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Un santo che girava in incognito in ospedale ravviva la fede di tre infermiere

Shutterstock / sfam_photo
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“Quell’infermiere ha lavorato tutta la notte con un entusiasmo che contagiava… Mi sembrava un uomo molto particolare, soprattutto per la tranquillità che ispirava”

Sei anni fa, il tre novembre, l’infermiera Margarita de los Ángeles Parra era di guardia nel reparto maternità dell’ospedale di ginecologia e ostetricia di Tlatelolco (Messico).

Com’era abituale, Margarita doveva vegliare quella notte sul benessere delle future mamme e di quelle che avevano appena partorito. Visto che i minuti passavano e la sua collega di guardia non arrivava, ha iniziato a inquietarsi. In quel pomeriggio erano nati tredici bambini, e ogni madre aveva bisogno di cure diverse, e inoltre il ginecologo assegnato a quel settore doveva assistere ai parti. Margarita credette di essere praticamente sola, ma avrebbe ricevuto un aiuto straordinario, come ha dichiarato al settimanale Desde la Fe, anche se solo qualche ora dopo avrebbe capito chi fosse stato il suo peculiare collega di lavoro…

“All’improvviso”, ha raccontato, “è apparso un uomo magro e moro con il camice da infermiere. ‘In cosa posso aiutarti?’, mi ha chiesto. Sono rimasta sorpresa per la fiducia con la quale si era rivolto a me, visto che non ci conoscevamo. Non avevo finito di dargli istruzioni che già stava assistendo le donne e i neonati. Sempre sorridente, accarezzava i capelli delle pazienti. Anche se non lo avevo mai visto, mi è sembrato normale che fosse in servizio, perché in genere se una persona manca al lavoro chiede a un infermiere o a un medico di sostituirla”.

Margarita ricorda il sorriso particolare del suo collega e i suoi denti bianchi e brillanti che risaltavano sul volto dalla pelle più scura. La sorprendeva che dedicasse tanto tempo ad ascoltare tutto quello che gli dicevano le neomamme e a verificare l’evoluzione dei bebè. “Quell’infermiere ha lavorato tutta la notte con un entusiasmo che contagiava. Prendeva le mani delle pazienti tra le sue, e le donne che non avevano ancora partorito si tranquillizzavano molto quando si avvicinava. Mi sembrava un uomo molto particolare, soprattutto per la tranquillità che ispirava”, ha aggiunto.

Per il resto della notte altre due infermiere si sono unite al servizio. Le donne si sono preoccupate quando l’infermiere sconosciuto è sembrato all’improvviso un po’ pallido e sudato. A Margarita è anche sembrato che tremasse come se avesse la febbre, ma anche in quelle condizioni continuava ad assistere le donne e i bambini con grande affetto. “Insieme alle mie colleghe l’ho convinto a uscire dal padiglione e a riposarsi un po’. Lui ci ha sorriso, è uscito e non lo abbiamo più rivisto”.

Quando stava albeggiando, Margarita ha risposto alla chiamata di una signora che non si sentiva bene e sentiva di aver avuto un rialzo di temperatura. L’ha assistita e l’ha invitata a tranquillizzarsi, dicendole che tutto sarebbe andato bene. Per sua sorpresa, la donna le ha risposto: “Sì, sono tranquilla, perché San Martín de Porres è venuto a farmi visita e mi ha detto che starò bene”.

Abituata, dice l’infermiera, a che i pazienti negli ospedali riferiscano di vedere qualche familiare defunto, la Madonna o i santi, Margarita si è limitata a sorridere con benevolenza. “Ma la signora ha notato la mia incredulità e mi ha detto: ‘Le giuro che era qui, era vestito da infermiere!’”.

Anche se il raziocinio di Margarita resisteva a credere a ciò che le aveva detto la paziente, ha commentato l’accaduto con le sue due colleghe, che non hanno esitato a crederci: “Non si riferiva all’infermiere che è stato per un po’ con noi?”, ha chiesto una di loro, aggiungendo: “In effetti assomigliava molto a San Martín de Porres”.

“In quel momento mi è venuta la pelle d’oca. Ancora poco convinta, ho detto loro: ‘E che miracolo è venuto a fare qui?’ ‘Non lo so’, ha risposto la mia collega, mentre camminavamo tutte e tre verso una delle finestre. In quel momento un raggio di sole ci ha illuminate, lasciando intravedere una bellissima alba. Nella stanza, le pazienti erano molto contente, alcune già con i loro piccoli e altre che aspettavano i dolori del parto”.

“Quella notte San Martín de Porres forse è stato con noi o forse no, ma ciò che è certo è che avevamo lavorato insieme, gomito a gomito, ricordandoci che siamo diventate infermiere per assistere e servire i nostri simili nel dolore, alleviare la loro angoscia, aiutarli nel loro dolore… e questo è già un grande dono che Dio ci ha fatto quella notte!”

La storia di Martín inizia con la visita che fece alla città di Lima (Perù) un cavaliere spagnolo dell’Ordine di Alcántara, don Juan de Porres, che allora lavorava come diplomatico agli ordini del re Filippo II di Spagna. La sua permanenza in città, pur se breve, gli permise di conoscere e stringere i rapporti con una giovane immigrata afropanamense di nome Ana Velázquez. Da quel legame sarebbero nati due figli che il padre non riconobbe: Juana e suo fratello Martín, il 9 dicembre 1579.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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