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Sapevate che esiste un’arte marziale tipo aikido ma cristiana?

Global Systema
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Amare i nemici? Non è facile quando il tuo nemico ti prende a calci!

Il progresso nel systema dipende direttamente dalla nostra libertà interiore. Nel systema si progredisce man mano che si sviluppa la capacità di comprendere e di prendere rapidamente le decisioni. Per questo dobbiamo prima disfarci dello stress e dell’eccesso di tensioni, per sentirci a nostro agio e imparare così a respirare correttamente. Per riuscirci dobbiamo esserci liberati previamente di tutti gli ostacoli che ci impediscono di trovare la connessione con il nostro compagno: le nostre paure, i dubbi, le tensioni, le certezze, i pregiudizi, il nostro ego, i nostri paragoni, il nostro perfezionismo o la nostra voglia di vincere.

Questa libertà interiore deve tuttavia passare prima per una conversione del cuore.

Dalla conversione del cuore alla connessione con l’aggressore

Per acquisire questa libertà interiore bisogna smettere di vedere il colpo come un’aggressione – anche se si tratta oggettivamente di questo – e vederlo come un trasferimento di energia che ci ha raggiunti per errore, e restituire al mittente. Ciò vuol dire che chi attacca deve finire con quello che ci ha dato, come una palla di gomma lanciata con tutta la forza contro una parete solida e che si scaglia immediatamente contro chi l’ha lanciata senza che questi possa evitarlo. In modo simile, il nostro corpo può restituire l’energia, a condizione di permettere che circoli fino a tornare all’aggressore secondo certe modalità che gli risulteranno molto difficili, se non impossibili, da evitare.

Per riuscirci, però, bisogna prima cambiare la disposizione interiore, cambiare il punto di vista che abbiamo su noi stessi e sugli altri, ovvero convertire il cuore.

La paura produce rigidità, la fiducia fluidità. Spesso ci sono persone che ubriache sono uscite relativamente indenni da una rissa perché non avevano abbastanza paura da farsi male lottando contro l’energia cinetica; le costole flessibili assorbono l’impatto dei colpi, mentre se i muscoli sono tesi le costole si spezzano nell’impatto e possono provocare una perforazione del polmone.

La verità è che spesso ci facciamo male perché vogliamo controllare tutto in modo volontario e illusorio, anziché approfittare dei vantaggi delle forze presenti. La stessa onda che travolge uno yacht e lo inonda permette a un surfista di avanzare con il minimo sforzo e il massimo relax. Un corpo flessibile può assorbire uno stress molto superiore di un corpo rigido per la paura. Raccogliamo quello che seminiamo, e se seminiamo paura raccoglieremo dolore.

Per questo dobbiamo prima rinunciare a vedere il mondo in termini di vittorie e sconfitte, guardandolo come una circolazione di flussi di energia, spesso mal orientati. Bisogna rinunciare a vedere il mondo in termini di resa e vederlo in termini di relazioni.

L’obiettivo è riuscire a considerare l’aggressione fisica come consideriamo un incidente di traffico. Faremo tutto il possibile per evitarlo, per anticiparlo, per sterzare al momento giusto e per frenare in tempo. Non soffriremo, ma adotteremo misure perché avremo sviluppato un’intelligenza adattata a questo genere di situazioni – almeno così dimostra la patente – e cercheremo di giocare con le varie forze presenti, ma non prenderemo mai un incidente come un affronto personale, come uno sminuire il nostro valore o un attentato alla nostra dignità o al nostro ego.

Se c’è vittoria non sarà sinonimo di umiliazione. La sottomissione e la fuga comportano necessariamente una degradazione dell’autostima, ma noi saremo fuggiti da quella sensazione, perché qualunque sia il risultato non soffriremo, non ci sentiremo paralizzati dalla paura o dal dolore. Anche avendo perso a livello fisico ne usciremo vincitori emotivamente, visto che saremo sfuggiti alla trappola della rivalità mimetica, come dice il filosofo René Girard.

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