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Dal Medioevo all’ateismo

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CattoNerd - pubblicato il 10/03/16

La storia del pensiero occidentale… cosa è andato storto?

È una storia strettamente legata all’esigenza di comprendere la realtà, la vita, attraverso l’uso della ragione. Non si tratta di una caratteristica così scontata. Infatti non tutti i popoli hanno sviluppato discorsi filosofici, scientifici e, soprattutto, teologici così complessi e articolati come quelli della nostra civiltà.
Questo di per sé ha avuto anche degli effetti collaterali… il più rilevante è senz’altro quello degli scontri ideologici, che negli ultimi tre secoli hanno profondamente segnato la storia dell’Occidente. In primis dell’Europa.

Il prof. Franco Nembrini, commentatore della “Divina Commedia”, presidente della Federazione Opere Educative (FOE) dal 1999 al 2006 ed esperto di educazione, ci spiega il percorso che ci ha condotto da una civiltà nettamente cristiana, e medievale, fino alla secolarizzazione repentina delle nazioni del vecchio continente.

Dall’antichità al Cristianesimo

Franco Nembrini:
“C’è un punto della storia, che evidentemente dobbiamo capire, assolutamente significativo, che ha così cambiato la storia dell’umanità che gli uomini hanno cominciato a contare gli anni da quel giorno. Ed è la nascita di Cristo, l’avvento del Cristianesimo. Il Cristianesimo ha una natura speciale rispetto all’antichità. La storia umana ha registrato diversi tentativi di raggiungere Dio. Tutti gli uomini prima di Cristo hanno sentito o presentito l’esistenza di Dio, cercando di immaginarLo, di capire chi era e com’era. E sono nate le diverse religioni: tentativi degli uomini di arrivare a definire Dio. Questo mistero non conosciuto, che senza se non considerato rende la vita dell’uomo un deserto.Il Cristianesimo entra nella storia come un fenomeno diverso dalle altre religioni. Non più gli uomini che cercano di immaginare Dio, ma Dio che entra nella storia degli uomini. Dio che si rivela, incarnandosi e facendosi compagno agli uomini. Da questo giorno in poi gli uomini (europei, almeno!) sentono così rivoluzionata la vita, che cominciano a contare la storia dall’anno zero. Lentamente nei secoli, questo avvenimento, determina la vita degli uomini.”

I tempi di luce

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Potete dire quel che vi pare, ma il Medioevo resta il periodo storico più suggestivo di sempre!

Franco Nembrini:
“Il Cristianesimo ha generato una mentalità, una cultura, una storia. E nel Medioevo europeo ha avuto il suo punto di coscienza più alto, più chiaro. Pensiamo a Dante e a uomini che hanno vissuto la fede con una chiarezza e un’intensità che ha dato forma nuova alla vita. A dispetto degli italiani che non vedono e non sentono più nulla, in Italia ogni pietra parla di questa storia. Si riteneva a quel tempo che mai più dopo Cristo si avrebbe potuto rivolgesi ad altri dei o negare la fede.E invece qualcosa è accaduto… oggi viviamo dopo Cristo, ma senza Cristo. È accaduto ciò che poteva sembrare impossibile: scegliere nessun dio..”

Quando, come e dove è avvenuto tutto ciò?

Come si è potuto abbandonare la verità che si era raggiunta? Nembrini prova a rispondere. E si delinea un discorso che ci offre delle chiavi di lettura notevolmente diverse da quelle della solita scialba e, passatemi il termine, interpretazione anticattolica della storia.

Franco Nembrini:
“Per un medievale come Dante al centro della realtà c’è l’uomo. È una menzogna dire che il Medioevo metteva al centro Dio e l’uomo aveva dimenticato, e che soltanto dopo, nell’umanesimo, l’uomo sarebbe stato riscoperto. La questione è un po’ diversa. Per Dante e per il cristiano medievale l’uomo è rapporto con Dio. Questo è l’uomo.L’uomo è desiderio, tensione e rapporto con l’Infinito e l’Eterno. Cioè con Dio.”

