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Per questo i miracoli sono inseparabili dalla figura del Gesù storico

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Unione Cristiani Cattolici Razionali - pubblicato il 09/12/15

Ad un certo punto della storia, almeno dal 1700 in poi, gli uomini hanno iniziato a vergognarsi di Gesù Cristo. Com’era possibile conciliare i racconti evangelici, i miracoli e gli esorcismi di Gesù, con la fede nella Dea ragione? Così studiosi, esegeti, biblisti, teologi e intellettuali hanno cominciato ad idealizzare il profilo di Gesù, privandolo delle caratteristiche che lo rendevano “scomodo” ai loro contemporanei.

Un Gesù “light”, più digeribile dalla dieta intellettuale razionalista e secolarizzata. I miracoli vennero tralasciati o demitizzati, definendoli “simboli” e non eventi storicamente accaduti. Tuttavia, con la cosiddetta third quest (terza via), ovvero la ricerca contemporanea sul Gesù storico avviatasi dagli anni ’90, sono state messe da parte le opere di “fantasia” degli studiosi ottocenteschi (Schweitzer e Bultmann), ripristinando un po’ le cose. «Le attuali ricerche sulle fonti bibliche ed extrabibliche confermano che un Gesù senza miracoli non solo non è storico, ma non è neppure concepibile». Ad affermarlo è il prof. Gianmario Pagano, biblista, realizzatore di serie e mini-serie su Gesù per progetti televisivi Rai e Mediaset, e autore del libro “I miracoli di Gesù” (Paoline 2008).

Un volume agile (134 pagine), adatto a chi vuole introdursi ad un aspetto del Gesù storico che anima da tempo gli studiosi: i miracoli, per l’appunto. Lo fa in modo attendibile anche perché si richiama esplicitamente in alcune parti al miglior testo scientifico attualmente in circolazione, ovvero il volume 2 di “Un ebreo marginale”, di J.P. Meier (che, con le sue 1300 pagine, non è proprio alla portata di tutti).

La prima osservazione utile da fare è che al contrario dei vangeli apocrifi, i racconti dei miracoli di Gesù nei vangeli canonici sono sì molto numerosi, ma esposti in modo sobrio, senza particolare enfasi. Anzi, osserva lo studioso, «i Vangeli canonici raccontano un Gesù che compie miracoli con prudenza, a volte persino con ritrosia, cosciente di esporsi a dei pericoli, ma come se tale modo di agire facesse parte dei suoi doveri» (p.6). Il miracolo è un segno, una testimonianza, non una prova di Dio.

La seconda osservazione, ancora più interessante, è valutare l’effettiva storicità dei miracoli nel Gesù storico. Sorprendentemente, il fatto che Gesù compisse dei miracoli è una delle cose che soddisfa maggiormente i criteri utilizzati dagli storici per valutare la probabilità di un fatto, a partire dal criterio della molteplice attestazione: «le fonti Q, M, L, Marco, Giovanni e Flavio Giuseppe», spiega Pagano, «ne fanno apertamente menzione». Inoltre, compaiono diversi brani in cui Gesù stesso parla dei miracoli che ha compiuto (Mt 11,5-6 ecc) e invia i discepoli a compiere loro stessi miracoli (Mt 10,8//Lc 10,9). Anche lo storico ebreo Flavio Giuseppe accerta che «in quel tempo apparve Gesù, un uomo saggio. Infatti fu operatore di fatti sorprendenti, un maestro di persone che accoglievano la verità con piacere». Il brano è il noto Testimonium Flavianum, parole che fanno parte del nucleo riconosciuto come autentico da ormai quasi tutti gli studiosi. I miracoli soddisfano anche il criterio della coerenza: i vari episodi convergono e si sostengono a vicenda ed è «difficile escludere che la fama popolare di Gesù sia dovuta almeno alla combinazione, in lui davvero speciale, tra parola e miracoli» (p. 36). Anche il criterio dell’imbarazzo è soddisfatto: in alcuni casi i Vangeli indicano che Gesù fu sospettato di essersi accordato con il diavolo per i suoi esorcismi, un sospetto che difficilmente gli evangelisti avrebbero riportato se Gesù non avesse compiuto alcun esorcismo, mettendolo così in una posizione di ambiguità rispetto ai destinatari dei loro vangeli.

Uno studioso serio del Gesù storico sa quindi che «i miracoli sono di fatto inseparabili dalla figura storica di Gesù e contribuiscono a determinarla. In tutte le fonti Gesù è associato ad atti prodigiosi. La grande popolarità della sua persona e del suo messaggio appaiono persino inspiegabili se si ignorano del tutto i miracoli. Se non si ritengono i miracoli verosimili, si finisce per accusare di inverosimiglianza le fonti nel loro complesso, quelle stesse che invece guadagnano sempre più fiducia sotto ogni altro punto di vista quanto più vengono studiate dagli specialisti» (p. 41,42). Ovviamente non puó esserci la dimostrazione palese che Gesù compiva miracoli, tuttavia si può affermare che certamente si considerava una persona capace di operare miracoli ed esorcismi e tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui direttamente o indirettamente, amici e nemici, lo consideravano come capace di compiere prodigi inspiegabili.

L’ultima parte del libro è invece dedicata ad una riflessione originale, ovvero la modalità secondo cui gli evangelisti raccontano i miracoli di Gesù. Attraverso di essi comunicano infatti dei contenuti e appaiono come «la riproposizione drammatica di un evento significativo della vita di Gesù»(p.79). Non sono quindi dei racconti inseriti per puro stupore dei lettori ma «rileggere i miracoli in chiave drammatica aiuta a coglierli come strumenti interpretativi adeguati a cogliere la loro profonda “intenzionalità”: essi indicano con forza la presenza misteriosa tra gli uomini del fondamento di una speranza non vana» (p. 133).

Un bel libro, adatto a chi vuole approcciarsi per la prima volta al Gesú storico e alla storicità dei miracoli descritti nei Vangeli.

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Tags:
gesù cristomiracoli
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