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Papa Francesco squarcia il velo di silenzio sulla dimenticata crisi umanitaria in Ucraina

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Intervista al Vescovo Borys Gudziak sulla situazione in Ucraina e sulla sua importanza per l'Europa

CITTÀ DEL VATICANO — Nella Domenica della Divina Misericordia, cuore dell’Anno Giubilare, Papa Francesco ha concluso la sua Messa in Piazza San Pietro facendo appello a tutti i cattolici di offrire la propria solidarietà ai milioni di persone in Ucraina che stanno soffrendo molto a causa degli ultimi due anni di guerra.

Il Papa ha annunciato di voler promuovere una speciale colletta in tutte le chiese cattoliche, soprattutto in Europa, domenica 24 aprile. Un gesto con cui diffondere consapevolezza e alleviare la sofferenza.

Di recente Aleteia ha incontrato il Vescovo statunitense Borys Gudziak, Eparca dell’Eparchia di San Vladimiro il Grande di Parigi, per capire più a fondo la crisi umanitaria in Ucraina e cosa c’è in ballo.

Sua Eccellenza, Papa Francesco ha scelto la Domenica della Divina Misericordia per fare un appello speciale per l’Ucraina. Qual è il significato di tale appello?

Questo appello ha un significato materiale e morale. Il Paese è stato impoverito e ridotto in macerie. Sono stati distrutti edifici per un valore approssimativa di 50 miliardi di dollari, equivalenti al budget nazionale annuale dell’Ucraina.

Nell’area del Donbass, nell’Ucraina orientale, ci sono stati lanci di razzi quasi continuamente, per due anni. Ci sono state battaglie cruente, scontri con carri armati, con circa 10mila vittime ufficialmente dichiarate. Decine di migliaia di persone sono state ferite e mutilate, centinaia di migliaia di persone soffrono invece di choc post-traumatici.

L’occupazione da parte delle truppe armate russe ha a che vedere soltanto con circa il 5% del territorio, ma le stime dicono che la guerra abbia colpito cinque milioni di persone, metà delle quali è diventata profuga. Di questa parte, una metà ha dovuto lasciare il Paese. Due milioni di sfollati interni hanno trovato riparo nelle zone libere dell’Ucraina. Principalmente ad est, ma un po’ per tutta la nazione.

Quali sono le cause della crisi umanitaria in Ucraina?

La crisi umanitaria nasce da una combinazione di diversi fattori: per molti anni prima della guerra c’è stato un governo corrotto che ha sottratto 50 miliardi di dollari, l’equivalente del budget nazionale annuale dell’Ucraina. C’è una guerra in corso, e due anni fa la moneta è stata svalutata, il che significa che le persone hanno perso due terzi del potere d’acquisto del proprio salario. Ora il salario medio in Ucraina è di 150 euro al mese, mentre il prezzo della carne è pari a quello nei paesi dell’Europa occidentale. Molti beni importati, come la tecnologia, i telefoni e altri beni manifatturieri, potrebbero costare più in Ucraina che in Occidente.

Gran parte dell’economia dell’Ucraina è a brandelli, perché la guerra è devastante. Ha conseguenza pesanti sulla fiducia delle persone, gli investimenti si interrompono e avvengono fughe di capitali da parte di coloro che hanno soldi. E una situazione così atroce, indebolita dalla corruzione precedente che ha portato alla “Rivoluzione della Dignità” e al cambio di regime, è stata aggravata dalla guerra e dalla crisi economica.

Raccontaci di più della guerra.

È una guerra ibrida. Storicamente, si ha una guerra quando i soldati si affrontano su due schieramenti, ed è chiaro chi sta combattendo chi. I blu che combattono i grigi. In una guerra ibrida, i soldati potrebbero non portare insegne. Non agiscono da soldati. Durante l’annessione della Crimea, i soldati russi sono stati presentati come volontari locali. La comunità internazionale, attraverso osservazioni satellitari, ha dovuto constatare la presenza di decine di migliaia, e secondo alcune fonti ben 80mila truppe russe in Ucraina o ai suoi confini. Ma nessuno osa affermare con chiarezza che ci sia un’invasione russa.

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