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Da lottatori del Wrestling a testimoni di fede

MICHAEL BUCKNER / GETTY IMAGES
ORANGE, CA - MAY 08: Wrestler Shawn Michaels arrives at the Lions Gate Premiere of "See No Evil" at the Century Stadium Promenade 25 on May 8, 2006 in Orange, California. (Photo by Michael Buckner/Getty Images)
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Non solo Tombstones, Chockeslams e 619 (da leggere tassativamente “sixonenine”): la strada che conduce sul ring della WWE, la lega di wrestling più famosa al mondo, è attraversata di testimonianze di tafede. Oltre a (finti) calci, pugni, mosse di sottomissione (ovviamente è una lotta simulata, perché i lottatori in realtà sono bravi attori) e, purtroppo, sporadici incidenti mortali.

Riservando ad altri autori più competenti di me ogni giudizio etico-morale sul Wrestling e, più in generale, su tutti gli sport da combattimento, mi accingo con questo breve articolo a tratteggiare un breve percorso di luce tra le fitte tenebre di questo mondo in cui la violenza, seppur in gran parte simulata, è elevata ad intrattenimento delle masse.

La figura di Shawn Michaels non ha certo bisogno di presentazioni per gli appassionati: atleta simbolo della WWE nel ventennio 1990-2010, tra i suoi innumerevoli premi e riconoscimenti, spiccano le Royal Rumble del 1995 e 1996 e i quattro titoli di campione del mondo. In una sua intervista rilasciata al sito Christian Post, in occasione dell’uscita dell’ultimo libro di cui è autore (“Wrestling for My Life: The Legend, the Reality, and the Faith of a WWE Superstar”; epub Edition; 2014), l’ex wrestler racconta di come ha ritrovato la fede, dopo anni di errori e dipendenze.

Nato nel 1965, Michael Shawn Hickenbottom ha debuttato nella WWE nel 1988. Cresciuto in una famiglia di fede cattolica, ha sempre ammirato la figura di Gesù Cristo, senza tuttavia aver mai provato un’esperienza profonda di fede: «Le opere buone che ogni tanto facevo mi sembravano sufficienti a tener vivo il mio profilo spirituale», ha raccontato. Durante i primi anni ‘90 l’atleta si è fatto subito notare per il comportamento estroverso, a tratti arrogante, nei confronti dei suoi colleghi, dentro e fuori dal ring. Nel suo libro ammette, inoltre, di aver cominciato a bere e ad abusare di droghe e medicine, al punto da cadere nella dipendenza da antidolorifici. Costretto al ritiro dalle scene nel 1998 a causa di un grave infortunio, ha seguito i consigli della moglie accettando di riprendere un cammino di fede.

«Ho capito che si può credere senza troppi problemi alla figura storica di Gesù. Ma riconoscerlo come il Figlio di Dio attraverso il quale possiamo essere riconciliati con l’Onnipotente, è tutta un’altra cosa». In “Wrestling for my life” Michaels racconta che nel 2002, dopo aver sconfitto le sue dipendenze, forte di una fede rinnovata e seriamente determinato ad essere un buon padre e marito, è tornato finalmente sul ring. Il profondo cambiamento, racconta, è stato subito notato dai colleghi e amici di sempre: “Triple H” e “Stone Cold” Steve Austin. Un ritorno durato 8 anni, nel 2010 si è ritirato definitivamente delle scene per dedicarsi completamente alla sua famiglia.

Un’altra testimonianza simile è quella di Taryn Terrell (“Tiffany” per i fan), giovane wrestler statunitense. In un recente video postato su Youtube ha raccontato di aver accantonato «il desiderio di vivere una vita cristiana», nonostante l’educazione alla fede ricevuta sin da bambina. «Ho vissuto nel peccato. Non ero una brava persona: mi vergogno di quello che ero e delle decisioni che ho preso. Molte volte ho pensato: “Come faccio a essere una cristiana?”; “Come può Dio accettare una come me?». Smessi i panni di “Tiffany” per la WWE, oggi Taryn milita nella TNA (probabilmente la seconda lega di wrestling più famosa al mondo). Il suo approccio alla vita è radicalmente cambiato: da giugno di quest’anno, infatti, ha deciso di intraprendere un percorso di riavvicinamento alla fede.

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