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Il Vescovo Semeraro e i sacramenti ai divorziati risposati: la regola del caso per caso

Jeffrey Bruno/Aleteia
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In un saggio cita un documento della Congregazione per la dottrina della fede del 1973 che invita ad applicare «l’approvata prassi della Chiesa in foro interno» riproposta nell’ultimo Sinodo sulla famiglia

La relazione finale dell’ultimo Sinodo sulla famiglia, al paragrafo 85, com’è ormai noto, parla di «accompagnamento» e di «discernimento» a proposito dei divorziati risposati, essendo evidente che storie e situazioni non sono tutte uguali. Nel documento non si parla esplicitamente di accesso al sacramento dell’eucaristia: ciò ha permesso ad alcuni di affermare che in quel testo non esiste alcuna indicazione o via da percorrere per la riammissione caso per caso, ad altri di dichiararsi delusi perché certe proposte di apertura non sono state approvate.

È interessante leggere ora un saggio del vescovo di Albano Marcello Semeraro, intitolato «Il Sinodo della famiglia raccontato alla mia Chiesa» (edizioni MiterThev), con il quale il prelato, che ha partecipato ai lavori sinodali ed è stato tra i relatori del documento finale, comunica ai suoi sacerdoti e ai suoi fedeli l’esito dell’ultima assemblea dei vescovi. Nel saggio Semeraro insiste sul «primato della grazia (che è come dire della misericordia)», il quale «implica l’attenzione primaria alle persone, nella singolarità e non-omologabilità delle loro storie, del cammino di vita di ciascuna, con le sue ferite e le sue miserie, cui sono rivolti gli occhi di Dio. Sono occhi della misericordia, che non guardano prima di tutto alla legge, per giustificare o incolpare, ma alla persona, per curare e sanare».

Il vescovo di Albano, teologo dogmatico, osserva: «Questo passaggio dalla morale della legge alla morale della persona è di fondamentale importanza. A me pare che sia tra le cose più rilevanti di questo Sinodo; fra quelle su cui il Sinodo si è impegnato, facendone così una proposta al Papa. La questione, in breve, non è solo di singole questioni, ma prima ancora d’impostazione della teologia morale». A proposito della riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti, Semeraro scrive: «Il Sinodo si è astenuto dal proporre al Papa in forma semplicemente teorica e astratta la questione specifica della possibilità di ammissione ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia dei fedeli battezzati che vivano coniugalmente in condizione di civilmente divorziati risposati. Ha chiesto di accostarsi alla persona. Non ha, tuttavia, aggirato il problema, ma ha posto le basi per una soluzione già col fatto di avere inserito la questione circa il discernimento d’imputabilità proprio nei numeri che li riguardano direttamente».

Particolarmente interessanti, a questo riguardo, sono le note che corredano l’intervento del vescovo di Albano. In una di queste (32), Semeraro annota: «Sarà chiaro, in ogni modo, che le soluzioni “in foro interno” non sono per nulla identiche alla semplice “decisione di coscienza”, che riguarda esclusivamente il singolo (o, nel caso, la coppia) davanti a Dio; ne vanno, anzi, ben oltre». Per evitare i «rischi sia di una privatizzazione indebita dell’accesso all’eucaristia, sia di un dualismo fra oggettività dottrinale e soggettività morale» risulta «importante, perciò la precisazione che quanto avviene nel “foro interno”, inteso in senso proprio, è un vero processo (“foro”) che si svolge nell’ambito sacramentale (”interno”, ossia nel sacramento della riconciliazione e penitenza) che vede coinvolti un fedele e un ministro autorizzato della Chiesa».

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