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Dieci ragioni per cui il cristianesimo progressista scomparirà

(c) Tela Chhe

padre Dwight Longenecker - Patheos - pubblicato il 01/02/16

La recente bufera nella Comunione anglicana ha evidenziato ancora una volta la vera divisione del cristianesimo mondiale (che ho analizzato qui). La divisione è tra quei cristiani che – in mancanza di un termine migliore – potrebbero essere definiti cristiani “storici” e coloro che sono cristiani “progressisti”.

I cristiani storici credono che la loro religione sia rivelata da Dio nella persona di suo Figlio Gesù Cristo, e che le Scritture siano la testimonianza principale di quella rivelazione. Credono che la Chiesa sia l’incarnazione nel mondo del Signore Gesù risorto, e che la sua missione – per cercare e salvare chi è perduto – sia ancora valida e di fondamentale importanza. I cristiani storici credono nella vita soprannaturale della Chiesa e aspettano che Dio operi nel mondo e nelle loro vite.

I cristiani progressisti credono che la loro religione sia un incidente storico fatto di circostanze e persone, che Gesù Cristo sia – nella migliore delle ipotesi – un maestro divinamente ispirato, che le Scritture siano degli imperfetti documenti umani influenzati dal paganesimo e che la Chiesa sia un corpo di persone con una mentalità spirituale che desiderano portare pace e giustizia a tutti e rendere il mondo un posto migliore.

Mi rendo conto che questo sia un ritratto approssimativo della realtà, ma rende intuibile quale sia il divario principale; i credenti di entrambe le parti dovrebbero ammettere che cristiani “storici” e “progressisti” esistono all’interno di tutte le confessioni. Il vero spartiacque nel cristianesimo non è più tra protestanti e cattolici, bensì tra progressisti e storici.

Quando parlo di “divario” dovrei meglio dire “battaglia”, perché entrambe le parti sono bloccate in una battaglia interminabile e irrisolvibile. Interminabile perché nessuna delle due parti cederà, irrisolvibile perché le divisioni si estendono alle radici teologiche e filosofiche di entrambi gli aspetti.

Tuttavia, osservando profondamente le dinamiche del cristianesimo progressista si può supporre che entro la fine di questo secolo cesserà di esistere, oppure non sarà più cristianesimo.

In questo momento il modernismo ha ancora vesti cristiane nelle correnti principali delle Chiese protestanti e in alcuni ambienti della Chiesa cattolica. Questo non può durare ancora a lungo per dieci, semplicissimi, motivi:

1. I modernisti negano l’esistenza del soprannaturale e, pertanto, non sono realmente religiosi. Per “religione” intendo un’interazione con il soprannaturale. La religione (sia che si tratti di popoli primitivi che saltano intorno a un falò o di una Messa Solenne in una cattedrale cattolica) è caratterizzata da uno scambio con l’altro mondo. Stiamo parlando di salvezza delle anime, di redenzione dal peccato, di paradiso, di inferno e dannazione, di aldilà, di angeli e demoni e tutta quella roba.

I progressisti non hanno a che fare con tutto questo. Per loro la religione è una questione di lotta per la parità dei diritti, di rendere il mondo un posto migliore, di essere gentile con tutti e di “spiritualità”. Non ci vuole molto tempo per rendersi conto che non c’è bisogno di andare in chiesa per fare questo. Così la gente smette di andare e, alla fine, questo porterà alla morte del cristianesimo progressista stesso. La prima generazione di cristiani progressisti andrà in chiesa su base regolare. La seconda parteciperà saltuariamente alle funzioni. La terza, quasi mai. La quarta e quinta non vedranno alcuna necessità di adorare Dio. Arriveranno al punto che se la religione non è niente più che fare opere buone, ne consegue che i riti religiosi siano ridondanti… e avrebbero ragione.

La religione progressista è essenzialmente individualista e non comunitaria. Ogni persona si fa una propria idea su determinate questioni. Quindi, quando si tratta di religione, la natura scissionista della fede progressista diventerà sempre più acuta. Gli individui con opinioni ferme formeranno gruppi sempre più piccoli e appassionati formati da persone con una stessa mentalità; e più piccoli sono i gruppi, maggiormente essi finiranno per appassire e poi, infine, morire.

2. Il cristianesimo progressista è anche soggettivo e sentimentale. Evita la dottrina e favorisce la spiritualità individuale, dando spazio a risposte sentimentali sulle questioni morali. Non ci vuole molto tempo, quindi, prima che le inclinazioni individualiste e sentimentali facciano uscire una persona da una chiesa che è dogmatica ed esigente. I modernisti preferiscono la propria spiritualità personale e le esperienze emotive a qualsiasi tipo di impegno religioso che sia formale e di natura collettiva. Da qui consegue il mantra moderno del “sono interessato alla spiritualità ma non alla religione”. Quando questo atteggiamento prevale, la religione modernista muore perché i suoi devoti non riconoscono i capisaldi dell’appartenenza e del credo.

3. Il cristianesimo progressista è storicamente revisionista. Tende a riscrivere la storia secondo i propri pregiudizi. In termini religiosi, questo significa che è tagliato fuori dalla tradizione. E quindi dalla sorgente di vita della religione stessa. Mettendo da parte la tradizione si avrà solo l’ultima trovata religiosa, moda o adattamento alla cultura contemporanea. Un tale effimero atteggiamento non può produrre una religiosità longeva che sia sostenibile a lungo termine. La religione prospera se la tradizione è alimentata e ampliata nel corso degli anni. Una religione che distrugge la tradizione, quindi, distrugge se stessa.

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cristianesimocristianesimo progressistadottrina cattolicareligionetradizione
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