Sono prodotti da un'azienda di web marketing che ha obiettivi non proprio etici
Sono prodotti da un’azienda di web marketing che ha obiettivi non proprio eticiIl caso lo rilancia Avvenire (29 febbraio): i test-gioco su Facebook hanno ben poco di etico e sono tutt’altro che semplici passatempi. O meglio, lo sono per chi vi partecipa, ma in realtà nascondono ben altri obiettivi.
Perché sono prodotti ad hoc da un’azienda che li usa per incamerare i dati personali di chi partecipa a questi test.
CHE LAVORO FARAI…?
Esempi pratici? Eccoli: “Quale sarà il tuo lavoro fra 10 anni? Clicca qui per scoprirlo” e compare, ad esempio, che tra 10 anni sarai venditrice di noccioline e guadagnerai 75.000 euro all’anno; oppure sarai cantante e guadagnerai 125.000 euro. Nella homepage di Facebook se ne trovano diversi.
Ovviamente sono test-giochi, che promettono di svelarti “quale animale sei”, “quanto ne sai sull’amore”, “qual è il tuo colore” e “quale personaggio storico saresti”. Ogni volta che clicchiamo sui post che reclamano questi test, veniamo indirizzati in un sito che in pochi secondi ci fornisce un risultato.
ATTENTI A “NAMETEST.COM”
A realizzare questo tipo di test-gioco pubblicato sul sito “nametests.com”, è una società tra le più grandi fornitrici mondiali di siti Web, video virali e app per smartphone. Questa società adotta tutte strategie di marketing digitale indirizzate a generare nuovi clienti, download e fan per quest’ultima.
Ogni volta che clicchiamo su uno di questi test inviamo a loro i nostri dati personali (Nome, Cognome, Data di nascita, email, telefono ecc ) e ciò che pubblichiamo quotidianamente su Facebook, ma anche i dati sensibili di tutti i nostri amici del social. Dati che l’azienda (e tutte le altre simili che offrono questo tipo di test/giochi) userà per inviarci pubblicità mirate via social ma anche via mail.
CONSENSO “RUBATO”
Basta che decidiamo di partecipare anche a un solo test (ad esempio per sola curiosità), per dare il consenso a spiare nei nostri profili social, in questo caso Facebook, e di conseguenza a conoscere parecchi aspetti della nostra vita personale, tutto ciò per invaderci di pubblicità.