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Non solo show. Benigni, Zaccheo e la misericordia

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Il comico presenta in Vaticano il libro-intervista di Francesco: "La gioia è il segreto del cristianesimo, tiratela fuori!"

Da piccolo voleva fare il Papa. Poi “siccome a questa risposta si mettevano tutti a ridere ho capito che dovevo fare il comico”. Roberto Benigni debutta in Vaticano per la presentazione del libro “Il nome di Dio è misericordia”, intervista di Papa Francesco ad Andrea Tornielli. Il comico toscano si presenta come una sorta di Zaccheo, arrampicato sul sicomoro per vedere Gesù… più o meno la stessa trepidazione con cui ha vissuto l’incontro con il Papa. Scherza, ma scherzando dice grandi verità. E riesce quasi a far vedere quello che Papa Francesco dice. Il libro è piccolo – “come avere il papa in tasca” – ma contiene una esperienza densa. Bergoglio parla della sua vita toccata dalla misericordia. Come quell’episodio, ormai famoso, dell’anziana signora (una “nonna”) che in modo così spiazzante gli disse: “Se il Signore non perdonasse tutto il mondo non esisterebbe”. Benigni fa sue queste parole e queste pagine, una vita che incontra una vita: “La misericordia non è una virtù che sta seduta in poltrona, è una virtù attiva, che si muove, che muove non solo il cuore ma anche le braccia, le gambe, i calcagni, le ginocchia, il corpo e l’anima”, come questo Papa che “non sta mai fermo”.

Come la vita, la misericordia è impastata di gioia e dolore. “La misericordia contiene una perla lucente: la gioia. C’è la gioia dentro la misericordia, la misericordia contiene la gioia nel dolore”. Due elementi chiave del pontificato di Francesco. “La gioia è il grande segreto del cristianesimo. La gioia è il segno della grazia, è il gigantesco segreto del cristianesimo” insiste Benigni. Quando incontra Zaccheo, “Gesù ha un’aria divertita, gioiosa, ironica”. Invece, troppo spesso questa gioia è tenuta quasi nascosta, mentre “dobbiamo farla uscire! Diffidare degli infelici, amate le persone felici!”. Insomma, niente a che vedere con certo pauperismo. Lo stesso Gesù non disdegna i sani piaceri della vita, se così si può dire: la festa di nozze, il banchetto a casa di Levi, l’olio di nardo della Maddalena. Tant’è… che Benigni dà una lettura particolare del primo miracolo di Gesù: il Vangelo racconta la guarigione della suocera di Pietro e dice che “subito dopo lei si mise a servirli”, insomma “gli preparò un pranzetto… Gesù la guarì perché voleva fare un pranzetto!”. La comicità è irresistibile, ma non è solo una battuta. È un modo per risollevare lo sguardo, per accorgersi di quanto il Signore non aspetti altro che venirci incontro e risponderci.

Basta chiedere. Benigni affonda: “Noi continuamente chiediamo a Dio misericordia, aiuto, perdono. E meno male che è arrivato Gesù! Alla nostra richiesta di salvezza e misericordia ha risposto mandando Gesù, diciamo che Gesù è il sì di Dio”. E la giustizia? E il dolore? Non sono domande che si possono eludere. Papa Francesco non lo fa. E nemmeno il comico toscano: “La misericordia è la giustizia più grande. Non cancella la giustizia ma un mondo con solo la giustizia sarebbe un mondo freddo, l’uomo ha bisogno di qualcos’altro”. E in questo mondo, che vuole la paura, l’odio, la condanna, il Papa risponde con la misericordia. Parola spesso abusata, quando non fraintesa. “La misericordia di Francesco non è una visione sdolcinata, accondiscendente, buonista della vita – dice Benigni -. È una virtù severa, è una sfida vera, non solo religiosa, teologica, ma sociale, politica”. E il Papa “la va a cercare tra gli ultimi degli ultimi, perché lì, in mezzo al dolore, nasce misericordia”. Da Lampedusa a Bangui: “Il Papa va in mezzo al dolore perché il dolore è più forte del male, la sofferenza è propria di Dio”. Ecco il mistero: “Il paradosso non è l’esistenza del dolore, ma il contrario. Senza il dolore la vita sarebbe enigmatica, l’esistenza assurda, la gioia inaccessibile”.

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