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Come e perché stare da soli davanti all’Eucaristia?

Fr Lawrence Lew, O.P.-CC
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Guida per l'adorazione del Santissimo Sacramento

“Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego”. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”. Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora” (Mc 14, 32-34).

Secondo il Vangelo di San Giovanni, Gesù ha usato le parole “giorno” e “ora”. La parola “giorno” si collega a Dio, “ora” al maligno.

La parola “ora” appare sette volte nel Vangelo di Giovanni, sempre in riferimento al demonio e ai momenti in cui Cristo è stato nelle mani degli uomini.

Gesù dice ai suoi apostoli: “Non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?” In altre parole, Gesù ha volto che passassero un’ora di riparazione per combattere l’ora del male.

Quanto all’ora dolorosa di Gesù, a Paray le Monial (da dove è partita la devozione moderna al Sacro Cuore) Santa Margherita Maria Alacoque ha ricevuto da Gesù questo mandato: “Tutte le notti dal giovedì al venerdì ti farò partecipare alla stessa tristezza mortale che volli provare nell’Orto degli Ulivi”.

Se la devozione al Cuore di Gesù non si centra sull’Eucaristia è quindi una devozione tronca, perché la devozione al Cuore di Gesù ha come espressione concreta il fatto di stare in atteggiamento di adorazione davanti al Santissimo.

In un’enciclica sull’espiazione che tutti devono al Sacro Cuore di Gesù, papa Pio XI ha indicato che “in riparazione di tali colpe Egli, tra molte altre raccomandazioni, fece queste specialmente come a sé graditissime: che i fedeli con tale intento di riparazione si accostassero alla sacra mensa – che si dice appunto ‘Comunione Riparatrice’ – e per un’ora intera praticassero atti e preghiere di riparazione, il che con tutta verità si dice ‘Ora Santa’: devozioni, queste, che la Chiesa non solo ha approvato, ma ha pure arricchito di copiosi favori spirituali” (Miserentissimus Redemptor, 9).

La preghiera personale per un’ora davanti al Santissimo Sacramento, esposto o meno, consiste fondamentalmente in questo: accompagnare con il cuore il Signore nei suoi ultimi istanti e cercare di assimilare l’amore che ha posto in essi per noi.

È quindi un’ora per imparare da Gesù, ringraziare per il suo sacrificio e corrispondere al suo amore.

In questo senso, si dice che l’adorazione davanti al Santissimo Sacramento è il prolungamento della Messa.

E cos’è la Messa? È l’attualizzazione incruenta del sacrificio di Cristo sulla croce. L’adorazione del Santissimo Sacramento in spirito e verità è quindi una partecipazione all’opera della Redenzione e non una semplice devozione.

“Ricordino inoltre i fedeli che con questa orazione dinanzi a Cristo Signore presente nel Sacramento, essi prolungano l’intima unione raggiunta con lui nella comunione e rinnovano quell’alleanza che li spinge a esprimere nella vita ciò che nella celebrazione dell’Eucaristia hanno ricevuto con la fede e il sacramento. Procurino quindi, sostenuti dalla forza del cibo celeste, di trascorrere tutta la loro vita in rendimento di grazie, partecipi come sono della morte e risurrezione del Signore. Ognuno pertanto sia sollecito nel compiere opere buone e nel piacere a Dio, proponendosi di animare il mondo di spirito cristiano e di farsi tra gli uomini testimone di Cristo in ogni situazione” (Decreto sul culto eucaristico al di fuori della Messa).

È importante stare davanti al Santissimo e concentrare lo sguardo su di Lui per crescere nella fede contemplando assiduamente il suo amore e identificarci così con Lui.

È quello che ci ricorda San Paolo: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria…” (2 Cor 3, 18).

Stare alla presenza del Santissimo è come uscire a scaldarci un po’ al sole, assorbire i suoi raggi e ricevere vita; non a caso, la maggior parte dei tabernacoli raffigura il sole con i suoi raggi.

E come il sole è la fonte naturale dell’energia che dà vita, Gesù sacramentato è la fonte soprannaturale di ogni amore e di ogni grazia.

Stare alla presenza del Signore genera un’amicizia intima con lui che ci entusiasma nella vita, cosa che non fanno molte azioni come ad esempio lo studio teologico e/o l’azione apostolica. Questo è conseguenza di quello.

Né la formazione teologica né l’esperienza personale sono di per sé sufficienti per mantenerci innamorati di Gesù Cristo.

Dobbiamo quindi conoscere di più Gesù Cristo, e per questo il trattamento personale con Lui è fondamentale. E ricordiamo che il verbo “conoscere” nel linguaggio biblico significa “amare”.

Trascorrere un’ora davanti al Signore sacramentato è promuovere un incontro personale e profondo con Lui. Egli ci invita costantemente ad avvicinarci a Lui, a conversare con Lui, a chiedergli le cose di cui abbiamo bisogno e a sperimentare la benedizione della sua amicizia.

L’ora di adorazione si può offrire per vari motivi, soprattutto per la conversione dei peccatori.

“È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr Gv 13,25), essere toccati dall’amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l”arte della preghiera’, come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento?” (enciclica Ecclesia de Eucharistia, 25).

Per l’ora di adorazione personale la Chiesa non ha stabilito nulla; ciascuno gestirà la propria ora di adorazione come meglio crede, e senza guardare l’orologio la terminerà quando penserà di aver finito.

Ciascuno compirà lo sforzo di avvicinarsi misticamente, ad esempio, al significato della grande umiliazione del Signore e del suo sacrificio valorizzato poco o nulla, corrisposto poco o nulla, ecc.

Forse possiamo iniziare visitando il Santissimo per qualche minuto al giorno due o tre giorni a settimana. L’ideale è rendere la visita al Santissimo un’abitudine quotidiana di un’ora che porterà molti frutti nella nostra vita spirituale.

Quando ci troviamo alla presenza di Gesù sacramentato, la prima cosa è compiere un atto di fede e prendere coscienza del fatto che Dio è davvero lì presente.

E per iniziare abbiamo bisogno di silenzio interiore e raccoglimento per fargli visita.

Anche se è vero che possiamo pregare con le parole che ci attraversano spontaneamente il cuore, quando andiamo a visitare il Signore Gesù per un tempo più prolungato aiuta moltissimo preparare la nostra visita.

Ci sono molti devozionari eucaristici che si possono utilizzare a questo scopo e nei quali troveremo testi preziosi, preghiere di santi, preghiere della Chiesa, ecc.

Le possibilità sono molto varie e ci aiuteranno a mantenerci concentrati senza distrarci.

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