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Cosa significa che Gesù è sacerdote, profeta e re?

© Emily's mind-
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È l'autentico mediatore tra Dio e gli uomini, è la Parola di Dio incarnata, è il prescelto al quale si sottomettono tutte le cose

Gesù è sacerdote, profeta e re. Nel Battesimo Gesù viene unto dal Padre come sacerdote che vive in comunione con Dio, come profeta, che conosce e interpreta la storia nell’ottica di Dio e parla a suo nome, e come re che in quanto Figlio di Dio vive in libertà.

Gesù è sacerdote (Eb 4,14-16; Gv 19,23; Ap 1,13)
Gesù può presentarsi davanti al Padre e supplicarlo per i suoi fratelli, gli uomini. È il vero, l’unico, il “sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek” (Eb 5, 10; 6, 20). l’autentico “mediatore fra Dio e gli uomini” (1 Tm 2, 5), come spiega il Catechismo (nn. 1544-1545).

C’è un motivo per cui la Chiesa celebra la solennità di Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote. Gesù è il sacerdote che si offre come vittima, è il Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. Il Padre, dal cielo, guarda suo Figlio, l’Agnello che prende su di sé il peccato del mondo, il Sommo Sacerdote che prova compassione per i suoi fratelli.

Anche se Gesù non si è mai proclamato sacerdote né gli evangelisti gli attribuiscono questo titolo, il suo sacerdozio è il tema centrale della Lettera agli Ebrei, nella quale Gesù viene presentato come il Grande Sacerdote della Nuova Alleanza.

È soprattutto in qualità di sacerdote che Gesù appare seduto alla destra del Padre: “Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli” (Eb 8,1).

Gesù è profeta (Lc 24,19)
Gesù è profeta perché è la Parola di Dio incarnata negli uomini, ed è consapevole della sua capacità profetica quando dice di Se stesso che nessuno è profeta nella propria patria (Mc 6, 1-6) e in seguito commenta con i suoi discepoli che non conviene che un profeta muoia fuori da Gerusalemme (Lc 13, 33).

Ci sono vari esempi in cui vediamo la dignità profetica di Gesù. Ad esempio, dopo la moltiplicazione dei pani ascoltiamo dalle labbra della folla l’esclamazione: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!” (Gv 6, 14)

La gente diceva anche: “Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo” (Lc 7, 16-17). La samaritana è rimasta colpita da come Gesù conoscesse la sua vita e ha detto: “Signore, vedo che tu sei un profeta” (Gv 4, 19).

Anche i discepoli che camminano verso Emmaus diranno al pellegrino: “’Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?’ (…) Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo” (Lc 24, 18-19).

Gesù è re (Gv 6,15)
Gesù è re o l’unto (il Cristo o il Messia). Era ben consapevole di essere il Figlio unigenito del Padre, il Messia atteso, il Salvatore del mondo. “Sei tu il re dei Giudei?”, gli chiese Pilato. Gesù rispose: “Tu lo dici” (Mt 27,11).

“Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti” (At 10, 36).

Cristo è Re e Signore dell’Universo, perché per essere stato obbediente fino alla morte ed essersi fatto servo di tutti è stato esaltato dal Padre, che ha posto sotto di lui tutte le cose.

Gesù è Re, anche se la sua regalità non ha nulla a che vedere con il concetto di re che abbiamo e vediamo nell’ambito umano. Gesù lo ha detto bene: “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18, 36).

E San Pietro riconosce, per ispirazione divina, che Gesù è il Messia anche se inizialmente non aveva capito come fosse la regalità di Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 13).

Gesù è un re che è venuto a servire, e riconosciamo la sua dignità quando lo chiamiamo SIGNORE.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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