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Predicare il Vangelo nella terra in cui Cristo è nato e vissuto

@ Monastero di Sant'Ephrem
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Padre Jacques Frant è fondatore del Monastero di Sant'Ephrem a Taybeh, l'unico villaggio interamente cristiano di tutta la Palestina

A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo». Egli eseguì l’ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.

[1 Re 17: 2-6]

Jacques Frant è un monaco melchita, giunto alla fede e all’amore per il popolo palestinese dopo una vita travagliata e sofferta. Nato a Parigi nel 1950 da padre polacco e madre turca, entrambi ebrei, a 16 anni prese coscienza dei tragici eventi della Shoah vissuti dalla sua famiglia. Questa pesante eredità lo condusse verso una posizione netta contro il razzismo, entrando nelle case degli immigrati, nordafricani e italiani in particolare. “Non fu facile superare la paura dell’altro”, commenta Padre Jacques. “Soprattutto con gli algerini, visto che si era appena conclusa la Guerra d’indipendenza. Ma è stato così gratificante!”.

Visse in prima linea il Maggio parigino, uscendo persino indenne da tre attentati da parte di militanti di estrema destra. Le sue posizioni anarchiche lo portarono alla rottura con la famiglia, diventando quindi, a soli 18 anni, un senzatetto. In quella vita da ribelle ed emarginato, dopo essere caduto nell’abisso dell’alcol e della droga, avvenne il suo incontro con Cristo. Jacques iniziò una vita nuova, il cui primo segnale importante fu la riconciliazione con i genitori. “Senza un soldo in tasca ho percorso a piedi il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela e Fatima, partendo da Parigi. Due anni in strada vivendo di provvidenza, incontri e preghiera. E proprio prima di passare il confine con la Spagna, ho ricevuto il battesimo cattolico. Era la notte di Natale del 1973 e avevo 23 anni”.

Gli orrori delle dittature spagnole e portoghesi furono un richiamo a vivere veramente i valori del Vangelo. Così decise di creare una comunità di recupero per drogati a Mounauban, il villaggio francese dove aveva ricevuto il battesimo. Nel maggio 1975 riprese il bastone da pellegrino per recarsi in Palestina. A piedi, da Zurigo. Ed è proprio della “sua” Palestina che Jacques vuole parlare con i lettori di Aleteia.

“Durante l’Impero ottomano la presenza melchita ha contribuito notevolmente al mantenimento della cultura araba in Medio Oriente. Abbiamo costruito diverse scuole e abbiamo preservato la cultura araba sotto il dominio ottomano, anche traducendo testi islamici. Sebbene in Occidente sono in pochi a conoscerla, la chiesa melchita è tra le più importanti del Medio Oriente”.

I corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo”

Il versetto di 1 Re che avete letto all’inizio dell’articolo è stato il testo con cui Jacques scoprì la propria vocazione. Per tre anni visse dentro una grotta nei pressi di Betlemme, nella totale solitudine, dopo aver ricevuto l’abito monastico. Dopo otto anni di permanenza nei pressi della città sentì l’esigenza di dover cambiare luogo, ancora una volta.

“Un monaco tedesco che si trovava a Betlemme mi propose di chiedere consiglio al parroco di Taybeh, un piccolo villaggio palestinese. Giunto al suo cospetto, il parroco mi guardò sconvolto: ‘Tu sei l’eremita della grotta di Betlemme? Abbiamo sentito parlare così tanto di te! Ho pregato molto affinché tu venissi e fondassi un eremo proprio a Taybeh!’ Io speravo in un piccolo spazio che avesse un recinto; ma evidentemente c’era un piano più grande, perché il parroco mi fece un’altra proposta”.

Il sito dove è sorto il Monastero di Sant'Ephrem
Il sito dove è sorto il Monastero di Sant'Ephrem

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