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Fotografie mozzafiato: la Galleria vaticana delle Carte Geografiche

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Salajean/Shutterstock

Elizabeth Lev - pubblicato il 13/05/16

I turisti spesso si perdono questo tesoro nella corsa per vedere la Cappella Sistina

Chi visita i Musei Vaticani può essere soggetto a una curiosa illusione. Dopo una lunga camminata tra antichità e arazzi, molti raggiungono l’ingresso della Galleria delle Carte Geografiche, si fermano bruscamente (in genere bloccando il vano dell’entrata), tirano fuori le macchine fotografiche e chiedono pieni di stupore: “È questa la Cappella Sistina?”

Questa “sindrome da Galleria delle Carte Geografiche” è destinata a raggiungere livelli di epidemia dopo il restauro completato il 23 aprile, che ha implicato quattro anni di soluzioni attente e creative a problemi che spaziano dagli affreschi staccati ai pigmenti ridotti in polvere. Finanziata dai mecenati californiani dei Musei Vaticani, la Galleria restaurata toglie il fiato. Il mecenate originario della Galleria, papa Gregorio XIII Boncompagni, sarebbe felice di sapere che il suo contributo alla collezione meraviglia ancora i sofisticati visitatori moderni, visto che la tappa successiva è la Cappella Sistina.

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La Galleria delle Carte Geografiche è stato un tour de force papale per dimensioni, obiettivo, velocità e stile. Con i suoi 120 metri, è più lunga di un campo di calcio, anche se i magnifici affreschi articolano lo spazio con un ritmo elegante. La sala è stata progettata da Ottaviano Mascherino per papa Gregorio XIII, che voleva collegare il suo nuovo osservatorio astronomico, la Torre dei Venti, con il Palazzo Apostolico, di modo che i suoi ospiti potessero camminare tra le mappe della terra prima di osservare il cielo.

Durante il Rinascimento, le carte abbellivano spesso le pareti dei palazzi del potere. L’ambizioso mappamondo di Ambrogio Lorenzetti presiedeva il municipio di Siena, e i Medici adornarono il loro Palazzo Vecchio con carte di tutto il mondo conosciuto negli anni Settanta del Cinquecento. Il cosmografo dei Medici, Egnazio Danti OP, venne poi reclutato da papa Gregorio per la Galleria vaticana.

Le carte vaticane si concentravano solo sull’Italia, divisa in 40 regioni politiche. Di dimensioni che oscillano tra i 4 e i 5 metri, offrono un panorama di ogni territorio, sottolineando anche splendidi dettagli.

Le carte usano una prospettiva a volo d’uccello, e ci vuole un po’ per ricordare che queste opere sono state realizzate senza satelliti o fotografie aeree, il che sottolinea la bravura degli esecutori. Delicati tratti di bianco e brevi pennellate scure danno l’impressione di un rilievo topografico. Città, villaggi e perfino piccoli borghi sono dipinti con notevole accuratezza, e un’analisi da vicino rivela i fatti storici avvenuti in ogni zona. Si mostrano Annibale e i suoi elefanti mentre sconfiggono i romani fuori Piacenza e la corte papale che torna da Avignone in un’affollata processione sia via terra che lungo il Rodano.

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Egnazio Danti non era impegnato solo nel dominio dello spazio, ma anche nell’ordinare il tempo. Oltre a supervisionare la produzione delle carte, faceva parte della commissione che doveva sviluppare il calendario gregoriano, che avrebbe dato una maggiore accuratezza alla cronometria.

La Galleria venne realizzata nel tempo record di appena 2 anni, dal 1580 al 1582, grazie alla squadra di decoratori guidata da Girolamo Muziano e che includeva Cesare Nebbia e Paul e Matthijs Brill, tra i primi pittori di paesaggi. Notevole è stata anche la velocità del restauro recente – quattro anni –, nonostante serie questioni strutturali e sfide continue. La rapidità del restauro è stata dovuta in gran parte al lavoro di gruppo di 20 giovani restauratori guidati dalla Maestra Maria Putska e dal Maestro Francesco Prantera, che hanno anche delineato un nuovo “territorio artistico” usando solo prodotti naturali per il progetto e sviluppando soluzioni di ripulitura innovative, come una colla realizzata con alghe giapponesi per preservare i pigmenti originari.

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L’effetto delle carte è aumentato dalle ampie finestre su ogni lato. Si vedono cielo, terra e mare tutti insieme, come se si stesse fluttuando sulla grande penisola italiana. Le grandi masse di terra lasciano spazio alla vivace decorazione della volta. Lo stucco dorato incornicia disegni colorati e falsi rilievi bronzei di scene bibliche. Ogni scena racconta un famoso miracolo che ha avuto luogo nella carta sottostante. Alcuni si concentrano su apparizioni e sacramenti – Santa Chiesa che ferma un assedio con l’ostia consacrata ad Assisi, San Michele che appare in Puglia –, altri raccontano la cristianizzazione dell’Italia: San Paolo che converte Publio a Malta prima di partire per Roma a un’estremità della Galleria e la visione e la conversione di Costantino all’altra.

La Galleria serve così a illustrare sia i successi dell’uomo nell’ordinare il suo mondo naturale di spazio e tempo che la propensione di Dio a capovolgerlo occasionalmente. Da un lato questo programma accuratamente progettato è il precursore del mix di temporale e divino del Barocco, dall’altro è una grande pubblicità per l’Italia, mostrando che ha più santi e miracoli per metro quadro di qualsiasi altro luogo al mondo!

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Le carte di papa Gregorio mostrano un’Italia splendida, potente e unificata, non ancora a livello politico, ma sotto un comune vessillo cattolico. Il papa poteva non governare tutto ciò che veniva mostrato, ma era il leader spirituale di questa penisola alla quale Dio ha mostrato tanto favore.

Come la maggior parte dell’arte del Vaticano, la Galleria delle Carte Geografiche offre ai visitatori sia diletto che un’opportunità per riflettere. Purtroppo, la maggior parte dei 6 milioni di visitatori annui, una volta chiarito l’equivoco iniziale, corre lungo la Galleria per raggiungere immediatamente la Cappella Sistina.

Un consiglio? Fate correre le folle verso la Sistina. Nella Galleria delle Carte Geografiche godetevi una passeggiata tranquilla in questa terra straordinaria gustandovi le sue città, la sua storia, la sua bellezza e i suoi esempi di santità. Come tutti i bei viaggi, va assaporato, non solo portato a termine.

La storica dell’arte Elizabeth Lev insegna Storia dell’Arte Rinascimentale e Barocca al campus italiano della Duquesne University.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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