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Family Day, chi scende in piazza e chi no tra le associazioni cattoliche?

DR / LMPT

Manif pour tous Roma

Aleteia - Lucandrea Massaro - Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 29/01/16

Massimo Gandolfini, “Comitato promotore Family Day”: non fare una legge “perché lo chiede l’Europa”

«Questo mantra “Ce lo chiede l’Europa” deve essere immediatamente cassato, per una serie di ragioni. La prima, la più semplice di tutte, è che non è detto che tutto ciò che fa l’Europa sia automaticamente buono. Se andiamo a pensare alla posizione che molti Stati europei hanno sul gravissimo problema dei migranti, ci manca solo di allinearci da questo punto di vista. Per cui, l’Europa fa cose buone ma anche non buone, e spetta a ogni popolo, al popolo italiano, discriminare fra queste. Questo della frattura è un altro tema molto importante ed è quello che ci ha spinto ad organizzare una grande piazza e manifestazione, perché il popolo italiano manifesti il suo comune sentire» (Radio Vaticana, 20 gennaio).

Gianfranco Amato, “Giuristi per la Vita”: lanciare un segnale a tutto il mondo

«Direi che è addirittura una piazza del mondo. Sono tantissime le sollecitazioni che io stesso ricevo dagli Stati Uniti all’Australia. Ci dicono che noi siamo l’ultima spiaggia, se cade l’Italia non è l’ennesimo Paese che si aggiunge alla lista. L’Italia, non ce lo nascondiamo, rappresenta la Chiesa cattolica, ha un valore simbolico enorme. Infatti ci saranno anche degli interventi di spessore internazionale in piazza, è evidente che la risonanza va oltre i confini nazionali e continentali. In questo momento tutto il mondo ci guarda, i riflettori sono puntati su questa piazza» (Intelligonews.it, 27 gennaio).

LE RAGIONI DEL “NO”

Le associazioni del laicato cattolico che hanno optato per una non partecipazione ufficiale sono accomunate dalle perplessità circa la stepchild adoption e i molti richiami al matrimonio nel Ddl Cirinnà, ma sono – con accenti diversi – convinte della necessità di un riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, senza per questo l’assimilazione alla famiglia tradizionale. Massima libertà ai singoli di partecipare.

Santino Scirè, responsabile Famiglia e vicepresidente delle Acli nazionali

«Sul tema della famiglia, fatta di mariti e di mogli, di papà, di mamme e di figli, le Acli non sono mai state in difesa, piuttosto sono da sempre impegnate con servizi, attività, iniziative, progetti per promuoverne il protagonismo. Il clima da tifoseria che si è creato in questi giorni a ridosso del Family Day non fa certo bene alle vere priorità della famiglia, che conosciamo non solo attraverso i nostri iscritti e il costante lavoro sul territorio, ma anche attraverso le migliaia di persone che si rivolgono ogni giorno al nostri servizi di Caf e Patronato diffusi su tutto il territorio della penisola.

Le Acli – afferma Scirè – non condividono la strumentalizzazione delle piazze e, rispetto al processo legislativo in atto, hanno a cuore la tutela dei soggetti più deboli.
Per questo le Acli ritengono che l’ipotesi della stepchild adoption possa essere rischiosa perché può aprire la strada alla aberrante pratica dell’utero in affitto. Tuttavia affermano l’importanza di riconoscere le unioni civili, anche omosessuali, sottolineando la necessità che vengano tutelati i diritti individuali fuori da ogni possibile equiparazione al matrimoni» (Acli.it, 27 gennaio).

Don Julian Carròn, Presidente di Comunione e Liberazione

Quella di CL è una posizione articolata: premettendo che “questo disegno di legge (ddl Cirinnà, ndr) ha molti aspetti critici”, Carròn ha però invitato i fedeli a chiedersi “da dove nasca questo disegno di legge” fornendo poi una risposta: “Dalla volontà di rispondere a un bisogno che esprimono alcune persone, un desiderio umano che possiamo sorprendere nei più svariati tentativi per raggiungere quella pienezza che nessun essere umano non può non considerare e che si nasconde a volte sotto vesti contraddittorie”. “Noi abbiamo qualcosa da dire a queste persone?”, ha chiesto don Carròn riferendosi a chi rivendica “nuovi diritti”. E in merito al Family Day ha aggiunto: “Spero che questi suggerimenti ci consentano di giudicare anche l’utilità della manifestazione del prossimo 30 gennaio. Poiché si tratta di un evento promosso dai laici, e dal momento che anche questa volta la Chiesa italiana non ha dato alcuna indicazione vincolante rispettando la libertà dei laici ciascuno decida da laico che cosa fare, verificando nella propria esperienza la ragione ultima di questa sua decisione”. In scienza e coscienza. (Scuola di Comunità di CL, 20 gennaio).

Il Movimento dei Focolari, presieduto da Maria Voce

Pur riconoscendo le criticità della stepchild adoption nella tutela dei minori e l’evocazione di una sovrapposizione – errata – tra unioni civili e matrimonio, il movimento spiega che “I Focolari in Italia non sono fra i promotori del prossimo Family Day: ritengono che su questo tema e in questo preciso momento storico, pur riaffermando il diritto di ogni persona e formazione sociale alla libera espressione delle proprie idee, sia più efficace e generatore di legame sociale testimoniare ovunque la famiglia come esperienza originaria di ogni uomo e ogni donna. Essa non può essere ‘contro’ qualcosa o qualcuno, ma è di per sé la condizione per cui tutte le persone e formazioni sociali possono avere la garanzia di trovare riconoscimento e rispetto. I singoli aderenti ai Focolari agiranno secondo le personali convinzioni e coinvolgendosi come meglio riterranno per promuovere i valori condivisi anche da tutti gli altri”. Importante segnalare che i Focolari non sono pregiudizialmente contrari ad un riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso (Faro di Roma, 22 gennaio).

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ddl cirinnàfamily daymatrimonio gayunioni gay
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