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Come la disperazione e la devozione possono cambiare la vostra vita di preghiera

(c) Tela Chhe

Maria Garbis Davis - pubblicato il 02/11/15

Iniziate una novena del Rosario di 54 giorni finendo a Natale

Non ho potuto fare a meno di emettere un gemito. Mi sono ritrovata nell’ennesima conversazione con una benintenzionata donna di Chiesa che mi stava raccontando tutti i frutti della sua attivissima vita di preghiera. Per fortuna, ho perfezionato abbastanza l’abitudine di gemere internamente per non mettermi in imbarazzo. “Dovresti recitare una novena del Rosario di 54 giorni per quell’intenzione”, mi ha detto. “La Madre di Dio non delude mai”.

Ho abbassato lo sguardo verso mio figlio di tre anni che si stava mettendo in bocca della terra e verso il più piccolo che cercava di baciare (o dovrei dire mordere) un’ignara vittima. Mio figlio di otto anni stava gridando, mentre mia figlia di sei oscillava il suo prezioso possesso della giornata fuori dalla sua portata.

“Sì, sì, devo provarci”, ho mormorato. “Grazie molte”. Ho riunito i miei bambini e li ho stipati in macchina.

Una novena di Rosario di 54 giorni”, ho pensato, accendendo il motore mentre una scarpa mi sfiorava la testa. “Cooooome no. La farò di sicuro”.

Era la quarta volta che nel mese scorso sentivo menzionare la novena del Rosario. Si recita il Rosario ogni giorno per 27 giorni in richiesta, e poi per 27 giorni in segno di ringraziamento. Spesso chiamata la Novena Miracolosa dei 54 Giorni, la devozione è stata iniziata quando la Madonna è apparsa a Fortuna Agrelli a Pompei nel 1884. Fortuna era la giovane figlia di un militare, era gravemente malata e si pensava che non sarebbe sopravvissuta. Nella disperazione totale, la sua famiglia ha iniziato a recitare il Rosario. La Beata Vergine è poi apparsa a Fortuna e le ha detto: “Chiunque desideri ottenere favori da me deve recitare tre novene delle preghiere del Rosario, e tre novene come ringraziamento”. Miracolosamente, Fortuna si è poi ripresa perfettamente.

La novena mi era familiare, avendone recitate un po’ al college, ma ora mi sembrava un compito irrealistico e insormontabile. “Andiamo”, pensavo, “lavoro a tempo pieno, gestisco una casa e in primo luogo devo far sì che i miei quattro figli sopravvivano ogni giorno. Non ce la farei mai”.

La verità è che sapevo di averne bisogno. Oltre al mio caos quotidiano, stavo affondando nelle preoccupazioni. All’inizio di quella settimana a mio marito era stato detto che la sua divisione al lavoro sarebbe stata eliminata. Una promozione promessa sul mio posto di lavoro non era andata in porto, e con mio grande orrore, pur facendo economia, ogni mese assistevo al lento aumento del debito della nostra carta di credito. Mia nonna era in una casa di cura, ed era così sola che chiamava continuamente mia sorella. Il mio fratello ribelle non mi richiamava da settimane, e mia figlia stava mostrando segni di ansia estrema. Sapevo che dovevo riprendere la mia vita di preghiera. Cosa più importante, sapevo che chiunque intorno a me aveva bisogno che riprendessi la mia vita di preghiera.

Come con ogni sfida passata della mia vita, sapevo che la pace e la risoluzione potevano venire solo dall’intervento divino, e così ho iniziato ad affrontare la novena del Rosario di 54 giorni. Io, che non avevo avuto una vita di preghiera fissa da quando era nato il mio primo figlio.

Visto che non era realistico trovare 20 minuti consecutivi al giorno, inserivo pezzi del Rosario in qualsiasi buco di tempo riuscivo a trovare. Recitavo una decina mentre stavo facendo il caffè e mettendo il pranzo nei sacchetti, un’altra mentre aspettavo che i colleghi si riunissero per una teleconferenza a lavoro, un’altra ancora mentre aspettavo in fila a scuola e un’altra mentre lavavo i piatti. Per i compiti che richiedevano due mani – che, diciamocelo, sono la maggior parte di quelli che deve affrontare una mamma –, mettevo il Rosario su YouTube, recitando ogni mistero con le Clarisse dei Poveri o con un sacerdote irlandese dalla voce dolce. Man mano che i giorni passavano, è diventato sempre più semplice. Non ero tanto io a trovare del tempo per il Rosario, quanto il Risario a trovare tempo per me. E lentamente, senza rendermene conto, mi sono trovata a finire il Rosario prima ogni giorno e a trovare altre preghiere per accompagnare i miei compiti “mondani”.

Col passare dei giorni, ho scoperto che i benefici di recitare il Rosario superavano di gran lunga il mio piccolo sacrificio a livello di tempo. La preghiera non solo mi forniva una via d’uscita dall’ansia provocata dalle mie intenzioni particolari, ma ha anche iniziato a fluire in altri aspetti della mia vita. Ha aumentato la mia pazienza con i miei figli. Mi ha resa più produttiva al lavoro e più caritatevole nei confronti del prossimo.

La verità è che prego ancora per le stesse intenzioni. Questa novena non ha eliminato nessuno dei problemi con i quali avevo iniziato – o almeno non ancora –, ma mi ha dato benedizioni che non avevo nemmeno richiesto, per cui penso che per ora tratterrò i miei gemiti e ammetterò che stavolta le donne di Chiesa avevano ragione: Maria non delude mai.

Maria Garabis Davisha una laurea in Giurisprudenza e un baccalaureato in Teologia. Già ministro giovanile e ora praticante avvocato, risiede a Columbus (Ohio, Stati Uniti) con il marito e i quattro figli.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
preghiera
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