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Le guerre di religione nella storia

Anne-CC

Credere Oggi - pubblicato il 17/11/15

A questo proposito va aggiunto che far equivalere cristianesimo a Vangelo è storicamente e dottrinalmente riduttivo. Il Vangelo è solo una parte (anche se naturalmente la più importante ed essenziale) di questa religione. Se ci riferiamo in particolare alla chiesa cattolica, la sua dottrina, oggi come sempre, è che il Vangelo è la rivelazione di Dio, ma insieme all’Antico Testamento, ai Padri della chiesa e al magistero. Per vedere dunque che cosa dica il cristianesimo sulla guerra, non ha senso basarsi sul solo Vangelo[9].

Questa posizione ha il vantaggio di guardare ai testi delle epoche passate liberi da filtri interpretativi che nascono da modi di pensare contemporanei. In altri termini si deve sempre ricordare che il pacifismo, così come noi oggi lo conosciamo, è una corrente di pensiero che si è andata diffondendo nel mondo solo a partire dalla fine del XIX secolo. I nomi di Lev Tolstoj, Mahatma Gandhi, Martin Luther King e tanti altri vengono immediatamente associati a questa corrente di pensiero. Sarebbe pertanto del tutto inopportuno andare a cercare nei testi dei teologi medievali delle posizioni analoghe. Il pericolo dell’anacronismo è sempre dietro l’angolo. I teologi medievali non erano e non avrebbero mai potuto essere dei «pacifisti». Eppure la posizione di Dag Tessore ha un vistoso punto debole: il Vangelo non è, come lui sembra sostenere, solo una parte della Rivelazione cristiana. Il Vangelo è il cuore e il criterio di verifica di tutta la Rivelazione. I cristiani accolgono la rivelazione del Primo Testamento solo nella misura in cui è finalizzata e ricompresa attraverso l’esperienza storica di Gesù di Nazareth così come viene trasmessa nei Vangeli.

Allo stesso modo il Magistero e persino i Padri della chiesa non possono insegnare qualcosa che sia in disaccordo con il Vangelo, perché in tal caso si porrebbero essi stessi fuori dalla Tradizione. Ora nel Vangelo non si trova alcuna possibile giustificazione della guerra e quindi la domanda storiografica resta nella sua voluta semplicità: come è stato possibile? Come è potuto accadere che il messaggio di chi ha detto «chi di spada ferisce di spada perisce» sia stato utilizzato da chi ha fatto uso o da chi ha benedetto l’uso della spada? Rispondere alla domanda però non significa solo studiare, come ha fatto Flori, il processo culturale e storico che ha prodotto quella che lui chiama la «rivoluzione dottrinale» della giustificazione della guerra. Se il Vangelo è sempre stato, nei secoli, il termine di paragone e di verifica di ogni elaborazione teologica cristiana, allora è lecito andare a rintracciare nei testi e nelle fonti medievali non solo le riflessioni che intendevano promuovere un uso autorizzato della violenza, ma anche le reazioni che la lettura del Vangelo provocava davanti a un tale uso. Anzi, portando avanti il ragionamento, si potrebbe dire che, da un punto di vista storico, proprio le posizioni di coloro che, sia pure lentamente e con contraddizioni, hanno elaborato idee circa il rifiuto della guerra, siano le più interessanti da studiare.

3. La guerra santa, un’ideologia che continua

La guerra, infatti, sin dall’alba della storia, è sempre stata santa, o, se si preferisce, è sempre stata guerra di religione. Basta leggere l’Iliade per rendersene conto: gli uomini e gli dei combattono insieme. Questa dimensione religiosa della guerra si trova presso tutti i popoli. Se infatti la religione si presenta come il tentativo, da parte dell’uomo, di dare una spiegazione al mistero che lo circonda, allora non vi è dubbio che la guerra, con i suoi addentellati di violenza, di paura e di morte, rappresenti uno degli scenari privilegiati per la riflessione e la pratica religiosa. In una prospettiva antropologica la cosa strana non è l’idea di una guerra santa, ma esattamente il contrario: la cosa strana è l’idea di una guerra che non sia santa.

Anche le guerre di oggi si debbono spessissimo giustificare in termini religiosi. Si pensi al discorso con cui Georges Bushcommemorava le vittime dell’attentato dell’11 settembre 2001 l’anno successivo a Ellis Island:

La nostra più profonda convinzione nazionale è che ogni vita sia preziosa, perché ogni vita è dono di un Creatore che vuole che noi viviamo in libertà e uguaglianza. Più di ogni altra cosa è questo che ci separa dal nemico che abbiamo davanti. Noi diamo valore a ogni vita, i nostri nemici non ne danno ad alcuna, nemmeno a quella dell’innocente, nemmeno alla loro stessa vita. C’è un confine, nel nostro tempo come in ogni tempo, tra coloro che credono che ogni uomo sia stato creato uguale e coloro che credono che alcuni uomini, donne o bambini possano essere utilizzati per raggiungere il potere. C’è un confine nel nostro tempo come in ogni tempo, tra coloro che credono nella libertà umana e coloro che vogliono dominare le menti e le anime degli altri[10].

Con questo e altri discorsi il presidente degli Stati Uniti si preparava ad attaccare l’Irak. Non sarebbe difficile citare altri esempi di discorsi pronunciati da esponenti politici occidentali, nei quali, per giustificare una guerra, si fa ricorso alla volontà del Creatore e ci si presenta come detentori di una fede nell’uomo non condivisa dagli avversari. Ora il caso vuole che l’Irak sia una terra di antica e profonda civiltà, anzi, secondo le ipotesi degli studiosi, forse la terra in cui è nata la civiltà superiore, quella che ha prodotto per la prima volta nella storia una cultura scritta. In questa terra da molti secoli la maggioranza degli abitanti è di religione musulmana. Le parole del presidente degli Stati Uniti finiscono dunque con il suggerire che gli abitanti dell’Irak – ma, dietro a loro, tutti i musulmani come loro – siano dei barbari assetati di potere, che non danno valore alla vita di ogni uomo.

4. La religione islamica tra guerra santa e tolleranza

La religione islamica è una religione «storica», cioè una religione la cui origine può essere conosciuta e studiata attraverso fonti certe e non è nascosta nelle pieghe del mito, come accade invece per molte altre religioni. Al centro di questa religione vi sono un uomo, Mohammed, e un libro, il Corano. Nessuna comprensione dell’islam è possibile prescindendo da questi due fondamenti. Ma questa religione ha dato vita anche a una straordinaria civiltà che per molti secoli è stata al vertice della cultura mondiale.

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