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Papa Francesco squarcia il velo di silenzio sulla dimenticata crisi umanitaria in Ucraina

People in Need/Nikishina Ukraine CC

Diane Montagna - Aleteia - pubblicato il 20/04/16

Ci sono sanzioni globali europee e nordamericane nei confronti della Russia, ma nello stesso tempo il commercio prosegue, così come altri tipi di relazioni. Non c’è quindi una guerra dichiarata, in questo senso è ibrida nella sua stessa identità; è ibrida nella natura dell’azione militare, ma è anche ibrida nel senso che una larga parte della guerra è fatta di campagne comunicative a cui è destinata un’incredibile ammontare di risorse. Questo ha portato molte persone in diversi paesi, soprattutto europei, a dubitare della realtà sul terreno, a dubitare persino che ci sia una guerra, a pensare che non sia un’invasione ma una guerra civile, ad accettare e tollerare che ci sia un ampio movimento nazionalista di estrema destra che sta perseguitando i russofoni d’Ucraina. Nelle ultime elezioni presidenziali i partiti di estrema destra hanno ottenuto meno del 2% dei voti, mentre in Francia l’estrema destra ha conquistato più del 20% dei seggi. E in molti altri paesi ci sono situazioni analoghe.

La maggior parte dei cittadini dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti ha l’impressione che la guerra in Ucraina sia finita. Molti leader, compresi alcuni vescovi e altri leader della Chiesa, non sono consapevoli che c’è una guerra. E sono completamente disinformati sulla natura della crisi umanitaria. Ed è questo che il Santo Padre vuole portare all’attenzione dell’intera comunità cattolica d’Europa.

Il senso di sorpresa nei confronti della gravità della situazione è esattamente ciò che vuole la Russia. Immaginate che il vostro salario annuo sia di, diciamo, 30mila dollari e che in due anni diminuisce a 10mila. L’intera popolazione dell’Ucraina, circa 45 milioni di persone, è stata pesantemente impoverita. Stanno consumando le riserve, non ci sono più vestiti e in molte aree gli ospedali non hanno medicine. Molte operazioni vengono portate avanti senza anestesia, chi soffre di diabete non ha insulina, le strade non vengono riparate, a volte le persone muoiono perché le ambulanze non riescono a raggiungerle. Le infrastrutture del Paese sono state indebolite in generale, e c’è un’ampia campagna internazionale per denigrare l’identità dell’Ucraina. Come a dire che coloro che hanno un’identità debole o negativa non sono degni della nostra attenzione, o che addirittura “meritino” ciò che stanno soffrendo. Questo è il messaggio che la Russia ha provato a diffondere.

Se l’Europa non prende sul serio queste cose, le ripercussioni possono essere profonde.

C’è una campagna molto sofisticata per assoldare giornalisti, in Italia come nel resto del mondo, affinché lavorino fianco a fianco con i politici e con i partiti estremisti che rappresentano persone scontente per destabilizzare l’Europa e l’Unione Europea in particolare.

Lo stesso tipo di lavoro è portato avanti nel corpo politico dell’Ucraina: infiltrando il giornalismo, la politica compra collaboratori che sono retribuiti per creare caos. Attraverso l’informazione, attraverso la destabilizzazione, attraverso campagne militare nascoste e non dichiarate, assistiamo dunque al fenomeno della guerra ibrida, che ha sostanzialmente la stessa base di ogni attività terroristica. Non è necessario vincere grandi battaglie, basta rendere inefficiente e paralizzare l’avversario diffondendo paura e indebolendo la vitalità di alcuni elementi della società. Ed è questo che sta succedendo in Ucraina. C’è stato un processo sistemico e sistematico per colpire i sistemi che reggono l’Ucraina.

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