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Come San Patrizio ha davvero convertito l’Irlanda

Fr Lawrence Lew OP CC

Bert Ghezzi - pubblicato il 17/03/16


“Ho sentito”, ha scritto Patrizio, “le voci degli abitanti della foresta di Focluth, sul mare occidentale. Gridavano, come se avessero una sola bocca: ‘Ti imploriamo, oh giovane santo, di venire e stare ancora una volta con noi”. Patrizio comprese che Dio lo stava chiamando a portare il Vangelo in Irlanda. È infatti diventato apostolo dell’Irlanda.

Patrizio si è quindi recato in Francia, dove per ben 21 anni si è preparato alla sua missione. Per fondare la Chiesa in Irlanda servivano molte cose. Doveva essere pronto a proclamare la Buona Novella a un popolo pagano. Doveva essere in grado di fornire un’educazione cristiana ai convertiti, che dovevano essere infatti seguiti con cura. Dovunque lui ha istituito delle comunità, ha anche dovuto selezionare e formare un clero autoctono per costruire ed equipaggiare le chiese. Soprattutto, doveva avere la forza sufficiente e l’esperienza per superare la resistenza dei druidi, i sacerdoti che usavano la magia per dominare il popolo d’Irlanda.

Per tre anni Patrizio si è dedicato ad approfondire le discipline spirituali e le abilità pratiche, presso il Monastero di Lerins. Ha poi speso quindici anni ad Auxerre, dove il grande monaco e vescovo S. Germano è stato suo mentore. L’addestramento di Patrizio lo ha preparato a essere un fondatore di chiese, non uno studioso. In seguito ha infatti spesso lamentato la propria carenza di istruzione. Ma sapeva che per questo specifico compito aveva bisogno più di saggezza pastorale che di erudizione. In questo periodo Patrizio è stato ordinato diacono e poi sacerdote. Il primo vescovo d’Irlanda, S.Palladio, morì nel 431 dopo un solo anno di servizio. Patrizio gli succedette come vescovo, iniziando il suo operato nel 432.

L’evento cardine del ministero di San Patrizio è avvenuto nella primavera del 433. Era determinato a ottenere il supporto di Lóegaire mac Néill, potente re dell’Irlanda centrale, la cui benedizione gli avrebbe aperto porte ovunque. La sua risolutezza a conquistare l’appoggio del sovrano lo ha condotto a uno scontro inevitabile con i druidi. Il confronto tra il potere spirituale di Patrizio e le arti magiche dei pagani si è concluso con la vittoria del vescovo cristiano, la cui missione iniziò quindi con un grande successo.

Era la vigilia di Pasqua. Lóegaire stava celebrando una festività pagana a Tara, suo quartier generale nell’Irlanda centrale. La legge dell’epoca proibiva a chiunque di accendere un fuoco prima dell’accensione del faro cerimoniale di Royal Hill. A chilometri di distanza, sulla cima della collina di Slane, Patrizio riunì i seguaci per la vigilia della Pasqua. Ignaro del divieto di accendere fuochi, Patrizio ha quindi avviato la liturgia accendendo il fuoco, vivido simbolo della resurrezione di Cristo. Se avesse saputo del divieto, probabilmente non ne avrebbe comunque tenuto conto.

Re Lóegaire, i suoi baroni e i druidi ovviamente notarono le celebrazioni pasquali e furono presi dall’ira. I druidi, percependo il pericolo imminente, avvertirono il re dicendogli che avrebbe dovuto immediatamente spegnere quel fuoco. Se ciò non fosse avvenuto, disse profeticamente uno dei druidi, “non si spegnerà mai, in Irlanda. Farà inoltre eclissare tutta la nostra luce. E chi l’ha acceso conquisterà tutti noi”. Il re e otto carri pieni di guerrieri puntarono quindi all’accampamento di Patrizio.

All’arrivo il re convocò Patrizio chiedendo spiegazioni. La risposta di Patrizio fu un condensato di Angelo. Quando il capo druido Drochu si è fatto gioco dei misteri cristiani, Patrizio ha pregato a voce alta per la sua punizione. Drochu si librò in aria e morì all’istante. I guerrieri provarono a prendere Patrizio, che pregò affinché i nemici fossero sparpagliati. In quel momento arrivarono una nuvola scura e un forte vento giunsero sui guerrieri, che furono presi dal panico e in molti perirono.

Dinanzi a tale dimostrazione di potenza, il re si accasciò. Il forte sgomento lo spinse a fingere di riconoscere Dio, invitando Patrizio a parlare della fede cristiana ai suoi baroni, presso Tara. Lasciata Slane, pianificò quindi di tendere un agguato a Patrizio e ai suoi uomini. Ma al loro passaggio furono come invisibili agli occhi di re Lóegaire e dei suoi sicari. Durante la fuga, i cristiani cantarono per la prima volta la famosa “Corazza di San Patrizio”, una preghiera che invoca il potere della Trinità, dell’Incarnazione, degli angeli e di tutto il cielo contro ogni pericolo possibile e immaginabile. Una preghiera che, negli anni a venire, Patrizio avrebbe recitato spesso.

Il giorno di Pasqua re Lóegaire tenne un banchetto a Tara, come parte della festività pagana. Patrizio e cinque compagni passarono attraverso porte chiuse a chiave e si presentarono in mezzo ai pagani, portando scompiglio. Invitato a sedere accanto al re, a Patrizio venne quindi data una bevanda in cui il capo dei druidi, Lucat-Mael, mise del veleno. Comprendendo ciò che era avvenuto, Patrizio fece il segno della croce sul calice e la bevanda ghiacciò totalmente, ad eccezione della goccia di veleno. Tutti guardarono Patrizio versare quella goccia sul tavolo. Poi benedì di nuovo il calice, e la bevanda tornò normale.

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irlandamissionarisan patriziotestimonianze di vita e di fede
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