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Il Papa ai collaboratori: Ecco le 24 virtù necessarie alla Curia

AFP PHOTO POOL / CLAUDIO PERI

CITE DU VATICAN, Vatican City : Pope Francis (C) speaks during the audience of the Curia, the administrative apparatus of the Holy See, for Christmas greetings in the Sala Clementina of the Apostolic Palace at the Vatican, on December 21, 2013. AFP PHOTO POOL / CLAUDIO PERI

Andrea Tornielli - Vatican Insider - pubblicato il 21/12/15

Francesco incontra i capi dicastero per gli auguri natalizi

«La riforma andrà avanti con determinazione, lucidità e risolutezza». Ma gli scandali non potranno oscurare l’importanza del lavoro che la Curia Romana, «con dedizione, rende al Papa e a tutta la Chiesa». Lo ha detto Francesco questa mattina, nel tradizionale discorso per gli auguri alla Curia in Sala Clementina. Bergoglio, che l’anno scorso aveva pronunciato un forte discorso elencando le «malattie» che possono colpire «ogni cristiano, curia, comunità, congregazione, parrocchia e movimento ecclesiale» e che «richiedono prevenzione, vigilanza, cura e purtroppo in alcune casi interventi dolorosi e prolungati», quest’anno ha offerto un catalogo positivo delle virtù necessarie a chi lavora in Curia che improvvisando ha definito gli “antibiotici”.

Il Papa nel suo discorso ha ricordato che alcune delle malattie denunciate nel dicembre 2014 «si sono manifestate nel corso di questo anno, causando non poco dolore a tutto il corpo e ferendo tante anime». Un riferimento che include il caso Vatileaks ma anche altre vicende. «Sembra doveroso affermare che ciò è stato, e lo sarà sempre – assicura Francesco – oggetto di sincera riflessione e decisivi provvedimenti. La riforma andrà avanti con determinazione, lucidità e risolutezza, perché Ecclesia semper reformanda». Tuttavia, precisa il Pontefice, «perfino gli scandali non potranno nascondere l’efficienza dei servizi che la Curia Romana con fatiche, con responsabilità, con impegni e dedizione, rende al Papa e a tutta la Chiesa e questo è una vera consolazione». Per questo, spiega, «sarebbe grande ingiustizia non esprimere una sentita gratitudine e un doveroso incoraggiamento a tutte le persone sane e oneste che vi lavorano con dedizione, devozione, fedeltà e professionalità».

Francesco sottolinea che «le resistenze, le fatiche e le cadute» sono anche «occasioni di crescita e mai di scoraggiamento», un’opportunità per «tornare all’essenziale» cioè per «fare i conti con la consapevolezza che abbiamo di noi stessi, di Dio, del prossimo, del sensus Ecclesiae e del sensus fidei».

Ecco dunque che nell’anno della Misericordia il Papa propone «un sussidio pratico», un «catalogo delle virtù necessarie» per chi «presta servizio in Curia» e per tutti quelli che vogliono «rendere fertile il loro servizio alla Chiesa», invitando i capi dicastero «ad arricchirlo e a completarlo». È un’«analisi acrostica» della parola “M-i-s-e-r-i-c-o-r-d-i-a”.

Missionarietà e pastoralità

La missionarità «è ciò che rende, e mostra, la curia fertile e feconda», mentre «la pastoralità sana è una virtù indispensabile specialmente per ogni sacerdote» e «la misura della nostra attività curiale e sacerdotale».

Idoneità e Sagacità

La prima «richiede lo sforzo personale di acquistare i requisiti» per «esercitare al meglio i propri compiti e attività, con l’intelletto e l’intuizione». Ed «è contro le raccomandazioni e le tangenti». La sagacità è «la prontezza di mente per affrontare le situazioni con saggezza e creatività».

Spiritualità e Umanità

La spiritualità è «la colonna dorsale di qualsiasi servizio nella Chiesa e nella vita cristiana». L’umanità è «ciò che incarna la veridicità della nostra fede», ciò «che ci rende diversi dalle macchine e dai robot che non sentono e non si commuovono. Quando ci risulta difficile piangere seriamente o ridere appassionatamente allora è iniziato il nostro declino e il nostro processo di trasformazione da “uomini” a qualcos’altro».

