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Annalisa Sereni, 7 figli, l’ultimo con sindrome di down…il più amato

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 27/10/15

La bellezza di un figlio che fa della sindrome di down la sua forza, la sua luce, il suo splendore. E mamma Annalisa Sereni lo racconta con orgoglio al mondo in “Semplicemente una mamma” (edizioni San Paolo)

Il bimbo è il settimo figlio, l’ultimo della “cucciolata” di Annalisa, ma è il dono più straordinario che ha ricevuto, «il vero padrone, di cose e persone, in casa nostra è Lui, il piccolo principe», racconta la mamma.

AMATO DAI FRATELLI E DALLE SORELLE

Lui, così lo chiama affettuosamente Annalisa, è diventato man mano il centro dell’attenzione di ogni fratello o sorella maggiore. «Io non ti cambierei nemmeno per la luna, nemmeno per un attimo ti cambierei… È mio fratello e se non sono in grado di accettarlo e apprezzarlo così com’è, pregi e difetti, non sono una buona sorella», dice Fe’, una delle figlie di Annalisa.

VIVACE E DI OTTIMA SALUTE

Lui ha la trisomia 21, conosciuta anche come sindrome di Down. Praticamente ha un cromosoma in più «di noi comuni mortali», lui 47, noi 46, e questo genera in lui caratteristiche particolari come gli occhi a mandorla, una linea continua nel palmo della mano e può dare un ritardo mentale da lieve a grave, per esempio. In alcuni bambini, poi, può provocare altri problemi, come malformazioni al cuore. «Ma il nostro Lui è in ottima salute, bello, vivace e amatissimo», sentenzia Annalisa.

LA LEZIONE DI ANNALISA

La donna racconta di aver partecipato ad una conferenza insieme al piccolo, nella quale è intervenuta a spiegare che con la sindrome si può vivere benissimo, che si è persone come le altre, che si è persone più amate delle altre, «che Lui, per me, è un figlio come gli altri, un figlio adorato. Insomma, i ragazzi che c’erano all’incontro hanno riportato ai loro compagni tutto questo, raccontando anche quanto ne fossero rimasti colpiti. Uno di loro ha detto: “Adesso, se mi capitasse un figlio trisomico, non credo che abortirei”. Una piccola battaglia vinta!».

UN AMORE TRAVOLGENTE

Lui è uguale ai suoi fratelli, pur con una caratteristica tutta sua, un cromosoma in più. «E Dio, donandocelo, ha sorriso: sapeva che Lui, alla fine, tanto diverso dai sei non è, per cui è andato sul sicuro. Il mio amore per Lui è travolgente come quello per gli altri. Anzi, il nostro amore per Lui è travolgente, perché la sua nascita ci ha uniti ancora di più».

LA GRAVIDANZA

Da dove nasce questa autentica passione per il piccolo Lui? Sicuramente da una gravidanza e da un parto che hanno offerto ad Annalisa una forza e delle emozioni incredibili. Quando Annalisa e suo marito hanno saputo che il loro settimo figlio era “diverso” dagli altri sei non hanno pensato minimamente all’aborto o ad incupirsi. «Ho chiesto preghiere in giro, alle persone più fidate, ho chinato la testa, mi sono affidata a Dio e ho aspettato la sua nascita», confida Annalisa.

IL PRIMO ABBRACCIO

Quando il piccolo Lui nasce e va per la prima volta tra le braccia della mamma, Annalisa rammenta: «Più lo guardavo, più me ne innamoravo. Lui. Bellissimo. Pacioccone. Scarso di capelli come tutti i suoi fratelli: ne ho partoriti sette e ancora non so farli! Così tenero e apparentemente fragile. Così mio. Lui. Il mio meraviglioso bambino con la trisomia 21».

“PERCHE’ NON HAI ABORTITO?”

Non sono mancati anche spiacevoli episodi dopo la nascita del piccola. «Una persona, a noi molto vicina, ci ha chiesto perché non avessimo abortito, mentre lo avevo in braccio. Lui, bello come il sole. Lui, così nostro. Noi genitori siamo rimasti senza parole. Lui no, invece, perché col suo pianto gli ha urlato contro per un quarto d’ora abbondante. Tutto il suo sdegno, secondo me. Spesso i commenti peggiori sulla sindrome vengono fatti da quelli che non credono. Non credono in niente. Non solo in Dio, ma neanche nell’Uomo».

IL SOSTEGNO ALL’ASILO

Per ora, osserva Annalisa nessuna patologia legata alla trisomia si è manifestata. «Abbiamo fatto fisioterapia, facciamo psicomotricità, all’asilo abbiamo il sostegno. Tutte cose non comprese nella normale routine di un bimbo senza sindrome, chiaramente». Eppure alcune di queste cose sono state dei veri e propri arricchimenti per lei. «Ho imparato a curare dettagli che prima forse trascuravo: la forma del passeggino, del seggiolone, l’ergonomia delle sedute».

“MI GODO OGNI PROGRESSO”

Annalise dice di aver imparato a godersi ogni singola novità, ogni singolo lieve piccolo progresso: il gattonamento, i primi passi, le prime parole mi hanno regalato emozioni profondissime e meravigliose. «È come se Lui mi avesse donato il tempo di apprezzare le cose con più profondità. Capisco più cose. Sono più grata. Sono più ricca».

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Tags:
sindrome di downtestimonianze di vita e di fede
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