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Nato senza le gambe, a 15 anni è un atleta pluripremiato

Jeffrey Bruno
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“Voglio aiutare”

Tutto questo ha reso i primi anni in cui Miguel e Tulia sono stati insieme una sfida. Quando lui aveva sei anni, tuttavia, ha incontrato i membri del North Jersey Navigators, che gestisce dei programmi per aiutare i bambini disabili a fare sport. Per Miguel, lo sport avrebbe risolto due problemi: l’iperattività e il modo in cui il mondo lo percepiva.

Verso le Paraolimpiadi

“Michael Phelps ha iniziato a nuotare perché la madre voleva che si calmasse un po’”, ha osservato Miguel durante un’intervista.

“Lo sport tira fuori tutta l’energia, e quindi fa concentrare. All’inizio non volevo allenarmi. Mia madre voleva che facessi atletica leggera. Quando mi allenavo, riuscivo a concentrarmi molto di più sui compiti. Non ero un gran tipo. Ignoravo le persone. Ero una specie di solitario. Impegnarmi nello sport ha cambiato tutto”.

L’allenamento lo ha aiutato non solo a concentrarsi, ma anche a capire che era bravo. L’atletica leggera era il suo sport, ma gradualmente ha esteso il suo raggio d’azione a nuovi campi. Oggi fa 100, 200, 400, 800 e 1.500 metri, 5K, lancio del peso, del giavellotto e del disco, nuoto, tiro con l’arco e triathlon. Si allena cinque giorni a settimana, due dei quali a quasi due ore di distanza da casa, sia con i Navigators che con la squadra di atletica leggera della Notre Dame High School di Lawrenceville, nel New Jersey.

“Miguel è maturato al punto che prende il suo allenamento più sul serio, e lo considera una necessità per raggiungere i suoi obiettivi”, ha affermato John McKenna, direttore delle performance degli atleti della Notre Dame High School.

“Non riceve un trattamento di favore, e viene spinto e sfidato ogni giorno ad abbandonare la sua ‘zona di comfort’. (…) Se Miguel continua ad allenarsi al di fuori di questa, non ci sono limiti a ciò che può raggiungere. Lo vedrei un giorno alle Olimpiadi”.

Non sono solo le parole di un allenatore orgoglioso. Miguel non si limita ad allenarsi o a gareggiare. Vince. Ha stabilito vari record e ha portato a casa 15 medaglie d’oro e 4 d’argento ai Campionati Nazionali Juniores per Disabili. L’estate scorsa è volato in Olanda per gareggiare ai Giochi Internazionali sulla Sedia a Rotelle e ai Giochi Sportivi Mondiali Juniores per Amputati, vincendo una medaglia d’oro, tre d’argento e tre di bronzo. Ora è uno dei più premiati atleti juniores degli Stati Uniti.

“La chiave per allenare Miguel è non vederlo come un handicappato. Lo consideriamo un atleta che vuole lavorare per realizzare il suo sogno”, ha affermato McKenna.

Il dono dello sport

Anche in famiglia Miguel è sempre stato trattato normalmente. “Non lo abbiamo mai considerato un ‘oggetto’ fragile”, ha ricordato Tulia. La vera difficoltà non è stata tanto la disabilità, quando una serie di ostacoli meno tangibili. Non aveva una figura paterna. Aveva problemi a concentrarsi. Doveva sviluppare buone abitudini. Doveva lavorare sulle sue abilità sociali. Lo sport, afferma la madre, “gli ha dato la disciplina e la struttura di cui aveva bisogno”. L’esercizio gli ha permesso di sfogare l’energia in eccesso, i compagni di squadra lo hanno aiutato a imparare a relazionarsi e gli allenatori gli hanno dato un’impronta paterna.

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