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I cattolici non dovrebbero adorare le immagini, eppure adorano un oggetto, la croce. Perché?

© JEFFREY BRUNO/ALETEIA

Padre Henry Vargas Holguín - Aleteia - pubblicato il 10/11/15

Il Venerdì Santo, la liturgia propone a tutti l'adorazione della croce di Cristo

In primo luogo, bisogna distinguere tra la croce di Cristo (quella reale, pur se sparsa in tutto il mondo in pezzetti minuscoli) e le croci che vediamo e tocchiamo.

Nella celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo, in effetti, c’è un momento liturgico nel quale i fedeli “adorano” la croce, e lo fanno inginocchiandosi davanti ad essa, con una semplice inclinazione del capo, o anche baciandola.

Quando il Venerdì Santo parliamo di baciare la croce in atteggiamento di adorazione, non ci riferiamo alla croce che vedono i nostri occhi, ma alla croce di Gesù, quella sulla quale venne inchiodato (Summa Theologica, III Parte, quaestio 25, articolo 4).

Quello che baciamo misticamente o vogliamo baciare è la croce che è entrata in contatto diretto con il Corpo di Cristo, e per questo ci avvaliamo, a mo’ di ponte, della croce che ci presenta il sacerdote il Venerdì Santo. Quella che adoriamo è quindi la croce di Cristo che forma un’unità con Lui essendo impregnata del suo Sangue prezioso. Non possiamo separare Cristo dalla sua croce nella redenzione.

Anche se è certo che la croce è stata uno strumento di tortura, è anche certo che unita al Corpo di Cristo acquisisce per noi una connotazione totalmente distinta. La croce acquista un nuovo significato per la presenza di Gesù su di essa.

La croce è parte inseparabile del mistero pasquale che include passione, morte e resurrezione.

Ricordiamo questa antifona molto antica: “Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”. È chiaro che la croce di Cristo è davvero santa – in essa Dio ha codificato la nostra salvezza. Quella croce è redenzione non di per sé, ma perché Gesù vi è stato inchiodato.

E se non possiamo separare la croce da Cristo e dall’opera rendetrice, non possiamo separare neanche il cristiano dalla croce. Gesù ci chiede di caricarci la croce, ed è per questo che non si concepisce un cristiano senza croce.

Chiedendoci di farci carico della croce, è ovvio che Gesù non ci sta chiedendo di prendere letteralmente su di noi una croce di legno, ma un’altra cosa: quello che è indispensabile per seguirlo, per essere suoi discepoli (Mt 16, 24). E San Paolo dice che il messaggio della croce è forza di Dio (1 Cor 1, 18). La forza di Dio si esprime o si concretizza con la croce stessa, e noi, attraverso la sua croce, adoriamo la forza di Dio, adoriamo il suo amore, adoriamo Lui.

Quello che vuole la Chiesa è che attraverso la croce che ci viene proposta il Venerdì Santo adoriamo Gesù sofferente sulla sua croce, Gesù nell’atto della sua immolazione; adoriamo Gesù nel luogo e nel momento più estremo del suo amore.

Per questo adorare la croce è anche un gesto di ringraziamento al Signore Gesù per il suo amore estremo, redentore e concreto, non solo a favore dell’umanità in termini collettivi, ma per ogni persona a livello individuale.

Bisognerebbe spiegare che l’adorazione della croce di Cristo è un’adorazione in ogni caso subordinata o relativa, non assoluta come quella che tributiamo a Dio Trinità.

Quando la liturgia dice che il Venerdì Santo si adora la croce, quello che si sta facendo è adorare Cristo, che vi è morto; non si tratta, quindi, di un atto di adorazione (latria) assoluta, ma relativa, perché grazie a quella croce irrorata del sangue divino adoriamo il nostro Salvatore.

Per estensione, il culto di adorazione relativa è rivolto alle reliquie dell’autentica croce e ad altre reliquie di Cristo come la Sindone di Torino. È un culto che obbliga ad avere cura, rispetto e devozione, includendo anche l’esposizione al culto dei fedeli, ma con sicurezza e protezione. L’immagine o reliquia non merita il culto di per sé, ma in quanto è direttamente collegata a Cristo e all’adorazione che Egli merita in modo assoluto.

Si intende che quando si adora la croce di Cristo non si sta dicendo che sia Dio, né che con essa o attraverso di essa stiamo togliendo a Dio parte dell’adorazione che giustamente Gli dobbiamo.

Il Venerdì Santo, quindi, nessuno adora l’oggetto che vediamo, tocchiamo e/o baciamo. Nessun cristiano idolatra alcun oggetto. Per sapere cos’è l’idolatria, guardiamo alcune definizioni. Questa parola deriva dall’unione di idolo e latria, dove l’idolo è quello che prende il posto di Dio, e latria significa culto di adorazione. Idolatria è quindi adorare (considerare come Dio o come una divinità) qualcosa o qualcuno diverso da Dio. L’idolatria consiste dunque nell’adorare qualcosa o qualcuno diverso da Dio (idolo), e un idolo è un’immagine di una divinità, adorata come se fosse la divinità stessa.

Da quanto detto concludiamo che noi cattolici adoriamo solo Dio, e che ai santi bisogna rendere un altro tipo di culto (iperdulia per la Vergine e dulia per i santi).

Il cristiano sa bene che l’idolatria è un peccato grave, perché significa negare il carattere unico di Dio per attribuirlo a persone o a cosa create. Qualche cristiano lo fa? Assolutamente no. L’idolatria è paragonare (dare lo stesso peso e/o la stessa importanza) la creatura con il Creatore, paragone inaccettabile da tutti i punti di vista.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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