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Le rovine di una chiesa del XVI secolo riemergono dalle acque in Messico

RENE DE JESUS / NOTIMEX
TXG20824016. EL TEMPLO DOMINICO DE QUECHULA, SEPULTADO POR LAS AGUAS DEL RIO GRIJALVA Y LA CONSTRUCCION DE SUS PRESAS, SE ENCUENTRA VISIBLE DEBIDO A LA BAJA DE LOS NIVELES EN LA PRESA NETZAHUALCOYOTL, EN LA COMUNIDAD DE TECPATAN, CHIAPAS.
NOTIMEX/FOTO/RENE DE JESUS/RJA/LIF/
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Come un grande galeone tornato in superficie, i resti del tempio di Quechula sono emersi dalle acque del fiume Grijalva

Come dimostrazione della vigenza della fede di fronte allo scorrere della storia, un tempio del XVI secolo, una gioia coloniale costruita nel secolo della conquista del Messico, è emerso all’improvviso dalle acque del fiume Grijalva, nel suo ramo di alimentazione della diga Netzahualcóyotl, nella cittadina di Quechula, nel Chiapas, Stato del Messico meridionale.

Come un grande galeone tornato in superficie, i resti del Templo de Señor Santiago, noto anche come Tempio di Quechula, è emerso dalla secca che colpisce questa zona del Messico, con l’abbassamento del livello del fiume Grijalva (che porta il nome di uno dei primi esploratori spagnoli delle terre messicane, agli albori del XVI secolo).

Secondo la spiegazione degli archeologi, il tempio venne abbandonato in seguito alla grande peste che flagellò la regione tra il 1773 e il 1776. Nel 1996 i resti del tempio vennero ricoperti dalle acque della diga Netzahualcóyotl, in una di quelle decisioni politiche che i governanti messicani sono inclini a realizzare, soprattutto per lo scarso apprezzamento di molti di loro nei confronti del passato coloniale.

La siccità di quest’anno ha fatto sì che il livello delle acque del fiume Grijalva, che alimenta la diga Nezahualcóyotl, sia diminuito di circa 25 metri, il che ha permesso al tempio di essere visibile. È la seconda volta che accade. Nel 2002 l’acqua scese a tal punto che si poteva anche camminare all’interno della costruzione.

La chiesa, situata nella località di Quechula e dedicata all’apostolo San Giacomo, è opera del gruppo di frati domenicani guidati dall’“apostolo degli indios”, fra’ Bartolomé de las Casas, giunti nella regione abitata dal popolo zoque a metà del XVI secolo.

È lungo 61 metri e largo 14, e le sue mura sono alte 10 metri. Il campanile della facciata è alto 16 metri, e aveva una certa importanza perché era situato sul cammino reale del Chiapas, progettato dai conquistadores spagnoli e usato fino al XX secolo.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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