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La vera storia dietro la tradizione ecclesiale della benedizione delle gole

Zvonimir Atletic/Shutterstock
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L’antica tradizione di invocare San Biagio per le malattie della gola

Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
Preghiera per la benedizione delle gole

 

Anni fa, un sacedote mi ha detto che quando era ragazzo a suo fratello era andato di traverso un osso. Nel panico, sua madre aveva invocato ad alta voce l’aiuto di San Biago, l’osso era subito saltato fuori ed era andato tutto bene. Non so se il ragazzo fosse o meno in grave pericolo, ma la storia è simile a quella di una delle leggende più famose su San Biagio: quando era in prigione per essersi rifiutato di rinunciare alla propria fede, ha curato miracolosamente un bambino che stava soffocando per una spina di pesce.

In realtà si sa molto poco di questo martire cristiano dell’antichità. Il primo riferimento si ritrova nei resoconti medici di un medico di corte di nome Ezio Amideno (fine V-inizio VI secolo), in cui si dice che San Biagio veniva invocato quando c’erano degli oggetti che si erano fermati nella gola.

Sappiamo anche che Biagio fu vescovo di Sebaste, in Armenia, e che subì il martirio sotto Licinio verso il 316 d.C., ma per quanto riguarda i dettagli sulla sua vita dobbiamo riferirci a varie tradizioni. Presumibilmente questo martire cristiano delle origini era nato da genitori nobili e benestanti che gli avevano dato un’educazione cristiana. Divenne medico e venne eletto e consacrato vescovo da giovane. Durante la persecuzione di Licinio, un ex alleato di Costantino che aveva iniziato a perseguitare la Chiesa, Biagio sperimentò una chiamata a vivere come eremita in una grotta fuori città, dove era noto per il fatto di guarire gli animali selvaggi malati e feriti. Alla fine venne scoperto dai cacciatori che giravano per le campagne per catturare animali da usare nei giochi negli anfiteatri. Biagio venne portato da Agricola, governatore della Cappadocia e dell’Armenia inferiore, e gettato in prigione.

Una leggenda narra che mentre veniva portato in prigione Biagio ordinò a un lupo di lasciare un maiale che apparteneva a una donna che implorava l’aiuto del santo vescovo. In seguito la donna portò delle candele nella sua cella perché lui potesse avere la luce per leggere le Scritture. Si dice che Agricola rimase colpito dai miracoli di Biagio, ma questo non gli impedì di insistere affinché il vescovo rinunciasse alla propria fede, e quando questi rifiutò il governatore lo fece picchiare, torturare con un pettine di ferro (uno strumento usato per pettinare la lana) e decapitare.

Come mostrano i manoscritti di Ezio Amideno, nel VI secolo l’intercessione di San Biagio era invocata in Oriente per le malattie collegate alla gola. Nel IX secolo il santo era riverito anche in Europa, e nel Medioevo divenne uno dei santi più popolari, venerato come uno dei “Quattordici Santi Ausiliatori”, tra i quali figuravano anche San Cristoforo, Sant’Erasmo, Santa Barbara e Santa Caterina d’Alessandria.

A San Biagio vennero dedicate chiese e altari. Si dice che papa Leone IV abbia donato nell’855 le reliquie di San Biagio al duca Wolfenus di Rheinau, in Germania, che le portò con sé da Roma. Altre reliquie del santo si troverebbero a Braunschweig (Germania) e a Parigi.

Nel 971, nell’attuale Dubrovnik, si dice che San Biagio sia apparso agli abitanti per metterli in guardia contro un imminente attacco dei veneziani. Da allora, Dubrovnik lo onora come suo patrono. Una statua del santo si erge all’ingresso della città, e la cattedrale possiede una serie di reliquie del santo.

Con il tempo, si è sviluppata la tradizione di benedire la gola dei fedeli, con i sacerdoti che tengono due candele benedette il giorno prima, il 2 febbraio, la Candelora, sulla testa o sulla gola del fedele mentre invocano l’intercessione di San Biagio contro ogni malattia della gola e del corpo.

Se le malattie della gola sono la cosa principale per cui San Biagio viene invocato in Occidente, è anche considerato un protettore contro gli animali selvatici, protettore delle città e patrono dei veterinari, dei cardatori e dell’industria della lana. Nella Chiesa orientale la sua festa si celebra l’11 febbraio.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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