Un po’ come quando si gioca D&D o ai GdR medievali e/o fantasy in generale: la comprensione della cosmogonia dell’ambientazione in cui ci si muove è fondamentale. Si può interpretare un personaggio (giocante) scollegato da questo? Sì, volendo si può. Ma è come vivere nella Terra di Mezzo senza conoscerne nemmeno minimamente i retroscena: “Il Silmarillion“. In altre parole, non essere al corrente del senso profondo della storia di cui si fa parte: il tema del racconto.

Franco Nembrini:
“Ma da un certo punto in poi accade che l’uomo decide di mettersi al centro dell’universo, da solo. E di considerare Dio semplicemente un aspetto della realtà. Progressivamente, quel Dio messo ai margini della realtà viene messo fuori dalla realtà. Ma un Dio fuori dalla realtà, che non c’entra niente con la vita, è come se non esistesse. Non c’è più.È il passaggio dal Medioevo all’umanesimo, all’illuminismo, all’ateismo moderno. Si può anche disegnare in un altro modo.”

Quel rifiuto della fede… un po’ snob!

Franco Nembrini:
“Nel Medioevo, quando Dante era ancora vivo, la gente imparava a memoria canti interi dell’Inferno e del Purgatorio. Contadini illetterati conoscevano a memoria la “Divina Commedia”. Ancora oggi, in Toscana, se ne trovano. Perché anche un contadino sentiva raccontata la propria vita, la propria fede e i propri sentimenti. Questo fino a quando la classe intellettuale prese sempre di più le distanze dalla fede vissuta dal popolo. E così c’è il popolo, nel senso della popolazione rurale e contadina europea, che va avanti a vivere la stessa fede fino a mio padre, in una vita semplice e concreta, e c’è la minoranza intellettuale. Lo stesso Dante, come qualsiasi uomo medievale, deve avere vissuto una vita simile a quella di un nostro contadino. Il mondo intellettuale prende sempre più le distanze dalla cultura e dalla fede cristiane. Elabora un nuovo pensiero, sempre più lontano dal pensiero religioso: umanesimo, rinascimento, illuminismo, positivismo. Fino all’ateismo contemporaneo.”

Paradise Craft

Ecco, io faccio nuove tutte le cose. ~ Apocalisse 21, 5

Questo fin quando lo fa Dio è logicamente possibile e, aggiungo, auspicabile. Ma se viene preparato a tavolino da altri, con un certo desiderio di voler attuare un cambiamento a tutti i costi, si forzano eufemisticamente le cose, nello spirito di “Tanto peggio per i fatti se non si accordano con la teoria”, frase attribuita al filosofo Hegel.

Franco Nembrini:
“Tutto questo per dire che finalmente possiamo fare a meno di Dio. L’uomo è uscito dalla stato di minorità. C’è un momento preciso in cui questa cultura decide che è ora di cambiare il mondo, non c’è più bisogno di aspettare un paradiso nell’Aldilà, noi costruiremo il paradiso su questa terra. Robespierre diceva: “noi costringeremo gli uomini a essere felici”.Il primo grande tentativo di cambiare la storia da parte di questa cultura, cioè di costruire il “mondo nuovo”, comincia nel 1789, e si chiama “Rivoluzione francese”.

Rivolzione, ghigliottina

Libertè, egalitè, fraternitè… et têtes coupées!

Mi impressiona sempre pensare che è come se in venticinque anni il male avesse fatto un esperimentoterribilmente violento e veloce. E in una parabola terrificante, nell’arco di venticinque anni esatti, è passato velocemente attraverso l’illusione di un mondo nuovo, che avrebbe portato libertà, eguaglianza e fraternità. È passato attraverso il terrore, la ghigliottina; e ha realizzato la prima grande tirannia su scala mondiale: l’Impero napoleonico. Ma poi Napoleone è stato sconfitto… e i regnanti e le chiese di allora, non capirono niente. Pensarono, semplicemente, che si potesse fare finta di niente. Questa è stata, secondo me, la tragedia culturale dell’Europa: facciamo finta che non sia successo, che sia stata una brutta pagina della storia. Dimentichiamola. Torniamo al passato.

