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Quel primo peccato di Lucifero che a volte ci somiglia terribilmente

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don Marcello Stanzione - Gloria.tv - pubblicato il 10/11/15

É il grido di San Pietro che non comprende la necessità della morte di Cristo, e che gli attira la sferzante reprimenda: “Va indietro, Satana! Tu mi sei di ostacolo, perché i tuoi pensieri non sono quelli di Dio!”. E questo grido, che egli trattiene così difficilmente, è ancora l’espressione del suo amore, del suo fervore e del suo rispetto. Questo non sarà, perché l’Onnipotente non deve umiliarsi. Vicino a Lucifero, un altro Serafino, Michele, si interroga, anche lui. Lucifero sente il turbinio di pensieri che si urtano nell’intelligenza, quasi altrettanto sublime della sua, di suo fratello. Egli sente ugualmente, poco a poco, quello che Michele proietta verso di lui, con quell’ardore proprio alla natura serafica ma che è, presso di lui, più forte che presso ogni altro: delle immagini di pacificazione, di fiducia, di abbandono a quello che li sorpassa tutti. La certezza pacifica ed integra che la sapienza di Dio sa d’obbligo quello che Ella fa e dove Essa va: “Non cercare di comprendere! Accetta! Accetta!”.

Ma Lucifero chiude il suo spirito alle esortazioni di Michele. Non padroneggia egli in intelligenza su tutti gli altri Angeli? Perché meravigliarsi, allora, che egli comprenda prima e solo quello che la Corte angelica apprende lentamente e grazie al suo aiuto? Nell’animo del più bello dei Serafini si alza ciò che non è ancora la ribellione, ma già il preludio insidioso del dubbio.

Dio si farà uomo. L’incredibile, la scioccante affermazione risuona dall’alto in basso dei nove Cori angelici, suscitando nuove questioni, nuove emozioni. Ed ecco che appare l’immagine di questo Uomo-Dio e, vicino a Lui, una creatura umana, nient’altro che umana, completamente umana : una semplice figlia degli uomini. Gli Angeli, attoniti, la sentono nominare col nome che essi credevano impossibile poter mai ascoltare: Madre di Dio! Una creatura madre del Creatore, che mette al mondo l’Increato! “Ecco vostro Signore, ed ecco la vostra Regina. AdorateLo. Chinatevi davanti a Lei”. Gli Angeli, attoniti, la sentono nominare col nome che essi credevano impossibile poter mai ascoltare: Ma Lucifero contempla, smarrito, questi due esseri prigionieri della materia, quell’abominevole materia che spinge al disgusto ed all’orrore la sua natura angelica e spirituale. Adorare quello che gli è così spaventosamente, così incurabilmente inferiore! Come può Egli, suo Re benamato, chiedergli questo?! Il Principe dei Serafini prende subito coscienza sovracuta di ciò che egli possiede: la bellezza, l’intelligenza, la scienza, una volontà perfetta, la grazia e la santità, questi doni gratuiti che distillano in lui la pace, la felicità e l’amore. Quest’uomo e questa donna non possono nulla possedere di tutto ciò, o possederli a dei gradi così infimi da essere ridicoli. Adorarli…?! Ma, se Dio vuole unire la Sua sublime natura ad una natura creata, perché scende così in basso quando Egli potrebbe invece fare l’onore di questa unione ipostatica alla sola delle Sue creature che possa quasi esserne degna: lui, Lucifero, il “Sigillo di rassomiglianza, pieno di saggezza e di una bellezza perfetta”?

Se qualcuno merita quest’incredibile felicità, non è lui, che brucia di un amore folle, che si consuma nell’amare? Adorarli! Nello stesso tempo, l’intelligenza di Lucifero – quell’intelligenza angelica suprema, portata presso di lui alla sua più alta espressione naturale e che coglie subito fin nelle più estreme conseguenze ogni atto e tutte le ipotesi, e tutte le possibilità – gli svela, senza nessuna incertezza, la scelta che si offre a lui. Egli adora, sormontando la sua paura, la sua incomprensione, la sua delusione: la pienezza della felicità che ne discenderà per lui supera la sua capacità di comprendere. Egli non adora: Egli rifiuta. Ed allora… Così atroce, così irreparabile sarebbe questa disgrazia che il pensiero del bel Serafino non dovrebbe neanche arrestarvisi. Questa alternativa, è la libertà. Dio non vuole essere servito da un popolo di schiavi tremanti. La libertà di ogni creatura, è il diritto di pretendere di fare a meno di Dio. Fare a meno di Dio…! Fin nel profondo del suo essere, Lucifero sa che fare a meno di Dio gli è impossibile. Un tale castigo sarebbe peggio, infinitamente peggio, che essere precipitato di nuovo nel Nulla da dove il Creatore l’ha tratto. Dio lo ha creato Serafino, puro amore, bruciatura inguaribile di una fiamma inestinguibile. La sua natura è di amare. Di amarLo più di tutto. E Lucifero non è un qualunque Serafino. Egli è il primo in mezzo ai primi, la più nobile, la più sublime delle creature uscite dalle mani di Dio. Tra tutti, è lui che possiede la più grande potenzialità di amore. Una potenzialità così grande che niente potrebbe mai colmarla, se non Dio stesso… Rinunciare a Dio sarebbe rinunciare a questo assolvimento dell’amore che è la sua ragion d’essere. Egli non sarebbe più che del crepaccio, del vuoto. Un vuoto insondabile, uguale solamente all’insondabile profondità del suo dolore, della sua perdita, della sua disperazione, della sua sofferenza. Egli sarebbe il Vuoto.

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