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Battesimo: non sarebbe più giusto riceverlo da adulti?

© Jeffrey Bruno

Toscana Oggi - pubblicato il 29/03/16

Scrivo a proposito di un lieto evento che c’è stato alla Messa di stamattina ovvero un battesimo amministrato dal parroco ad una bambina piccola perché chiesto e voluto dai genitori. La domanda che voglio fare è questa: il sacramento del battesimo è giusto riceverlo da bambini seppure non è una cosa scelta dal battezzato perché piccolo e quindi c’è chi lo sceglie per lui, oppure bisognerebbe ricevere il sacramento del battesimo in età adulta? O forse si dovrebbe ripetere nuovamente il battesimo in acqua per riconfermare di essere Figli di Dio?

Marco Giraldi

Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

La domanda del lettore implica più considerazioni, legate non solo dalla richiesta fatta, ma soprattutto da come, nel corso della storia, la Chiesa sia stata guidata a comprendere meglio i doni di Cristo, suo Signore. Nell’ordine dovremo mettere a fuoco il senso evangelico del battesimo dei bambini, la sua opportunità e il suo valore. Fin dagli inizi la comunità dei discepoli di Gesù ha inteso il comando di battezzare (Mt 28,19) rivolto anche ai bambini. Per il contesto culturale dell’epoca è molto naturale. La conversione del padre di famiglia comportava l’adesione alla fede cristiana dell’intera sua casa. Così è per la conversione del centurione Cornelio, primo pagano a ricevere il battesimo senza passare attraverso la circoncisione e l’appartenenza al popolo giudaico. Pietro incontrò il centurione Cornelio «con i parenti e gli amici intimi che aveva invitato». Al termine, in seguito all’intervento improvviso dello Spirito Santo, «ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo» (At 10,24.48). Dobbiamo pensare che tra quei parenti vi fossero le donne, i bambini e, forse, gli stessi servi della casa.

La parola di Gesù «lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite» (Mc 10,13-14) ha un riferimento battesimale nelle parole «non glielo impedite». Si tratta di una frase che apparteneva al rito liturgico, quando si chiedeva se il catecumeno fosse ormai pronto a ricevere il battesimo, dopo gli anni di preparazione. Di fronte alla comunità si domandava «cosa impedisse» perché ricevesse il santo battesimo. Abbiamo la stessa frase nella conversione dell’eunuco, ministro della regina di Etiopia: «E l’eunuco disse: Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?» (At 8,36).

Al termine delle persecuzioni, si diffuse la prassi di rinviare il battesimo. Il motivo era la difficoltà a vivere secondo le esigenze della fede cristiana. Contro questa prassi predicarono i grandi vescovi che esortano a non avere paura nel ricevere il battesimo e uno stile di vita cristiano. Il problema avvertito, quindi, non era quello di lasciare spazio alla libertà individuale, ma la difficoltà di mantenere uno stile di vita evangelico. In questa prospettiva il rinvio del battesimo coinvolgeva tutti, sia adulti che bambini. Con la capillare diffusione della fede cristiana, il battesimo assunse un valore sociale, di appartenenza alla comunità civile. Dobbiamo aggiungervi la preoccupazione per una condizione umana segnata dal peccato e il suo destino dopo la morte per chi non avesse ricevuto il battesimo.

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battesimosacramenti
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