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Dio, Veronesi, Zichichi e il cancro

© Public Domain
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Le malattie hanno a che fare con le “scelte” degli uomini. Il cancro non può essere etichettato a Dio

La relazione tra l’esistenza del cancro e Dio. Un dibattito acceso dall’oncologo Umberto Veronesi, nel suo ultimo libro, dove afferma che il cancro è la prova dell’inesistenza di Dio.

Una querelle che scuote, agita intellettuali, medici, scienziati. A Veronesi replica Antonino Zichichi che in una intervista a Il Giornale (18 novembre 2014) dichiara che «la scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l’esistenza di Dio. L’ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla». Il tumore quindi è una questione di cellule, mentre l’universo è la prova dell’esistenza di Dio.

Da una parte Veronesi, il medico che nega l’esistenza di un Dio che consente al “Male” il suo manifestarsi, dall’altra lo scienziato Zichichi che guarda verso l’alto.

LA DEFINIZIONE DI EINSTEIN

Secondo Luigi Crespi su thinknews.it (3 gennaio) che Albert Einstein dà una definizione della stessa che sembra dare ragione a Zichichi: “La Scienza, contrariamente ad una opinione diffusa, non elimina Dio. La fisica deve addirittura perseguire finalità teologiche, poichè deve proporsi non solo di sapere come è la natura, ma anche di sapere perchè la natura è così e non in un’altra maniera, con l’intento di arrivare a capire se Dio avesse davanti a sé altre possibilità di scelta quando creò il mondo”.

È il riconoscimento evidente di un Dio che ha operato, che ha fatto determinate scelte, che ha pensato come “intelligenza” l’Universo.

IL CANCRO E DIO

Osserva Crespi: «Allora, ci viene da chiedere se anche il cancro è opera di Dio, perché se così fosse, questo Dio non potrebbe essere considerato buono e tantomeno misericordioso ma soltanto intelligente».

La posizione di Veronesi «che ne nega l’esistenza», rivela «un estremo atto d’amore perché nega che Dio possa avere “pensato” al male. Possa avere concepito il cancro».

UNA CONQUISTA PERSONALE

Nota Crespi: «Io penso che l’esistenza di Dio sia una questione intima, personale. La fede per me è stata una conquista personale che mi è costata moltissimo, un via dolorosa e faticosa. Ma quello che mi ha portato a credere vale per me solo per me. Non ha nessun valore universale e non può essere usato per convincere della mia “buona fede” nessuno». Al contempo c’è un valore universale, secondo cui «gli esseri viventi che animano la terra sono guidati dall’istinto, da leggi naturali che non consentono di scegliere. Noi a differenza degli animali, degli insetti o dalle piante possiamo scegliere. Il dono più grande che ci è stato fatto è quello del “libero arbitrio” noi possiamo scegliere».

LE SCELTE DEGLI UOMINI

E se il “male” fosse “male”, conclude Crespi, «è vero che Dio lo cancellerebbe con un cenno ma senza il “male” noi non potremmo scegliere il bene. Non c’è luce senza ombra.… E il cancro? Io credo che il cancro abbia a che fare con le “scelte” degli uomini. Lo reputo una conseguenza molto umana e poco divina. È l’effetto della conflittualità umana. Dio ne è fuori».

OLTRE IL CORPO

Le malattie, dunque, hanno una natura «che va oltre il corpo: ci si ammala prima nella mente, nello spirito. Conflitti, sensi di colpa sono le radici dei nostri “mali” ma non solo, le condizioni ambientali e le abitudini di vita sono inneschi che agiscono sugli effetti. Ecco, credo che il cancro sia una cosa molto terrena e Veronesi potrebbe leggere qualche capitolo di un paio di libri di Tiziano Terzani per rassegnarsi e trovare un po di pace».

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