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“Quella cristiana non è «la religione del dire», Dio è concreto”

© Giulio Napolitano / Shutterstock.com

Domenico Agasso jr - Vatican Insider - pubblicato il 24/02/16

Francesco a Santa Marta: parlare «e non fare è un inganno», porta «alla vanità»

Agisce realizzando il bene, non solo parlando e dicendolo. Quella cristiana non è una «religione del dire», ipocrita e vanitosa, ma è concreta. Papa Francesco commenta così la liturgia di oggi all’omelia della Messa celebrata in Casa Santa Marta questa mattina. Durante la Quaresima, invoca, Dio «ci insegni la strada del fare». Lo riferisce Radio Vaticana.

Denuncia il Pontefice: la vita cristiana è concreta, innanzitutto «Dio è concreto», ma molti sono i cristiani per «finta», quelli che pongono l’appartenenza alla Chiesa come un onore senza impegno e responsabilità, un prestigio, invece di ciò che è veramente: servizio verso i più poveri e bisognosi.

Il Pontefice si basa sul brano liturgico del giorno del profeta Isaia col passo del Vangelo di Matteo per ribadire la «dialettica evangelica fra il dire e il fare». Papa Bergoglio evidenzia le parole di Gesù, che smaschera l’ipocrisia di scribi e farisei esortando discepoli e folla a osservare ciò che loro insegnano ma a non comportarsi come loro si atteggiano: «Il Signore ci insegna la strada del fare. E quante volte troviamo gente – anche noi, eh! – tante volte nella Chiesa: “O sono molto cattolico!”. “Ma cosa fai?” Quanti genitori si dicono cattolici, ma mai hanno tempo per parlare ai propri figli, per giocare con i propri figli, per ascoltare i propri figli. Forse hanno i loro genitori in casa di riposo, ma sempre sono occupati e non possono andare a trovarli e li lasciano abbandonati. “Ma sono molto cattolico, eh! Io appartengo a quella associazione”». Ecco, questa «èla religione del dire: io dico che sono così, ma faccio la mondanità».

«Dire e non fare», scandisce Francesco, «è un inganno». Le parole di Isaia indicano cosa il Signore preferisce: «Cessate di fare il male, imparate a fare il bene». Ancora: «Soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». Inoltre, mostrano pure l’infinita misericordia di Dio, che comunica all’umanità: «Su – ricorda Francesco – venite e discutiamo. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve».

«La misericordia del Signore – osserva il Papa – va all’incontro di quelli che hanno il coraggio di discutere con Lui, ma discutere sulla verità, sulle cose che io faccio o quelle che non faccio, per correggermi. E questo è il grande amore del Signore – precisa – in questa dialettica fra il dire e il fare. Essere cristiano significa fare: fare la volontà di Dio. E l’ultimo giorno – perché tutti noi ne avremo uno, eh! – quel giorno cosa ci domanderà il Signore? Ci dirà: “Cosa avete detto su di me?”. No! ci domanderà delle cose che abbiamo fatto».

Francesco poi si sofferma in particolare sul capitolo del Vangelo di Matteo sul giudizio finale, quando Dio chiederà conto all’uomo di come si sarà comportato con i più bisognosi, affamati, assetati, carcerati, stranieri: «Questa – esclama Francesco – è la vita cristiana. Invece il solo dire ci porta alla vanità, a quel fare finta di essere cristiano. Ma no, non si è cristiani così».

Infine, un’invocazione: «Che il Signore ci dia questa saggezza di capire bene dov’è la differenza fra il dire e il fare e ci insegni la strada del fare e ci aiuti ad andare su quella strada, perché la strada del dire ci porta al posto dove erano questi dottori della legge, questi chierici, ai quali piaceva vestirsi ed essere proprio come se fossero una maestà, no? E questo – ripete – non è la realtà del Vangelo! Che il Signore ci insegni questa strada».

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