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Il miracolo è solo l’inizio. Valter e Adele Schilirò raccontano il “dopo”

© Antoine Mekary / ALETEIA

Marinella Bandini - Aleteia - pubblicato il 18/10/15

Pietro, guarito per intercessione dei coniugi Martin. I suoi genitori hanno scoperto l'orgoglio di essere sposi cristiani. E che il Signore si occupa di noi ogni giorno

Un miracolo, quando accade, “è per tutti”. La guarigione di Pietro Schilirò, per intercessione dei coniugi Zelia e Luigi Martin, non ha solo ridato la vita a quel piccolo bimbo di un mese, destinato a vivere ancora poche ore o pochi giorni, ma ha ridonato ai genitori il gusto di essere sposi e “sposi cristiani”, e ha creato intorno a loro amicizie con altre famiglie in situazioni difficili. A raccontare il “dopo” sono Valter e Adele, i genitori di Pietro. Il “primo miracolo” della guarigione è stato solo l’inizio dell’avventura: “Il Signore i miracoli li fa sempre, tutti i giorni, poi ogni tanto ne fa uno un po’ più grande, per farci accorgere che si occupa sempre di noi”. Era l’estate del 2002: “Ci rendevamo conto che quel che era accaduto non era per un merito: non siamo genitori più bravi di altri che hanno domandato la stessa cosa, non sappiamo perché il Signore abbia scelto di guarire Pietro. Allora, se non è per merito vuol dire che questo fatto appartiene a tutti”. Per esempio, “ha portato noi, come coppia, ma anche altri intorno a noi, a riscoprire la nostra vocazione matrimoniale. Abbiamo riscoperto l’orgoglio di essere sposi cristiani”.

Dopo la guarigione di Pietro, Valter e Adele, insieme a tutta la famiglia – Pietro, oggi 13 anni, è l’ultimo di cinque figli – hanno cominciato a “frequentare” più assiduamente i coniugi Martin, attraverso i loro scritti e con qualche gita a Lisieux. Ormai Luigi e Zelia “sono di famiglia, un punto di riferimento per tutti”. Quanto accaduto a Pietro “è diventato la certezza che il Signore si occupa della nostra vita, anche nella quotidianità, per cui vale la pena mettere nelle Sue mani le nostre fatiche e i nostri dolori”. I Martin “erano una coppia semplice, che viveva le cose di tutti: la famiglia, il lavoro, l’educazione dei figli, le opere sociali, quindi ci siamo sentiti molto vicini. Si prendevano cura l’uno dell’altro, si prendevano cura della loro santità, e questo faceva sì che il loro rapporto diventasse più bello nel tempo. Vivevano tutto a partire dall’esperienza di vita con Gesù, che era il primo a essere servito nella loro famiglia”. Così “anche noi abbiamo cominciato a guardare di più ciò che il Signore faceva accadere nella nostra vita”.

Questo “ha aiutato il rapporto tra noi, a volerci più bene, a stimarci di più, a non lasciare tramontare il giorno con l’arrabbiatura – anche a denti stretti ma un ‘Angelo di Dio’ insieme bisogna dirlo prima di dormire. È un cammino, in cui il matrimonio diventa più bello, una occasione grande per vivere l’anticipo della bellezza sconfinata dell’Eternità”. Una novità contagiosa, da cui è fiorita in modo inaspettato l’amicizia con altre coppie, che spesso vivevano con fatica la loro vocazione matrimoniale, sia persone che già li conoscevano e hanno approfondito l’amicizia con loro in seguito a questi fatti, sia persone che avevano saputo del miracolo e che, trovandosi in situazione di bisogno – sia malattie di figli, sia per difficoltà di relazione tra coniugi – si sono avvicinati alla famiglia Schilirò. “Con alcuni è nata una amicizia che negli anni è diventata un modo accompagnarsi nelle vicende della vita”.

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E con Pietro? A lui hanno raccontato quanto era successo pian piano, mentre cresceva, e soprattutto in occasione della beatificazione dei coniugi Martin, nel 2008, occasione in cui tutta la famiglia si è recata a Lisieux. Pietro allora aveva sei anni. Una volta tornati a casa – racconta Adele – “non ero convinta che avesse capito, allora gli ho chiesto: Pietro hai capito cosa c’entri tu con i coniugi Martin, cosa è successo? E lui ha risposto: ‘quando sono nato ero malato e voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”. In famiglia Pietro è il più coccolato essendo il piccolo di casa. “Ma non abbiamo mai fatto di lui il prescelto” dicono i genitori. A due anni e mezzo circa si è manifestata la sordità: “È stato come un altro segno evidente della sua normalità. La sua umanità è stata ridonata uguale alla mia, alla tua, a quella di chiunque”. E quello che sembrava una contraddizione “è stato un ‘aiuto’ a rimettere le cose al loro posto”. Pietro rimane il segno di questa presenza del Signore nella storia e in quanto segno “rimanda a un Altro, che è il Signore”.

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canonizzazioneguarigionemiracoli
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