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Fu la cattolica Isabella di Spagna la prima a “dare” un’anima agli indios

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 06/11/15

Poi intervennero i papi condannando la schiavitù. E la visione di Maria d'Agreda li avvicinò a Dio

La scoperta dell’America, i viaggi nelle cosiddette Indie Occidentali portano alla scoperta di un mondo nuovo dove la civiltà incrocia uomini che vivono allo stato primitivo, barbari e violenti. La domanda sorge spontanea: quella gente ha un’anima o sono dei “figli del Diavolo”?

Angela Pellicciari in “Una storia della Chiesa. Papi e santi, imperatori e re, gnosi e persecuzione” (edizione Cantagalli) evidenzia che studiosi e religiosi del 1500 si dividono sulla risposta.

“NON AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO”
Tra i contrari all’ “anima” indios, l’insigne scozzese professore di filosofia a Parigi John Mair. Evidentemente la rivelazione divina che, nella Genesi, definisce l’uomo – ogni uomo − fatto ad immagine e somiglianza di Dio, in alcuni ambiti universitari, in alcuni ambiti religiosi, era considerata irragionevole, esagerata.

LA RABBIA DI ISABELLA
È Isabella, la regina di Spagna, a sciogliere il problema d’autorità. Quando Cristoforo Colombo, felice, le porta dall’America un carico dei prodotti del continente con una bella rappresentanza di giovani indios fatti schiavi, Isabella si indigna, fa incarcerare l’ammiraglio pur carico di onori e di benemerenze e rimanda indietro la nave col suo carico umano lautamente ricompensato per le sofferenze subite.

L’EDITTO DELLA REGINA PER GLI INDIOS
Nel 1504, quando redige il testamento, Isabella conferma la sua volontà di proteggere gli indios, ordinando «di non ammettere né permettere che gli indigeni delle isole e della terraferma, conquistate o da conquistare, subiscano il minimo torto nelle loro persone come nei loro beni, ma di comandare invece che vengano trattati con giustizia e umanità, e di riparare i torti che possano avere subito». Isabella ha fede ed è la sua fede a farla schierare senza esitazione in difesa degli indios: nessuno deve essere reso schiavo come nessuno deve essere privato delle sue proprietà.

IL PASTORALE OFFICIUM
La Chiesa ufficiale, i papi, si muovono con ritardo. Bisognerà aspettare Paolo III e il suo breve Pastorale officium del 1537 per avere una condanna netta della schiavitù: «poiché [gli indios] sono uomini e per questo capaci di fede e salvezza. Essi non devono essere portati alla distruzione dalla schiavitù».

IL RACCONTO DEI RELIGIOSI
La realtà è spesso diversa da come si vorrebbe che fosse e sicuramente molti spagnoli approfittarono della situazione opprimendo duramente la popolazione indigena, ma la corona di Spagna è sempre stata pronta ad ascoltare i religiosi di ritorno dall’America in patria per denunciare gli abusi commessi contro gli indios e farà di tutto per limitare i danni. Così Ferdinando I, dopo aver nominato una commissione di teologi e giuristi, varò nel 1512 le leggi di Burgos e l’anno successivo quelle di Valladolid. Si tratta di misure che tutelavano il lavoro di bambini e donne e che garantivano il diritto alla retribuzione.

LA SIGNORA VESTITA DI BLU
Un ultimo episodio mostra la tenerezza di Dio per gli indios: all’inizio del Seicento alcuni religiosi provano ad evangelizzare le tribù stanziate a nord del Messico ma incontrano una reazione violenta; grande è quindi lo stupore quando, nel 1622, indiani di un gruppo particolarmente ostile si presentano a un convento per chiedere ai sacerdoti di amministrare loro i sacramenti. Spiegano che una «signora vestita di blu» li ha catechizzati e convinti della verità del Vangelo con tanti miracoli. La signora in blu è la mistica spagnola Maria di Gesù di Agreda (1602-1665) che mai, in realtà, mise piede fuori dal suo convento.

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