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Se la “Laudato si’” diventa presepe…

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Alla Pontificia Università Gregoriana il presepe accoglie l’invito di papa Francesco a rispettare la terra e parla di arte e universalità

Tappi, bicchieri di plastica, sugheri, cartone: tutti materiali utili per costruire…cattedrali! Nel grande atrio della Pontificia Università Gregoriana un presepe è sorto dall’arte del riciclo e dal “genio” femminile. Sei studentesse della Facoltà di storia e beni culturali della Chiesa di sei nazionalità diverse hanno vinto la sfida posta dal bando della Cappellania universitaria di allestire una rappresentazione della Natività che parlasse al nostro tempo e alle sue preoccupazioni.

“Per costruire il posto dove il nostro Dio nacque un giorno – spiega la messicana Natalia Perez De La Fuente, ideatrice del progetto – abbiamo risposto all’invito di papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ di aver cura dell’ambiente e così abbiamo utilizzato solo materiali di scarto, riciclando quanto viene normalmente buttato via come i tappi di plastica”.

Ma c’è anche un rimando più profondo: “Abbiamo usato materiali di scarto – aggiunge l’italiana Laura Palumbo – per riprendere il concetto caro a papa Francesco che nessuno è scartato dalla misericordia di Dio”.

Prima la fase dell’ideazione del “presepe ecologico” preparata con cura, poi due giorni di lavoro ininterrotto per assemblare i vari pezzi del progetto come un grande puzzle, con il sottofondo – nelle pause tra una lezione e l’altra – dei cori natalizi di studenti e professori di tutto il mondo, una tradizione che all’Università Gregoriana si rinnova dal 1954.

Sommando tappi e organizzando spazi verticali, sul fondale della Natività sono “sorte” la basilica della Madonna di Guadalupe di Città Messico, la chiesa di santa Maria Novella di Firenze, la cattedrale francese di Chartres dedicata alla Vergine, la cattedrale del perdono e della penitenza di Seul in Corea, la cattedrale di san Basilio sulla Piazza rossa di Mosca e la Giralda, il campanile della cattedrale di Siviglia in Spagna. “Una chiesa che rappresenta ognuno dei luoghi da cui proveniamo – sottolinea la spagnola Beatriz Laguillo Gutierrez – a simboleggiare l’universalità dello studio universitario e, per noi dei beni culturali, l’idea che l’arte non solo si studia ma si mette anche in pratica”.

A completare la squadra delle “magnifiche 6” c’è la coreana Hansol Maria Goo, l’artista silenziosa che ha disegnato molti dei profili delle cattedrali, la francese Cristina De Harenne e la russa Eugenia Kulishenko. “Purtroppo non abbiamo avuto un san Francesco e nella tradizione russa il presepe non c’è – spiega quest’ultima – ma il Natale è vissuto intensamente come la festa della gioia e della speranza di unità. Nel nostro presepe abbiamo voluto tanti immagini di chiese perché la fede unisce tutto il mondo e nessuno può essere scartato”.

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