Esemplarità e Fedeltà

Esemplarità «per evitare gli scandali che feriscono le anime e minacciano la credibilità della nostra testimonianza». Fedeltà alla «nostra consacrazione, alla nostra vocazione». Qui il Papa cita le parole tremende di Gesù su chi scandalizza i piccoli: sarebbe meglio per lui che fosse gettato negli abissi.

Razionalità e Amabilità

La prima «serve per evitare gli eccessi emotivi», la seconda «per evitare gli eccessi della burocrazia e delle programmazioni e pianificazioni». Ogni eccesso, osserva Francesco «è indice di qualche squilibrio».

Innocuità e determinazione

L’innocuità «ci rende cauti nel giudizio, capaci di astenerci da azioni impulsive e affrettate». La determinazione è «l’agire con volontà risoluta, con visione chiara e con obbedienza a Dio» e solo per la legge suprema della salvezza delle anime.

Carità e Verità

«Due virtù indissolubili dell’esistenza cristiana… Al punto che la carità senza verità diventa ideologia del buonismo distruttivo e la verità senza carità diventa giudiziarismo cieco».

Onestà e Maturità

L’onestà è «la rettitudine, la coerenza e l’agire con sincerità assoluta con noi stessi e con Dio». Chi è onesto agisce rettamente anche quando non ci sono sorveglianti o superiori, «l’onesto non teme di essere sorpreso, perché non inganna mai colui che si fida di lui». E «non spadroneggia mai sulle persone o sulle cose che gli sono state affidate». Mentre la maturità è «la ricerca di raggiungere l’armonia tra le nostre capacità fisiche, psichiche e spirituali».

Rispettosità e Umiltà

La prima è dote delle persone che «cercano sempre di dimostrare rispetto autentico agli altri, al proprio ruolo, ai superiori e ai subordinati, alle pratiche, alle carte, al segreto e alla riservatezza». L’umiltà è la virtù «delle persone piene di Dio che più crescono nell’importanza più cresce in loro la consapevolezza di essere nulla e di non poter fare nulla senza la grazia di Dio».

Doviziosità e Attenzione

È inutile, spiega il Papa, «aprire tutte le porte sante di tutte le basiliche del mondo se la porta del nostro cuore è chiusa all’amore, se le nostre mani sono chiuse al donare, se le nostre case sono chiuse all’ospitare e se le nostre chiese sono chiuse all’accogliere. L’attenzione è il curare i dettagli e l’offrire il meglio di noi e il non abbassare mai la guardia sui nostri vizi e mancanze».

Impavidità e prontezza

Cioè «non lasciarsi impaurire di fronte alle difficoltà» e «agire con audacia e determinazione e senza tiepidezza». La prontezza è «il saper agire con libertà e agilità senza attaccarsi alle cose materiali temporanee», senza mai «farsi appesantire accumulando cose inutili e chiudendosi nei propri progetti e senza farsi dominare dall’ambizione».

Affidabilità e sobrietà

L’affidabile è «colui che sa mantenere gli impegni con serietà e attendibilità quando è osservato ma soprattutto quando si trova solo» e «non tradisce mai la fiducia che gli è stata accordata». La sobrietà è «la capacità di rinunciare al superfluo e di resistere alla logica consumistica dominante». È «guardare il mondo con gli occhi di Dio e con lo sguardo dei poveri e dalla parte dei poveri». Chi è sobrio «è una persona essenziale in tutto, perché sa ridurre, recuperare, riciclare, riparare, e vivere con il senso della misura».

Francesco ha concluso il suo discorso chiedendo che sia «la misericordia a guidare i nostri passi, a ispirare le nostre riforme, a illuminare le nostre decisioni». Sia essa «a insegnarci quando dobbiamo andare avanti e quando dobbiamo compiere un passo indietro». E ha citato una preghiera dedicata al beato Oscar Romero da un vescovo statunitense: «Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano… Siamo manovali, non capomastri, servitori, non messia».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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