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San Domenico pregava in 9 modi diversi: scopri quali sono…

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 21/11/15

Aubin (“Angelicum”): “Se si ama si esprime ciò che si prova in tanti modi: così è anche per la preghiera”

Se il dialogo con Dio è profondo, il corpo segue il cuore. E balla come faceva il re Davide davanti all’Arca dell’alleanza o muove le mani, le braccia, le gambe, disegnando con il movimento il ritmo del colloquio con il Maestro della vita, come faceva san Domenico di Guzman.

Da una finestrella affacciata sulla chiesa di santa Sabina, in quello che era il dormitorio dell’antico convento dei domenicani sull’Aventino, a Roma, i primi compagni del santo fondatore dell’Ordine dei frati predicatori lo “spiavano” mentre era assorto nella preghiera e ne osservavano il dinamismo instancabile. “Quando si ama – afferma suor Catherine Aubin, religiosa domenicana, docente all’Università pontificia San Tommaso d’Aquino (“Angelicum”) e autrice del libro “Pregare con il corpo alla maniera di San Domenico” – si esprime il proprio sentimento con i gesti, le parole, i sorrisi. Lo stesso avviene nella preghiera che è il colloquio con Gesù, al quale vogliamo manifestare il nostro amore. Ai nostri giorni abbiamo un po’ dimenticato questa relazione viva della preghiera con il corpo e con Dio”.

Fortunatamente per noi, i frati dell’epoca presero “appunti” e contarono 9 modi di pregare del santo che trasposero in immagini in un libretto. Il documento fu memoria di Domenico e strumento per imparare a pregare per tutti i frati a venire. “La prima testimonianza – spiega sour Aubin – è il grido di san Domenico: “Mia Misericordia, cosa stanno per diventare i peccatori?”. Quindi i movimenti: chinare profondamente la testa e la schiena, prostrarsi, battersi per unirsi alla Passione di Cristo, inginocchiarsi e alzarsi, in piedi senza appoggiarsi a nulla con le mani aperte sul petto in ascolto della Parola, con le braccia aperte come Gesù sulla croce, con le braccia verso il Cielo, quasi a formare una freccia rivolta verso l’alto, in segno di supplica. Ad ogni gesto corrisponde un atteggiamento spirituale – umiltà, pentimento, fiducia nella misericordia di Dio – in un percorso in tre tappe che esprimono l’accettazione dei propri limiti di creature, l’incontro con Dio faccia a faccia come un amico e il dono.

Con gli ultimi due atteggiamenti, san Domenico legge e ascolta ciò che il Signore gli dice attraverso la sua Parola e poi si mette in cammino per condividere l’amicizia di Gesù con gli amici del mondo. Domenico aveva la reputazione di essere il “consolatore” dei suoi fratelli, dove consolazione significa “aiutare l’altro a ritrovare la propria dignità e vocazione, cioè l’amicizia di Dio”. Nell’amicizia con Gesù ci si prende del tempo per stare seduti insieme ma anche per incamminarsi lungo le strade condividendo se stessi.

Suor Aubin ha vissuto per dieci anni a Parigi, in una comunità di domenicane a Saint Denis. Qui incontrava persone che cercavano armonia interiore praticando tecniche di meditazione come lo zen. L’esempio di san Domenico ricorda che “anche nella tradizione cattolica c’è una pedagogia della preghiera con il corpo che insegna a ritrovare l’interiorità”. Pregare con il corpo aiuta a ritrovare il proprio “centro di gravità” e un dialogo con il Signore che va oltre la preghiera distratta di mattino o sera, ma diventa “dialogo vivo di tutta la giornata”. Difficile? Meno di quanto si pensi: “cominciamo da gesti semplici, dal segno di croce o dall’aprire le mani e ritroveremo la presenza di Dio in noi stessi”.

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