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Nella Quaresima, uno sguardo protestante ai primi cristiani

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Il modo migliore per rinnovare il pentimento e la fede è quello di farlo insieme

All’inizio della Quaresima, mi vengono in mente i ricordi di un brunch che ho avuto qualche anno fa. Mentre alcuni dei presenti si sono avvicinati verso le leccornie che erano sul tavolo, c’era una donna che era visibilmente sulle sue. Tra un sorso di acqua ghiacciata e l’altro, ci ha spiegato che era a digiuno.

Le diete “disintossicanti” non erano di moda all’epoca, non stava cercando di perdere peso o di eliminare le tossine; stava semplicemente digiunando, per ragioni del tutto personali e private. Semplicemente questo.

Non ha rivelato il motivo di quel digiuno in particolare, ma ha avuto molto “successo” nello smorzare la baldoria di quel brunch.

Ci sono molte buone ragioni che possono giustificare un digiuno personale, ma una caratteristica importante della Quaresima è proprio l’unione del popolo di Dio nel condividere una stagione di penitenza, preparandosi quindi a celebrare la resurrezione.

La Pasqua richiede una preparazione di gruppo. I banchetti pasquali non dovrebbero essere una questione privata, né tantomeno dovrebbe esserla la penitenza quaresimale.

L’idea di trascorrere un periodo di penitenza collettiva non è rara tra i protestanti.

I primi coloni del New England, che erano conosciuti come puritani, erano soliti dichiarare dei giorni di digiuno o di festa pubblica, ed erano purtroppo noti per preparare soprattutto attività del primo tipo.

Tuttavia, la natura occasionale di questi digiuni e il fatto che venivano fatti principalmente tra di loro pone subito delle differenze con quanto si suppone debba evocare la Quaresima.

Per loro, organizzare banchetti e digiuni era un modo per riconoscere la propria colpa di fronte a specifiche disposizioni di Dio o a dei giudizi particolari della comunità.

L’inserimento di feste e digiuni nel calendario annuale portò due grandi errori: ha reso delle sincere preghiere in qualcosa di meramente ripetitivo e ha recato fastidio alle coscienze con un rituale che è più un’invenzione umana che un comando divino.

I protestanti non sono totalmente estranei alle abitudini della Quaresima: fare penitenza per i peccati, fare la carità, amare il prossimo, offrire il perdono, mettere da parte i divertimenti preferiti per potersi concentrare anima e corpo a Dio…

I protestanti già facevano queste cose. Ma alcuni hanno ritenuto preoccupante che si siano elaborate delle norme a tal riguardo. Dopo tutto, il rifiuto della Quaresima era notevolmente presente all’inizio della Riforma in Svizzera.

Nel 1522, Ulrich Zwingli ha difeso un gruppo di cristiani di Zurigo per aver ostentatamente mangiato salsicce durante la Quaresima. Gli argomenti centrali di Zwingli hanno ancora una profonda eco nel protestantesimo: la Quaresima non appare nella Scrittura, quindi i cristiani non dovrebbero essere obbligati a rispettarne il compimento.

Se i cristiani vogliono digiunare va bene, ma solo se è per scelta personale.

Ma il fatto di lasciare la Quaresima come una scelta personale può presentare alcuni problemi.

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