XVI: «È proprio della sfida insita nella natura della teologia, intimamente connessa con la filosofia, che l’uomo ha bisogno, perché essa ci spinge ad aprire la nostra ragione, interrogandoci circa la verità stessa, circa il volto di Dio». In altre parole, dice il Rettore Magnifico della Pul, è la teologia – con la propria forza di provocazione e sfida delle altre scienze – a muoversi in modo trasversale nel mare magnum della cultura. Il dialogo «tra la fede e la ragione, tra la scienza di Dio e le scienze dell’uomo», dice Dal Covolo, permetteranno di rendere l’università luogo per l’insegnamento del sapere universale. E aggiunge: «È paradossale che in Italia la teologia sia divenuta “cenerentola” nell’Università, che storicamente è nata dalle facoltà teologiche del medioevo». 

SERVONO MAESTRI

Un tema fondamentale, tuttavia, resta nella necessità di avere dei buoni maestri. Ancora il Papa emerito torna nelle parole di Dal Covolo: «Persone aperte alla verità nei differenti rami del sapere, sapendo ascoltare e vivendo al proprio interno tale dialogo interdisciplinare; persone convinte, soprattutto, della capacità umana di avanzare nel cammino della verità». 

COME STUDIARE? SERVE FORMAZIONE

Il secondo aspetto dell’università è l’arte dello studio. Serve, dice Dal Covolo, un’università che sia capace di fare formazione dei formatori, specie davanti a una società nella quale l’emergenza educativa e la crisi dei valori si fanno sentire. È chiesta una riflessione personale, in grado di generare un pensiero autonomo: «Ciò che non si scrive non rimane, mentre ciò che si scrive si ordina e precisa», conclude. 

Il sito della Pontificia Università Lateranense

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