L’Europa chiamò “Restaurazione” questo terribile equivoco, che si potesse tornare al passato, al 1789, a prima della Rivoluzione. Ma chi non conosce e non capisce la storia è destinato a ripeterla. E, così, questa parabola se capita avrebbe potuto evitare un disastro. Invece è ricominciata! Solo che quello che era accaduto in venticinque anni, in modo così concentrato, si è ripetuto nell’arco di duecento anni. Le rivoluzioni, il terrore, i gulag e i campi di concentramento. È impressionante perfino la coincidenza delle date. Questo periodo terribile è esattamente in duecento anni. La Rivoluzione francese (1789) e la caduta del muro di Berlino (1989). In questi duecento anni la parabola si è ripetuta in modi diversi, all’Est in modo violento e all’Ovest in modo diverso, ma non meno radicale: una rivoluzione culturale, secondo la filosofia del grande teorico del comunismo italiano, che fu Antonio Gramsci. La conquista del potere per via pacifica, attraverso gli strumento intellettuali, piuttosto che attraverso la rivoluzione armata.

'68, rivolta

Il ’68, l’anno dell’incaz… ehm, scusate, dei giovani arrabbiati!

In Italia e in Europa occidentale quella famosa cultura che da dopo il Medioevo ha preso le distanze dalla fede, fino a diventare dichiaratamente nemica dell’esperienza religiosa, compie la sua rivoluzione anche in Occidente; e irrompe nella vita del popolo in modo violento, in quel fenomeno storico del ’68. Negli ’60 e ’70 avviene la rivoluzione. Questa cultura entra improvvisamente nella vita della gente, attraverso la televisione, il giornalismo e la Scuola di Stato. Così saltò in modo violento il rapporto tra due generazioni. Una generazione di padri, che voleva dare la fede ai propri figli, si trovarono di fronte a figli che non erano più in grado di riceverla. Cos’è che non capirono questi genitori? Era accaduta una cosa senza precedenti, che non erano divisi dai loro figli da venticinque anni, ma che a separarli si erano infilati cinquecento anni di storia. Una distanza incolmabile.”

Conclusione

Genesi, Adamo ed Eva

Si ripete, sempre, l’ambizione di autosufficienza. Sì, dalla prima storia in assoluto, quella della Genesi

La stupefacente analisi fatta da Franco Nembrini esplicita l’errore filosofico di sempre: la pretesa indipendenza dell’uomo, da Dio e da qualsiasi verità ultima di tipo relazionale e spirituale. Un atto di ribellione scaturito più che dal desiderio di ragione, dall’ego che prevarica la realtà con progetti utopici e ideologici colpi di mano, costruiti a tavolino negli ambienti intellettuali ed elitari. I cristiani da parte loro non furono in grado di rispondere adeguatamente a tutto ciò, di cambiare linguaggio e di offrire delle immagini capaci di mostrare l’inconsistenza dei nuovi miti, materialisti e atei. Si rispose, tutt’altro, dando per scontate molte cose che, nei fatti, erano ormai estranee alle nuove generazioni. Queste nuove e suggestive dottrine, sia socio-politiche che parareligiose, trovarono la loro forza nell’illusione di un benessere immediato, che come al solito si rivelò vantaggioso solo per altri potenti, magari meno in vista dei monarchi del cosiddetto Ancient Régime, e in un tentativo di raffigurare la realtà in modo apparentemente più plausibile, razionale e meno lacunoso.
Resta adesso ai nuovi cristiani cambiare linguaggio, diventare sale della terra (Mt 5,13) e fare scoprire ai non credenti che lasciarsi guidare da Dio non è niente affatto una fregatura. Non è contrario alla ragione. Anzi, è l’unica e bellissima vocazione dell’uomo da cui si può partire per l’edificazione di un nuovo cielo e una nuova terra (Ap 21, 1).

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
ateismocristianesimo
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